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La donna dei fili Garzanti Collana Narratori Moderni: Collana Gli Elefanti: |
Nel romanzo di Camon La malattia chiamata uomo (il protagonista (l'uomo, il maschio dei nostri anni) «va in analisi come in guerra»: papi e re, madri e madre-Chiesa, eserciti e partiti, sono le figure potenti nelle quali s'imbatte nei suoi quotidiani incontri-scontri. La donna dei fili è un viaggio dentro "l'altro", la donna, fin là dove neanche lei si conosce, fino a frugare nel deposito dei suoi sogni e delle sue fantasie. I1 viaggio si compie come una discesa in verticale, a scatti, per progressivi colpi di sonda: ognuno dei quali, toccando un qualche nucleo simbolico e facendone scaturire le rivelazioni, finisce per esporre una storia e costituire un capitolo. Ogni rapporto (d'amore, di sesso, di lavoro; con la madre, il marito, la figlia, gli amici) è un groviglio di fili (che si attorcigliano attorno al cuore). Seguendo questi fili, il romanzo ricostruisce la storia esemplare e la vita quotidiana di una donna del nostro tempo.
«Ci sono romanzi che mettono in evidenza, più degli
altri, l'inadeguatezza della critica militante. Il romanzo recente
di Ferdinando Camon è uno di questi. (...) Sicché
è come assistere a un film: non puoi raccontarlo mentre
viene proiettato, e se lo racconti dopo perde gran parte del
suo fascino, del suo significato».
Giuseppe Bonura
«Avvenire»
«Scriveva, nel 1981, Ferdinando Camon ne La malattia
chiamata uomo: "L'educazione sessuale del maschio consiste
nell'abbandonare il ragazzo, fra silenzi, condanne e deformazioni,
a inventare da solo, negli anni, la stortura e la deformazione
che gli va meglio, con la quale può sopravvivere. Essere
donna è difficile, per farcela tutte si lamentano. Essere
maschio è impossibile. Nessuno ce la fa". (...) ("La
donna dei fili" è) la storia di una donna che "ce la
fa»"».
Gabriella Contini
«La Nuova Sardegna»
«L'umanità, la simpatia e l'umorismo sono venuti
crescendo, e fanno di Camon uno scrittore decisamente amabile,
e questa è forse una delle ragioni per cui è diventato
uno degli autori italiani più tradotti all'estero. Con
La malattia chiamata uomo, Storia di Sirio, La donna dei
fili (Garzanti), Camon non appartiene agli «ultimi
re dei racconti», melanconici e crepuscolari, che se ne
stanno andando in un esilio senza ritorno nel Poema a fumetti
di Buzzati. Non appartiene alla generazione decadente e non
ha alcuna vocazione per l'esilio. Egli vuole rimanere in patria,
con occhi bene aperti, per osservare con acuta, ariosa intelligenza
quello che avviene all'uomo dei suoi tempi, in una realtà
che muta con rapidità frenetica sotto gli occhi».
Carlo Sgorlon
«La Nazione»
«Il Piccolo»
