|
|
Il mestiere di poeta |
Conversazioni con Ungaretti, Quasimodo, Montale, Jahier, Sbarbaro, Palazzeschi, Valeri, Govoni, Betocchi, Sinisgalli, Gatto, Caproni, Luzi, Sereni, Fortini, Pasolini, Giudici, Zanzotto, Sanguineti, Pignotti, Bellezza.
In queste "conversazioni critiche" con ventun poeti italiani tra i più rappresentativi del secondo Novecento, un intervistatore d'eccezione, Ferdinando Camon, riesce a farci capire «gli intricati segni che brillano nel tessuto della poesia» (Zanzotto) dei suoi prestigiosi interlocutori. Interrogandoli su problemi di critica e di poesia - poesia e storia, poesia e conoscenza, poesia e vita - sul loro "mestiere" di poeti, intelligentemente assecondandoli nelle loro polemiche artistiche, Camon è riuscito quasi impercettibilmente a spostare il discorso anche sul loro "privato", cioè sul retroterra psicologico dell'espressione artistica: esperienze di vita, traumi, speranze. Ne esce una serie di smaglianti «autoritratti», in cui accanto ad aspetti noti e conclamati ne affiorano altri, apparentemente secondari, che finiscono con l'imporsi con pari intensità. Sbarbaro e Caproni, Pasolini e Zanzotto dicono di sé, quasi inavvertitamente, cose che ce li fanno amare e conoscere meglio. Le voci dei poeti si intrecciano, divergono e di nuovo confluiscono in una sorta di preziosa, corale testimonianza su anni della nostra vita passata e presente, percepita in modo alto e sofferto, fin nei suoi minimi scatti, dalla dolente sensibilità di poeti che hanno saputo dar voce e canto anche a quanto c'è di inespresso in ciascuno di noi.
