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Occidente Garzanti Collana Narratori Moderni: 1975 (esaurito) Collana I Garzanti: 1977 (esaurito) Collana: Gli Elefanti, marzo 2003
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Per la prima volta, in questo romanzo-inchiesta, viene conferito spessore psicologico e ideologico ai personaggi che, in nome dell'Occidente, teorizzano la morte, depongono bombe, rivendicano il diritto delle élite alla strage.
Procura della Repubblica di Bologna, Studio dei documenti
teorici elaborati dalla destra eversiva, compiuto dal P. M.
inquirente per la strage alla stazione di Bologna, pagg.
134-136:
«Fu sequestrato a [segue nome] manoscritto con
la stessa grafia (potrebbe trattarsi della grafia di [segue
nome]); afferma:
"... bisogna arrivare al punto che non solo gli aerei, ma le
navi e i treni e le strade siano insicure: bisogna ripristinare
il terrore e la paralisi della circolazione... diamo un segno
inequivocabile della nostra presenza: ci riconosceranno. Ci
seguiranno perché ciò che vogliamo è ciò
che essi vogliono: la distruzione del mondo borghese. [Sono
pagine di "Occidente", fino a:] Occorre una esplosione da
cui non escano che fantasmi... occorre che il nostro gesto sia
così chiaro da far nascere in tutta la popolazione inerme
e inginocchiata due sole risposte e nessun dubbio: "Sono loro"
e "Finalmente!"».
Chi ha manoscritto questi documenti è certamente consapevole dell'attentato del 2 agosto, poiché autore di un messaggio diretto a spiegare la scelta stragista alla base del movimento nazionalrivoluzionario che non era stata coinvolta nella preparazione dell'attentato. (...) L'utilizzazione di un brano tratto dal libro "Occidente" di Ferdinando Camon - quale è quello appena riportato - dimostra che esso doveva comunque assumere un ruolo funzionale al progetto rivoluzionario, in quanto destinato comunque alla pubblicazione. L'intestazione "Linea Politica" non fa parte del testo letterario, ma è stata aggiunta da chi ha redatto il manoscritto, dimostrando in tal modo di aver recepito il contenuto del testo e di averlo elevato a linea politica del movimento. Il testo del manoscritto è estrapolato da brani di un dialogo ed ha subìto alcuni adattamenti e modifiche, il che sta a confermare che non si tratta di una ricopiatura di un brano letterario, bensì della utilizzazione del brano letterario come base per la redazione di una linea politica allinterno di una organizzazione con intenti eversivi (vedi missiva P.M. del 16-2-1982 con la indicazione delle differenze testuali)».
Pagg. 362 segg.:
«La presenza delle varianti (accuratamente passate in rassegna)
è segnalata da Pubblico Ministero, in RI, C4, pp. 15-16».
I passi di "Occidente" copiati con variazioni dalla cellula terroristica nera occupano 11 pagine, sono scritti a mano interamente in maiuscolo.
Per la strage di Piazza Fontana Milano fu condannato all'ergastolo Franco Freda; in appello fu assolto, e credendo di riconoscersi come protagonista del libro "Occidente" di Ferdinando Camon, e del film che la Rai ne ricavò, chiese un incontro con l'autore, con l'accordo che sarebbe stato pubblicato; il dialogo è nel volume "I miei personaggi mi scrivono", e ne fan parte i seguenti brani:
Freda. - In verità, pochi sono i responsabili.
Anche se molti possono essere gli intelligenti. Il borghese,
per esempio, è molto intelligente.
Camon - Ma no, è furbo. Non ha un'intelligenza
allo stato puro, ha un'intelligenza applicata: vede solo il
proprio interesse. Non credo comunque che in campo morale si
possa procedere per categorie: tu sei borghese, quindi colpevole;
oppure: tu sei militare, quindi giusto. Ognuno deve rispondere
di ciò che ha fatto personalmente.
Freda. - Non crede al destino, e che un uomo lo veda e lo
riconosca?
Camon - Credo alla responsabilità.
Freda. - Chi risponde, e davanti a chi? Ognuno risponde
solo a se stesso, nel suo «foro interno».
Camon - Nascerebbero tante morali quanti gli uomini. Ci
sono dei principi morali che riteniamo ormai più veri
di altri, e più giusti.
Freda. - Dar da mangiare a uno che ha fame?
Camon - Per esempio.
Freda. - Aiutare uno che soffre?
Camon - Per esempio. Tra l'insegnamento che dice: «Non
uccidere» e l'insegnamento che dice: «La spada è
la chiave del regno dei cieli», io credo che il primo sia
vero e il secondo sia falso.
Freda. - E io, naturalmente (come lei suppone), preferisco
(non dico: credo, dico: preferisco) che il secondo
sia vero e il primo sia falso - per me. Evidentemente è
più affine a lei la fede senza armi, mentre è
più affine a me la guerra santa.
Camon. - Lei è per la guerra santa?
Freda. - [Con slancio] Ah sì. Considero con
molta attenzione la ierocrazia di Khomeini; considero con molta
attenzione la guerra santa islamica in Afghanistan (che non
ha niente della lotta armata nazionale)...
Camon - Quindi, le guerre sante del Cristianesimo?
Freda. - [A bassa voce]. Certo.
Camon - Quindi le crociate?
Freda. - Quindi le Crociate. Tenga conto che vi fu dall'altra
parte un'equivalenza cavalleresca alle crociate: anche i seguaci
di Maometto combattevano i Crociati con lo stesso spirito. Di
fronte all'ordine dei Templari, loro avevano l'ordine degli
«Assassini», degli Ismaeliti. Federico II è
stato l'imperatore del Sacro Romano Impero che più ha
colto questa convergenza, questa ordinatio ad unum dei
due aspetti della guerra.
Camon - Le guerre sante sono, obiettivamente, un momento
in cui il Cristianesimo è stato non-cristiano: una colpa
del Cristianesimo; un momento in cui il Cristianesimo ha - e
non importa se era necessario, da un punto di vista storico
- tradito se stesso.
Freda. - Diciamo che è il significato delle
Crociate l'aspetto metastorico del Cristianesimo che io ritengo
meno lontano dalle «mie» posizioni. Lei è convinto
che il Crociato ci provasse gusto ad uccidere? Noo!
(...)
Freda. - Più che non accettarla, non sono mai riuscito
a capirla. Secondo lei, l'angoscia, per me, è potenza?
Camon - Non dico questo, ma dico che la potenza, l'esercizio
della potenza è angosciante: è un dovere che viene
dall'alto, quindi il potente che si comporta come tale lo fa
con sofferenza, con angoscia, come un dovere tragico.
Freda. - Ah sì, qui mi sento «capito».
Io credo che un capo deve pregare il suo Dio prima di prendere
determinate decisioni. Sì. E poi, voglio regalarle una
citazione, prima di chiudere questa nostra conversazione: «È
innocente non chi è incapace di peccare, ma chi pecca
senza rimorsi». Non conosco l'autore, forse il gobbo marchigiano...
È la mia risposta, alle sue domande.
Camon - Cioè, in sostanza: è innocente colui
che si autoproclama innocente?
Freda. - C'è questo rischio, sì! Ma se uno
s'interroga nel proprio foro interiore, non può inventarsi
la propria innocenza! Questo rischio può valere per il
99% dei casi: non ha importanza. Perché non cerchiamo
di liberarci da quest'angoscia psicologistica che il Cristianesimo
ci ha inoculato?
F. Camon
"I miei personaggi mi scrivono", collana-rivista "Nord-Est"
n. 1, distribuzione Garzanti
L'intuizione fondamentale della natura del protagonista, quella
idea della necessità per lui di «esportare la morte»,
ci sembra intuizione elettrica, carica di implicazioni. Ed espressa
in un linguaggio e in una architettura narrativa in sé
compiuti e risolti.
Roberto Cantini
«Epoca»
(...) Ma è naturalmente in Franco (diciamo un Freda),
nella indagine narrativa della sua malattia del padre e della
morte (il bisogno di esportare la morte per guadagnarsi la vita),
e dalla malattia all'ideologia, e dalla ideologia alla strage,
il nodo centrale del romanzo. Di Franco conosciamo subito la
sofferenza fisica, la nevrosi che ingrippa i muscoli del ventre
e attorno al cuore (ma questa visceralità è sintomo
anche nei personaggi opposti, e dunque è un segno di
Camon...), la lucidità nella follia, il passaggio costante,
per mezzo di pasticca, dal mondo delle voci, del reale e del
dolore, a quello del silenzio (come il buco sonoro che si apre
mettendo un disco muto, cioè mancante, tra quelli di
un juke-box) e ancora il sospetto di una omosessualità
con l'amico-servo Batta, sorta di cane sempre al guinzaglio
e insomma la sua natura tutta «gridata», tutta all'estremo
di ogni cosa, fino in fondo.
Camon cerca dunque nella pazzia di Franco il seme del fascismo,
come Dostoevskij aveva cercato in quella di Stavrogin il seme
del nichilismo (non è questo il solo paragone possibile
tra Occidente e i Demoni) ma tra quella follia
e questa è accaduta la psicanalisi, e dunque le malattie
chiamate con un nome, maggiore consapevolezza ma anche maggiore
schematismo.
Daniele Del Giudice
«Paese Sera»
Camon ne approfondisce i nuclei psicologici e politici più
elementari, le rozze componenti ideologiche, ampliandone le
implicazioni con un'acutissima invenzione critica, fino
a dar loro (al di là di troppo facili schemi) uno spessore
«culturale» tanto più tortuosamente complesso,
quanto più sottilmente aberrante. Si schiudono così
i meandri più lontani e segreti di una «filosofia»
e di un «profondo» intrisi di antropologia razzistico-gerarchica
e spontaneismo terroristico, «aristocrazia e spiritualità»,
estetismo dell'annientamento e vieto moralismo, «cristianesimo»
e «italianità», mito della «virilità»
ed emarginazione della donna, populismo autoritario ed esclusivo
spirito di casta, rifiuto violento di «tutto il sistema»
borghese e sistematica collusione con i suoi interessi più
retrivi, attivismo cieco e culto dell'«ordine», eccetera.
Questo mostruoso grumo di «ideali» e «fedi»
e «complessi», che fermenta nel Gruppo d'Ordine, trova
manifestazioni imprevedibili e illuminanti nella coscienza (e
nell'inconscio, gradualmente svelato durante una seduta di «analisi»)
di Franco, il suo capo assoluto. Diviso tra oscure sopravvivenze
di una distorta «umanità» e predominanti disegni
di un «nuovo ordine» disumano, tra mistica del «dovere»
e della trasgressione, tra esasperata contraddittorietà
e gelido schematismo, Franco rivela un'«angoscia»
più profonda, inguaribile, della quale anzi egli non
vuole affatto guarire: la «non accettazione» della
propria morte, e l'ossessivo impulso a combatterla «importandola
tra gli altri» (uccidere e distruggere) ed «esportandola
da sé» (lasciare un «segno» grande e terribile),
fino a conquistarsi l'«eternità». Uccidere,
in particolare, i «non credenti», come ai tempi delle
crociate. Perché - appunto - Franco sente la propria
morte tanto più «intollerabile» quanto più
il mondo intorno a lui muta, quanto più nel mondo si
estendono (in particolare) il comunismo e l'ateismo. Solo una
prospettiva di immobilismo assoluto o di regressione storica,
nel segno di un «Cristo» neonazista, lo «farebbe
morire felice».
Camon costruisce così criticamente una figura di spaventosa
potenza, di fosca tragedia, di distruttiva disperazione.
Gian Carlo Ferretti
«Rinascita»
Qual è questo sintomo? Esso viene indicato apertamente
fin dal titolo: «Occidente». Se si guarda attentamente
il libro di Camon, ci si accorgerà che esso presenta
una sola radice semantica determinante, un solo «significato»,
e un solo «gesto». Il significato è «occidente»,
cioè il delirio ideologico in virtù del quale
si teorizza la morte e si rivendica il diritto delle élites
alla strage; è il significato mitico di una Europa, di
una «cultura» che si colloca non nel futuro ma nel
passato, nell'immobilità eterna della visione regressiva.
Ma in quanto significato mitizzato e non critico, parola magica,
«occidente» è un significante assoluto su cui
si appoggiano la fede e la malattia di Franco (si legga a questo
proposito la parte quinta, che riguarda la visita al medico:
«Ci hanno tolto l'eternità... Io vorrei che le pene
non avessero mai fine, per essere sicuro di esistere per sempre»,
è l'ammissione, già di là dalla politica,
di Franco). Il libro è dunque coerentemente costruito
su un Significato basilare, esclusivo, maniaco, e su un «gesto»,
altrettanto unico: benché racconti parecchie vicende
agitate, il romanzo pone come proprio un solo fatto: il gesto
di Franco che, in stato quasi sonnambolico, fa scivolare nel
cestino della colazione di un bimbo una bomba, che dovrà
provocare la strage. (...) Se le grandi strutture del racconto
in «Occidente» paiono accettare le regole del romanzo
tradizionale, sono le strutture medie o le microstrutture a
rivelarsi «non convenzionali». I passaggi fra sequenza
e sequenza non rispondono più alla logica narrativa consueta,
ma evidenziano un legame allucinatorio, come folgorazioni emergenti
da un «immaginario» lucido e abnorme. (...) «Occidente»
non è un pamphlet, non è un romanzo politico,
non è un documento: esso supera felicemente tutte queste
possibili figurazioni per proiettare con singolare nettezza
di modi, anche linguistici, gli strumenti dell'analisi storica,
antropologica, sociologica, nella prospettiva psicanalitica,
cavandone un discorso autonomo e suggestivo. Qui, credo, si
colloca l'importanza innegabile di questo testo.
Giuliano Gramigna
«Il Giorno»
Camon pone al centro del quadro la definizione psicologica,
anzi psicanalitica di un personaggio in cui il rifiuto nevrotico
della morte fisica si sublima negativamente nella volontà
di arrestare il progresso della vicenda collettiva e assieme
assicurare la propria sopravvivenza perenne attraverso un'impresa
di terribilità mortifera misticamente assoluta. (...)
Siamo sulla linea di un oltranzismo irrazionalista che ha le
sue componenti essenziali nel superomismo e nel razzismo, si
fonda su un concetto di dovere come disciplina cieca dello spirito
e si esplica in una pedagogia dell'intimidazione destinata a
culminare nella strage.
Rivivendo all'interno le mosse del suo sciagurato protagonista,
lo scrittore si è proposto di farne non un fantoccio,
emblema inesplicabile del male, ma una figura esistenzialmente
determinata, in cui traduce una scintilla di umanità
contorta e mistificata. L'operazione è proficua: il suo
limite sta semmai nel risolversi in un caso di devianza psichica,
sia pure indicativo dell'empito di follia cui si abbandonano
strati sociali che sentono incombere la loro fine storica. Ovviamente,
ciò non toglie suggestione al ritratto romanzesco di
questo Franco, tarato e drogato, nonché del suo complice-amante-schiavo;
ma spiega perché il racconto tenda a collocarsi in una
dimensione che dalla realtà trascolora verso l'incubo
e il delirio.
Vittorio Spinazzola
«L'Unità»
