|
|
La malattia chiamata uomo Garzanti Collana Narratori Moderni: Collana Gli Elefanti: |
E' la storia, forse per la prima volta raccontata dall'interno, di un'analisi: il rapporto tra psicanalista e paziente, le tappe della lunga "via crucis" dell'analisi con i suoi rituali (i lunghi silenzi, i concitati sfoghi, le dolorose rivelazioni, i trucchi punitivi e autopunitivi), i sogni e gli incubi ricorrenti, le malattie psicosomatiche, i traumi privati e sessuali. Ma i mali che punteggiano la vita del protagonista sono conseguenti a una crisi generale, alla dissoluzione della famiglia, alla scomparsa delle chiese-madri e dei partiti-padri, e alla sconfitta del maschio: il testo è anche un "lamento del maschio" dopo l'avvento del femminismo, e una specie di "ecce homo" dopo la caduta delle ideologie. Con questa "confessione totale" l'autore fornisce un'opera di stimolante suggestione e di forte originalità nel panorama della letteratura contemporanea.
«Di fatto, man mano che l'analisi avanza,
s'allargano i cerchi dell'indagine che abbraccia sempre più
fattori da esplicitare, aspetti da chiarire, dal biologico (il
grembo della madre carnale) al morale (il grembo della madre
Chiesa), dal contestuale (società contadina/società
urbana) all'ideologico (padre-Partito), dal sessuale (maschio-marito),
all'affettivo (moglie-figli) al culturale e così via,
mentre il corpo s'investe dall'odissea dell'io e il naso comincia
a schizzare sangue, la vescica a pisciare sangue, le membra
s'irrigidiscono. Il tutto raccontato attraverso un incalzare
di situazioni che si tramutano l'una nell'altra, in uno stile
ostinato, dagli effetti irresistibili (...)».
Luce D'Eramo
"Il Manifesto"
«"La malattia chiamata uomo" è il
racconto, spassoso e tragico insieme, dei mali che hanno aggredito
a tradimento l'autore: diluviali emorragie di naso, colpi di
strega che inchiodano lo scrittore sopra gabinetti forestieri;
coliche renali che trapanano le vie urinarie; extra sistole
impressionanti, che scoccano come fulmini, suscitando l'impressione
angosciosa che il cuore stia per fermarsi. Una sorta di masochismo
allegro e dolente spinge l'autore a raccontare le miserie del
corpo e dei suoi organi ribelli; le sue tragicomiche odissee
negli ospedali e negli studi dei medici. Camon sembra essere
entrato in quel gusto autolesionistico di sciorinare in pubblico
le proprie disavventure che è talvolta tipico d'alcuni
scrittori ebrei, per esempio Philip Roth o Saul Bellow (...)».
Carlo Sgorlon
"Il Giornale nuovo"
