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La vita eterna Garzanti Collana Narratori Moderni: Ne "I romanzi della pianura": (insieme col "Quinto Stato") 1988 Negli "Elefanti" (foto): settembre 2001
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Con La vita eterna Camon ha imbroccato
la chiave giusta, quella di una fantasia assoluta, d'invenzione
e di linguaggio, nella quale tutto si fonde come al calor bianco
di un crogiuolo, sicché si arriva al miracolo di fare
incontrare su uno stesso piano e in un solo magma la parola
cosmogonica e tragica di Lucrezio e l'amara scurrilità
del Ruzante».
Luigi Baldacci
"Epoca"
«"La vita eterna" è difficilmente
dimenticabile: senza proporsi nessuna esplicita finalità
sociologica, la sua narrazione ha visto, come in un attimo
d'eterno, una realtà folta, insieme mitica e realistica».
Giuliano Gramigna
"La fiera letteraria"
«Una cosa, però, credo di sapere
con sicurezza: che Camon è uno scrittore, se scrittore
è chi, raccontando una favola, ti porta dove vuole, t'incanta,
ti coinvolge, ti trasferisce nel "suo" mondo, t'obbliga a ritornare
indietro di qualche pagina per rileggere e meglio capire, riassaporando
le parole e il loro ritmo. A me è capitato più
di una volta, e posso dire dove: tutto il secondo capitolo che
si chiama "Le Crue" e che mi sembra uno splendido passo di surrealismo
surriscaldato; e certe pagine di Resistenza Contadina della
parte seconda (per esempio, il capitolo "Trentamila schiavi")
che Camon ha raccolto - dice - stenografando, in presa diretta
e che lo inducono alla definizione di "romanzo-verità";
e ancora, nella parte terza, "L'invenzione della moneta" per
finire con la storia della sorella di Cente. (...) Quando uscì
"Il quinto stato", il libro precedente di Camon di cui "La vita
eterna" è complementare (o supplementare?), i critici
tirarono in ballo Ruzante e Verga, Garcìa Marquez ("Cent'anni
di solitudine") e Faulkner. (...) Si capirà che, nonostante
le apparenze, Camon non cade quasi mai nel decorativo o nel
"letterario" perché in lui, scrittore vero, lo stile
è - come dice Cocteau - l'anima che, per sua sfortuna,
prende la forma del corpo».
Morando Morandini
"Il Giorno"
«Il rapporto tra Camon e il suo mondo è
fondato su un sentimento composto di un affetto radicalmente
farsesco, di una indignazione morale per questo tipo di vita,
esistenziale, e di una violenza che è il vero dato espressivo,
il momento espressivo con cui Camon si identifica più
di frequente».
Geno Pampaloni,
conversazione radiofonica con Luigi Baldacci
