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Conversazione con Primo Levi Edizione Nord-Est (esaurito) Edizione Garzanti (esaurito) Edizione Guanda |
Questa è una conversazione critica con Primo Levi, realizzata in più incontri, e conclusa pochi mesi prima della sua morte.
Lo scopo era quello di portare Levi a costruire un autoritratto, piano e accessibile a tutti, che tuttavia non evitasse di scavare alla radice dei grandi problemi che hanno segnato la sua vita e la sua epoca.
A interrogare Levi è Ferdinando Camon, scrittore di matrice cattolica: per il quale gli incontri con il grande scrittore ebreo sono anche una rivisitazione delle "colpe" della storia cristiana. E sul concetto di colpa - la «colpa» della Germania, la «colpa» di essere nato, la «colpa» di essere ebreo, le «colpe» di Israele - la conversazione ritorna, inevitabilmente, a più riprese.
Levi spiega la «follia della Germania» come la proiezione sulla massa della volontà del capo, e parla di un frequente ritorno del «demoniaco» nella storia tedesca. Camon sente questa esposizione come una interpretazione in chiave «eroica», e non è d'accordo. Ma questo e gli altri disaccordi (la responsabilità collettiva del popolo tedesco, lager nazista e lager comunista, il ruolo di Solgenitsin, gli ebrei prima e dopo Israele...) agiscono come dei rilanci del dialogo: occasioni per un confronto più ravvicinato.
