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Ferdinando Camon


Un altare per la madre

Un altare per la madre

Un altare per la madre

Garzanti

Collana Narratori Moderni:
Prima edizione marzo 1978; Seconda edizione aprile 1978; Terza edizione maggio 1978; Quarta edizione luglio 1978; Quinta edizione luglio 1978; Sesta edizione novembre 1978; Settima edizione gennaio 1979.

Collana Gli Elefanti:
Prima edizione 1984; Seconda edizione 1985; Terza edizione 1986.

Collana Letture per la Scuola Media:
Prima edizione 1978; Seconda edizione 1979; Terza edizione 1982.

Collana I Premi Strega:
(Prefazione di Luigi Baldacci) 1979.

Edizione Club degli Editori: 1978, 1995, 1996.

Edizione Euroclub (l'intero ciclo degli ultimi): 1979.

Edizione Tea (tascabile) 1997, con post-fazione di Giancarlo Ferretti

Collezione Premio Strega / I 100 capolavori
Prefazione di Giuseppe Leonelli
Edizioni UTET / Fondazione Maria e Goffredo Bellonci
Gennaio 2007

Collana Novecento, Garzanti, 2013


Il romanzo è la conclusione ideale di quello che Camon ha intitolato «il ciclo degli ultimi», in cui un mondo contadino immobile da sempre rivive nella sua miseria e grandezza. Da questa matrice terrestre l'autore approda ora, per trasfigurazione di amore, mediazione di memoria e per virtù di poesia, a un sentimento dell'immortalità che trova il suo simbolo e segno nell'altare di rame costruito per la madre. E' il padre che lo erige, ma è il figlio che ne registra la nascita, costruendo a sua volta un «altare di parole», il libro appunto, che consentirà alla madre di «smettere di morire». Dolcissima testimonianza d'amore, è questo un romanzo che potrà essere letto e sentito a diversi livelli, ma che soprattutto coinvolge con un'intensa religiosità di timbro tolstoiano. Una scrittura compatta e tesissima, epica ed elegiaca, dà al libro la severa unità delle opere che restano.

 

«Penso ad Aurora di Murnau, dove il mondo contadino americano è visto da un tedesco, da un confinante di Camon, con effetti straordinari di mistero (...). Così, severo ma con un giusto di dolcezza, il volto della "madre" di Camon è degno di quello delle madri di Cima da Conegliano, pittore non veneziano, veneto di terraferma».
Attilio Bertolucci
"La Repubblica"

«Attenzione: capolavoro».
Angelo Rinaldi
"L'Express"

«L'opera di un Levi-Strauss che ha prestato la sua penna a Faulkner».
Hector Bianciotti
"Le Nouvel Observateur"

«Un'opera d'arte sublime».
Raymond Carver

«Camon raggiunge i suoi risultati ora con le sue grandiose violenze sul reale (e si pensa a Rabelais, al Ruzzante, all'Aretino), con la sua sintassi avvolgente, barocca e infinita, ora con osservazioni piccole e puntuali, mimate sull'elementarità strutturale del linguaggio contadino. Che Camon abbia, come nessun altro, il dono della scrittura, è però cosa risaputa. Vogliamo indicare piuttosto una novità autentica di questo racconto: vale a dire il recupero dell'etica cristiana che è stata alla base di quella civiltà e di quella cultura».
Luigi Baldacci
"Il Gazzettino"

«Qui non sono più, come in Foscolo, i "forti" o i "prenci" a farla da protagonisti, lo è un'umile donna espressa dal mondo contadino, un'"ultima" appunto, qualcuna che non viene dalle pagine dei classici, viene dritta dai Vangeli; e questo ci aiuta a capire come mai, pur nascendo da diversi cieli e pur tra tante differenze, la protagonista del libro di Camon ci appaia, ad esempio, sorella della Diodata del Mastro don Gesualdo; ma soprattutto ci guida, per sentieri tolstoiani, sulle tracce d'un'altra indimenticabile creatura anch'essa di matrici contadine e cristiane, quella Matrjona di cui Solzenitsyn scrive, a conclusione del suo racconto: "Le eravamo vissuti tutti accanto e non avevamo compreso che lei era il Giusto senza il quale, come dice il proverbio, non esiste il villaggio. Né la città. Né tutta la terra nostra". È un racconto non solo bello e forse perfetto questo di Camon, ma dei più altamente religiosi che io abbia letti negli ultimi tempi».
Mario Pomilio
"Il Mattino"
"Nostro Tempo"

«Libro sorprendente e straordinario. Un libro sacro».
Guido Sommavilla
"Letture"

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