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Storia di Sirio Garzanti Collana Narratori Moderni: 1984 Collana Letture per la Scuola Media: 1984 Esaurito |
Questo è un romanzo scritto per i giovani: ha per protagonista un giovane, ed è tutto incentrato sui problemi dei giovani. Racconta la vita di un ragazzo, Sirio, che passa attraverso una serie di esperienze "totali": la carriera borghese, la fuga da casa, la vita allo sbando, il rifiuto del lavoro, l'assalto alla città, la riscoperta dei sentimenti - attraverso quell'esperienza autenticamente rivoluzionaria dell'età adolescenziale che è il primo amore -, il ripiegamento nell'autocoscienza. L'unica esperienza "totale" che Sirio non vive in proprio, ma che contempla nel suo amico più stretto, è l'esperienza della droga: perché è quella che non ammette ritorno, e si traduce in un'autodistruzione.
Racconto di lotte, di fedi e di ideologie, "Storia di Sirio" è la storia di una ribellione-modello, che approda all'esigenza di una nuova cultura della liberazione (quindi di una nuova famiglia e di una nuova scuola), perché "il più grande contributo che possiamo dare alla liberazione degli altri è la liberazione di noi stessi".
Padri e figli non sono mai andati d'accordo, e il pomo della
discordia pare sia sempre stato quel «pretendere»
di insegnare la vita, ignorando e volendo ignorare che si può
insegnare soltanto la propria vita e non la vita.
E se i figli non accettano gli insegnamenti che inevitabilmente
si rifanno alla vita dei padri? Se non li accettano devono ribellarsi
ai padri; se li accettano, devono ugualmente ribellarsi, perché
proprio questa ribellione è la sostanza dell'insegnamento.
(...) "Rivoluzione". Questo termine ha in parte ripreso il suo
significato originario: con l'amore o con quell'altra forma
di amore che è la violenza, i figli, come corpi celesti,
hanno compiuto più e più giri completi intorno
ai padri. Mai forse come oggi padri e figli sono andati tanto
d'accordo. È un accordo sottile annidato nella discordia
che si manifesta in quel rimprovero. (...) Camon vuole dirci
che, fallito il fine salvifico delle chiese madri, dei «tronchi»
ortodossi, in un'epoca come la nostra (che forse è davvero
un'epoca di ripresa religiosa) appare necessaria una ricerca
che accomuni tra loro gli eretici. Non è una proposta
«in positivo», né una via d'uscita, né
d'altra parte una nuova via alla rivoluzione: è un invito
all'analisi.
Ottavio Cecchi
«Rinascita»
È un libro che andrebbe diffuso nelle scuole: mi pare
che nessun altro sappia, con altrettanta lucidità, chiarezza
e forza di convinzione, esporre i problemi del capitalismo,
della contestazione giovanile, del terrorismo, di una sana maturazione
individuale e sociale, come questa che non per niente viene
chiamata «parabola».
Gino Geròla
«L'Alto Adige»
Venti o più anni fa si diffuse in Italia una fiorente
letteratura saggistica e narrativa sul tema industriale, che
da Vittorini a Volponi, Ottieri, Parise fino a Balestrini e
altri ancora affrontò l'argomento da diverse prospettive
ideologiche e stilistiche dando un quadro probabilmente non
privo di interesse non solo per i critici letterari ma per gli
storici futuri (se si pensa alla ben nota equazione di letteratura
e storiografia tornata di attualità nelle discussioni
dei giorni nostri).
Poi il tema è alquanto passato di moda, ma ora ci torna
Ferdinando Camon con il suo ultimo romanzo, Storia di Sirio,
sia pure, come è logico, in termini profondamente rinnovati.
È successo infatti che se la società industriale
è rimasta l'orizzonte vitale in cui tutti ci troviamo
ingabbiati, all'interno di questo destino, nuove spinte, sollecitazioni,
azzardi, riflussi, disordini, progetti di ogni genere sono intervenuti
ad articolare in modo sempre più complesso e drammatico
il paesaggio, sino a renderlo quasi irriconoscibile rispetto
a quello ancora così pacifico da sembrare idillico che
Vittorini prese in considerazione sul «Menabò».
Camon ha tenuto presente tutto questo intricato groviglio delle
scelte individuali e dei programmi politici che si sono avventurosamente
accavallati nell'ultimo scorcio della nostra storia, sicché
il suo panorama, partito da un quadro che sembra ricordare certi
libri degli anni '60 (ad esempio Tempi stretti o Il
padrone) se ne distacca poi per inseguire le fondamentali
e complicate componenti intervenute nei comportamenti soprattutto
dei giovani. E ancor più se ne distacca per l'esplicità
scelta dalla «parabola» come strumento più
adeguato per tentare di dire nella maniera più accettabile
una così ingarbugliata condizione umana; nel fatto, poi,
la parabola assume le movenze ora della fiaba, ora del referto
o del racconto o del manifesto, ma infine assolve al suo compito
non realisticamente descrittivo ma allusivo e simbolico e tuttavia
niente affatto distaccato dal reale.
Giuliano Manacorda
«Il Tempo»
«Messaggero Veneto»
