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Dialoghi con i lettori (ultime lettere)
Non tutte le lettere possono essere pubblicate, ma solo le più interessanti. Le lettere con espressioni pesanti o insultanti non vengono ospitate. In ogni caso, la responsabilità resta di chi le scrive. Quando più lettere si riferiscono allo stesso tema, ne vien scelta qualcuna, in rappresentanza di tutte. Ogni 3-4 settimane, quando il file diventa troppo pesante, vengono tolte le lettere più antiche. Ci scusiamo con gli autori.
Non è che lei, Camon, sa quel che sapeva Cossiga?
1 settembre 2010
Gentile dr. Camon,
sono sempre io che scasso i cabasisi. Succede raramente, ma sono sempre
io. Vede, sono combattuto trà il desiderio di darle un bacio in fronte o
prenderla a schiaffi perchè di parte avversa, ma sò riconoscere il
valore della gente che ragiona (mi scusi se è poco). Su Cossiga, e tanti
altri argomenti ha ragione anche se mi coglie un sospetto. Non è per
caso che anche lei sà qualcosa che noi non sappiamo? Che non deve essere
saputo e meno gente lo sà meglio è? Oddio, detto cosi, "en passant" lei
saprà sicuramente meglio e più di me certe cose. Non a caso io sono un
ex operaio e lei giornalista, due mestieri diversi trà di loro ma fa
niente. Come sempre, obtorto collo, le devo dare ragione. Quarant' anni
fà Cossiga io lo avrei impiccato per i testicoli e bruciato. Il fesso
(no, mi scusi, i fessi siamo noi), come giustamente ha ripetuto lei,
sapeva molto piu di quello che noi abbiamo sempre creduto, ci ha
vastamente preso per il culo ed è morto portandosi i segreti nella
tomba. Bastardo fino all' ultimo, è riuscito ad incarnare i superstiti
dicendo "Dio salvi l' Italia" e non sappiamo ancora quanto abbia avuto
ragione. Mi scusi per la mia invadenza, non cercavo tanto, ma i suoi
articoli sono per me come l' esca per il pesce ed io ci casco ogni volta
come il classico coglione di turno. Anche se come ripetuto "ad
abundantiam", la autorizzo a mettere le mie lettere sul suo blog. Non
per pubblicità (dalla quale rifuggo come dalla peste), quanto per
scambio di idee, molto più educative ed acculturanti di qualsiasi
troiaio sfornato da certe tv di stampo berlusconiano, volte al
rincoglionimento collettivo ed all' annullamento delle capacità critiche
dell' umana coscienza. Operaio entrato in fabbrica nel lontano( issimo)
1970, inorridisco di fronte al cialtronaggio odierno, dove la gente si
ammazza per andare o tornare dalla discoteca, un prezzo da pagare al
capitalismo, va bene, (no non và bene niente). Ma cerchiamo di accettare
la realtà per quello che è. Tanto, il capitalismo ha fatto di più e
peggio di ora, la massa di coglioni è inesauribile e noi resteremo gli
unici superstiti di un mondo che sparirà a breve. Buonanotte sig. Camon
e scusi il disturbo. Vazzola Nicola. <nicola.vazzola@gmail.com>
RISPOSTA: No, non so quel che sapeva Cossiga. Come racconto in altri articoli, nell'arringa dell'accusa e nella sentenza di condanna per la strage di Bologna, l'Avvocatura dello Stato usa 11 pagine del mio libro "Occidente" perché conterrebbero il "movente" della strage. Ma credo che i legali dello Stato sbaglino. Pasolini in "Petrolio" racconta che uno scrittore veneto, alto, dal cognome in -on, vestito con un lungo cappotto blu, gli portò un documento segreto importante sulla morte di Mattei. Sono quello scrittore, avevo quel cappotto, andavo a trovare Pasolini, ma non gli ho mai dato nessun documento su Mattei, perché non ho mai avuto per le mani niente. Non sono un goivernante, sono un governato.Come lei.
La cagna sarà nevrotica, ma la guerra è necessaria
29 agosto 2010
Che la guerra sia orrenda concordo, che sia un crimine contro l umanita
no, tante volte e necessaria. Anzi la guerra e sempre esistita dai
primordi della storia indifferentemente il motivo.E insita nel dna
umano e solo questo mondo europeo di mammole che stanno trasformando l
uomo, e vogliono civilizzarlo togliendogli quanto sta nei suoi codici,
annichilendolo, imbevendolo di bonta e pacifismo, rendendolo incapace
di difendersi e di difendere sta avviando questo uomo verso la sua
distruzione perche ci sono ancora razze forti, che odiano, che hanno
una muscolatura, che hanno gli attributi di uomo che diventano
pericolose per questo uomo definito civilizzato che al primo soffio di
vento prende il rafreddore, che un po di freddo lo fa correre a casa,
che le stesse donne che hanno sposato non lo rispettano piu perche
sentono accanto un non uomo, non a caso vanno in cerca di virilita che
questo non uomo non ha piu, che non riesce a soddisfarle. Noi privi del
deterrente atomico saremmo gia stati invasi e amazzati da altri popoli.
Ai bambini bisogna insegnare da piccoli il bene ma amche prepararli a
difendersi difendere e attaccare, altrimenti non saranno fortunati come
la cagnetta che torna dalla guerra e va dallo psicanalista, perche al
posto dello psicanalista potranno trovare il lupo che li sbranera, si
caro Camon mi piace come Lei scrive ma mi piace piu la spada che la
penna, mi da piu sicurezza. Ezio Franzutti" smile00368@virgilio.it" <smile00368@virgilio.it>
È saggio che gli autori abbandonino la Mondadori?
27 agosto 2010
Il ragionamento non fa una grinza, caro Camon. Mi riferisco alla
faccenda "pubblicare o no con Mondadori"". Rimane un punto: come la
mettiamo con i grossi introiti che l'editore (eufemismo) "poco di
buono" incamera grazie anche all'autore "suo nemico"? E che - e'
risaputo - non vengono spesi in opere di bene, ma come minimo in
maniera amorale/immorale per restare nel vago?
Cari saluti,
Sandro Damiani <sandamiani@gmail.com>
Sì, Camon, mi pare che Mancuso abbia voluto cercare l’etica dell’etica, perdendo di vista quello che è il reale problema, e cioè, come lei ha giustamente precisato, il contenuto del catalogo. Pretendere che il padrone della carta sia eticamente non censurabile mi sembra eccessivo e comunque ininfluente sul rapporto di collaborazione che lega l’autore all’editore.
Viceversa, se fra i libri pubblicati ve ne fossero che incitano alla violenza, alla supremazia della razza, cioè fossero il frutto di una politica aziendale volta a condizionare il lettore, l’atteggiamento di Mancuso sarebbe del tutto comprensibile e da imitare.
Quindi auspico che il teologo ritorni sui suoi passi, per il bene suo e, soprattutto, per quello dei suoi numerosi lettori, che, in caso contrario, finirebbero con il diminuire, con il risultato che le sue idee, assai avanzate, avrebbero, al pari dei suoi libri, minor diffusione.
Renzo Montagnoli <rmontagnoli@alice.it>
Cossiga, anche ombre
24 agosto 2010
Egregio Ferdinando Camon,
mi permetto di scriverLe poche righe per complimentarmi con Lei sull' articolo pubblicato in data 20 agosto 2010, riguardante " I misteri d'Italia " su Francesco Cossiga.
Essendo anche io sassarese, riconosco i meriti del mio concittadino ex Presidente della Repubblica, per aver ricoperto i più alti incarichi statali, ma non ho condiviso questo suo informare l' opinione pubblica, con interviste in tv e sui giornali, sulle vicende Moro, Bologna, Ustica, Gladio poichè Egli conoscendo appieno le verità, o le dichiarava in tutti i suoi dettagli o a mio avviso sarebbe stato meglio che tacesse.
Penso che queste confessioni pubbliche, abbiano insanguinato ancor di più le ferite di chi ha perso i propri cari, nelle varie stragi alla Stazione di Bologna, sul volo Itavia mai arrivato a destinazione, non dimenticando il tragico incidente in rada a Livorno, fra il traghetto Moby Prince e la petroliera Agip petroli.
IL Grande Emerito Ex Presidente della Repubblica Italiana Francesco Cossiga, ormai defunto ha portato con sè, i tanti segreti della nostra Nazione mai svelati se non in parte...
E un diritto dover informare il Paese quando avvengono fatti così gravi e il tacere non porta a niente.
La ringrazio, ancora complimentandomi per il suo articolo...
Sassari
Maria Giovanna Solinas <margisol@aliceposta.it>
Difendo Cossiga, anzi no
24 agosto 2010
A seguito dell’articolo d’opinione del 19/08/2010 attinente alcune considerazioni sul passato politico dell’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, le faccio notare come nel contesto di fatti e comportamenti da lei menzionati sia stato evitato (volutamente o per dimenticanza) quella tragedia umana e politica che porta il nome di Aldo Moro.
Tengo a precisare la mia stima per il Sig. Cossiga tenendo conto della posizione politica e istituzionale di quel tempo e dei compromessi che ritengo abbia dovuto affrontare e sostenere sia a livello politico che umano, ma la mia opinione (come ritengo sia anche la sua) che un politico debba essere trasparente e veritiero almeno per riconoscenza della fiducia datagli mi ha indotto ad aggiungere questa briciola nel calderone della politica nazionale e internazionale.(Ho la vaga impressione che attualmente i segreti di Stato dichiarati o no siano in numero abbondantemente al di sopra del comprensibilmente accettabile).
Altra considerazione appresa in questi giorni è di una Sua dichiarazione credo pubblica dove negli anni di piombo per sminuire la propaganda idealista dei cortei studenteschi della sinistra bastava inserire dei provocatori al loro interno per rendere il loro essere e fare controproducente. Tattica militare alquanto discutibile ma forse legittimata da una persona della sua posizione e bisogna prender atto da quanto da lui detto magari in forma ambigua e trasversale e le relative finalità di tali decisioni, a differenza di simili metodiche mai dichiarate e le qui finalità ritengo meno nobili(G8 di genova,disturbatori televisivi politici e no,violenti che sanno animare e indirizzare masse agli stadio, animatrici,animatori, trans,ecc. Stesso dicasi per qualsiasi uomo di qualsivoglia schieramento politico nella storia recente dei mezzi di comunicazione che ha dimostrato meschinità molto peggiori).
A Suo dire figlio di un avvocato fascista (e vorrei vedere a quei tempi chi non lo era tra gli avvocati che esercitavano) credo e spero abbia dato e fatto quanto era nelle sue possibilità per dare all’Italia tranquillità e sviluppo cercando di evitare eccessive lacerazioni di natura estremista nell’ambito delle sue convinzioni e ruolo istituzionale e allo stesso tempo cercando di comunicare per quanto possibile e conveniente con la persona comune la sua posizione e il suo atteggiamento politico.
Attualmente e da quanto ho frammentariamente appreso lo reputo un politico di media statura e nell’ambito politico è un buon giudizio.
L’ideale della nostra mente e facile e gratuito, si complica se espresso e confrontato con altri e con le avversità della vita, doverlo attuare non è alla portata di tutti e le prove da superare non sono indifferenti.
(Mandela,Gesu,Gandy, Martin Luther King,Aldo Moro e a piacere molti altri ognuno con i propri limiti).
Ringrazio con la sua opinione di avermi stimolato a riflettere sul signor Cossiga e spero che qualche cosa da me scritto le possa essere d’aiuto per qualche sua riflessione.
(Spero anche che il suo articolo non sia stato ideato e scritto con secondi fini, datosì che di Fini, secondi fini e compagnia cantante ultimamente mi dà un po di nausea).
PS. Mi sorge un dubbio: Politicamente e umanamente non è che abbiamo quello che ci meritiamo in questo Stato Democratico e in cui vige il rispetto di opinione e religione? (e se avessimo anche di più di quello che ci meritiamo)?"stefanio.vianello@alice.it" <stefanio.vianello@alice.it>
Scopro con ritardo questa intervista, e mi viene qualche dubbio:
INTERVISTA A COSSIGA «Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei»
DaIl Giorno /Resto del Carlino/La Nazione"
di Andrea Cangini - Roma
PRESIDENTE Cossiga, pensa che minacciando l..uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?
«Dipende, se ritiene d..essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo.Ma poiché l..Italia è uno Stato debole, e all..opposizione non c..è il granitico Pci ma l..evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia».
Quali fatti dovrebbero seguire?
«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand..ero ministro dell..Interno».
Ossia?
«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...».
Gli universitari, invece?
«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
Dopo di che?
«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».
Nel senso che...
«Nel senso che le forze dell..ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».
Anche i docenti?
«Soprattutto i docenti».
Grecia, meglio in bassa stagione
23 agosto 2010
Divertente racconto di viaggio, caro Camon. E’ da anni che non vado all’estero per turismo, però, per le esperienze passate, posso dire che ogni popolo ha le sue qualità e i suoi difetti, questi ultimi più comuni di quanto sia possibile pensare. L’essere spennato nei giorni top per la vacanza è un classico che si ritrova anche in Grecia; è un periodo di eccessivo affollamento in cui tutto può diventare possibile, con prezzi alle stelle e servizi alle stalle.
Anni fa, proprio nella settimana di ferragosto, mi venne voglia di fare un giro in Austria e posso dire che mi sono trovato benissimo proprio perché là non c’era l’altissima stagione che è ben radicata da noi e in quasi tutti i paesi mediterranei.
Se vuole un consiglio personale, visiti la Grecia in una stagione migliore sotto tutti i punti di vista, e cioè dalla metà di settembre in poi, disertando mete meno interessanti per aspetti naturalistici come appunto Cefalonia. Ci sono tante isole, grandi e piccole, con un mare simile a quello sardo, e quindi ci si può sbizzarrire nella scelta. L’ultima volta che andai fu una quindicina di anni fa e la meta fu Creta, in un villaggio stupendo, con una spiaggia lambita da un’acqua talmente trasparente da scorgere nitidamente il fondale.
Nessuna ressa, possibilità di scambiare due chiacchiere con i locali non assillati da orde di turisti, escursioni giornaliere in tutta tranquillità, insomma una delle mie vacanze che possono definire tranquillamente fra le più riuscite.
Renzo Montagnoli
La guerra è contronatura
23 agosto 2010
Ci fu un dittatore che disse che la guerra stava agli uomini come la maternità alle donne, una frase infelice e un ossimoro, perché le madri generano, danno vita, mentre il conflitto bellico spegne la vita, sia in senso materiale che figurativo.
La legalizzazione dell’omicidio di massa – perché questo è la guerra – è quanto di più turpe ci possa essere. Ti dicono: - Devi uccidere, anche perché se non lo fai, quelli, gli altri, uccidono te.
Si ritorna così a istinti primitivi e quanto l’uomo ha guadagnato in termini etici in centinaia di secoli di colpo viene cancellato.
Si diventa così mandatari degli ordini di pochi, killer improvvisati, in preda alle proprie paure e ai rimorsi. Anche chi torna, chi salva la pelle, non sarà più come prima; vivrà il resto dei suoi giorni associando alla parola guerra l’orrore di eccidi, il terrore di certe giornate, il rimorso per essere stato carne da cannone inviata contro altra carne da cannone.
Renzo Montagnoli
Le lettere di Cossiga
23 agosto 2010
Ha lasciato una lettera per ognuna delle alte cariche istituzionali e nemmeno una per il popolo italiano. Per questa che manca e dimostra che non meritiamo nemmeno un minimo di attenzione non ci sarebbe stata la pretesa che avesse raccontato tutto quanto sapeva, ma da uomo e cristiano quale diceva di essere avrebbe potuto chiedere il perdono per le sue omissioni, per i suoi silenzi, per le sue mezze verità. Non sarebbe stata cosa da poco, perché avrebbe significato che l’uomo si sentiva in colpa con il popolo sovrano, quello che gli aveva garantito la carriera politica e nei confronti del quale tuttavia non avvertiva obbligo alcuno. Picconatore? No, il picconatore è chi dissotterra verità nascoste, è chi infrange il muro dell’omertà politica non per tornaconto personale, ma perché memore del fatto che lui è un semplice mandatario della volontà popolare.
E’ morto e come tutti i deceduti merita rispetto, perché è una vita che è finita; quello che non merita invece è la riconoscenza, l’ammirazione, il ricordo.
Renzo Montagnoli blog Montagnoli Renzo <rmontagnoli@alice.it>
Hemingway, la corrida, e l'essere un uomo
29 luglio 2010
Se dubita lei (seppure solo retoricamente), gentile dott. Camon, di appartenere alla razza umana perché non ha mai ucciso un toro, che dubbi dovrà farsi venire chi, come me, non ha neanche figli né libri?
Stamattina sul bus verso l'ufficio ho letto il suo editoriale dell'Avvenire sull'abolizione delle corride in Catalogna. Le avrei scritto subito, se incombenze varie non me l'avessero impedito.
Una lettura frettolosa di giornale può aprire spiragli su abissi invisibili e muti sotto il suolo stesso che calpestiamo, come i crepacci infidi a pochi centimetri dai piedi dell'alpinista.
Se lei avesse scelto di non aver figli, e di non scrivere finché non avesse avuto nulla davvero da dire (e quindi probabilmente mai), è certo che avrebbe pensato la stessa cosa di quella stupida frase attribuita a Hemingway?
Per quelli come me è alto, molto alto, e grave, il rischio di arrivare un giorno a convincersi che non sia più vero ciò che si era sempre creduto fermamente vero: e cioè che per essere uomo bisogna saper rinunciare a un figlio, se necessario, e saper leggere più che scrivere, e saper rispettare gli animali, che spesso dimostrano di avere molta più dignità di noi.
Un cordiale e davvero deferente saluto,
Federico De Santis <fe.desantis@libero.it>
Più nessuno si vergogna
28 luglio 2010
Salve, Volevo complimentarmi per l'editoriale pubblicato oggi, in data 28 luglio, sulla Prima Pagina. Finalmente qualcuno che sottolinea lo scandalo dei nostri tempi: non solo delle personalità dello spettacolo, ma soprattutto di coloro che hanno un ruolo istituzionale o politico. Como può essere tollerato il caso, che Lei cita, di Renzo Bossi? In Italia i politici continuano a ripetere paroloni come "meritocrazia"..ma sanno realmente di cosa stanno parlando? Per quale motivo dovremmo tollerare una situazione paradossale che vede un "tre-volte-bocciato" guadagnare sei o sette volte di più di un qualsiasi laureato, che spendendo anni della sua vita, soldi e sacrifici, non riesce a vedere prospettive di lavoro? Io mi trovo in questa situazione, studiando, all'Università, con la certezza di non trovare un lavoro al termine dei miei studi. La soluzione? L'unica, plausibile, cambiare Paese, cambiare realtà. Per quale motivo dovrei rimanere, sotto pagato, senza una qualificazione riconosciuta? Perchè la gente, le persone comuni, non si rendono conto di queste contraddizioni, di queste situazioni insostenibili, e continuano a votare un partito (in questo caso, il partito di Renzo Bossi), sapendo di favorire questo circolo perverso di "anti-meritocrazia"? Sono assolutamente pessimista sul futuro di questo Paese, come tanti miei colleghi universitari. Che futuro potrà avere un Paese se le nuove generazioni crescono con prospettive negative? E, certamente, non è parlando di ottimismo che si migliora la situazione del futuro italiano; oltre all'ottimismo, ci vorrebbero atti indirizzati al raggiungimento di questo obiettivo.
Grazie per l'attenzione, ho approfittato del suo articolo per scriverLe alcuni pensieri, personali ma facilmente generalizzabili alla generazione nata negli anni '80-'90.
Saluti,
Nicola. Studente Universitario.
La ringrazio molto del suo editoriale di ieri l'altro, mercoledì 28 luglio "Star e droga, bisognerebbe tornare a vergognarsi"
Abbiamo bisogno, finalmente, di qualcuno che dica cose buone. Purtroppo, per paura di essere "moralisti", neanche gli insegnanti, i preti, i genitori hanno il coraggio di dire la verità sui comportamenti delle persone. Tutto è lecito nell'ambito della libertà individuale, personale, (mio padre direbbe... a fare i porci comodi).
La ringrazio perché mi dà un po' di coraggio. Anch'io faccio parte di coloro che talvolta hanno paura di essere moralisti e bigotti pur essendo insegnante, genitore, "un po' prete" (avendo qualche compito in parrocchia) ed anche fino ad un anno fa amministratore del mio Comune (sono stato assessore al sociale finché il vento forte della Lega non ha spazzato via me e tutti gli ideali di dialogo e solidarietà che avevo cercato di proporre).
Le chiedo di continuare a chiamare le cose per nome... Lei sa dare il giusto nome alle cose, ai fatti, alle persone... ricorrendo al momento opportuno a termini nostrani, di grande pregnanza, come certe espressioni dialettali intraducibili.
Buon lavoro e grazie ancora. A. P.
Egr. sig. camon, sono rimasta molto colpita dal suo sermone moralizzatore con il dito puntato solo in una direzione! Cosa dire però, alla faccia del comune senso del pudore, da lei citato, in estinzione, di chi si è pagato lo spasso con i trans con i soldi di noi contribuenti! Questo particolare le era sfuggito? Allora si rilegga nel Vangelo il passo della pagliuzza nell'occhio altrui! E poi tra puttanieri e culattoni mi sono più simpatici i primi, e a lei?
saluti
bianca scollo
Mi complimento con Lei Sign'Camon per aver tentato di aprire gli occhi
a chi non ha pou' vergogna di niente. Sicuramente non capiranno
Inviato da iPhone
Egr. signor Camon, ho letto il suo editoriale “Star e droga, bisognerebbe tornare a vergognarsi”.
Ha perfettamente ragione, non c’è che dire…ma lasciando da parte per un attimo le star della televisione mi chiedo : quelli della politica, in fondo, ce li siamo scelti ! non sono arrivati al potere con le pistole e i carri armati. Ci sono arrivati con libere elezioni, forse, è il popolo elettore che forse dovrebbe prendere in mano la situazione.
Quindi, mi viene da pensare, che questa classe politica non sia altro che la massima espressione di un popolo. È inutile scandalizzarci tanto.
Non dobbiamo aspettare che la “questione morale” parta dai palazzi del potere bensì è tutto un popolo che è da rifondare. È tutto un popolo che deve capire che se ognuno fa il suo, nel piccolo, fa un grande gesto morale, civile. Lo so che è una grande utopia, ma da questa classe dirigente non possiamo aspettarci nient’altro, se non il peggio.
Io sono padre e con grande fatica provo ad “investire” su mia figlia. Nei temi della cultura, dell’ambiente, dell’impegno civile. Spero che solo così ne possiamo uscire. Per quanto mi riguarda non ho più speranze. Anche in ambito locale le cose non sono migliori. Ho provato a buttarmi nella mischia nell’ultima tornata elettorale per le amministrative, ma sono stato molto deluso da quanto ho visto e sentito. Pensavo, da ingenuo, che il bene della comunità locale fosse il bene primario, ed invece, tutto è stato regolato dagli interessi di partito e da ordini piovuti direttamente da Roma. Ordini in palese contrasto con la realtà e le esigenze della comunità. È per questo motivo che io non sono più di nessuno, se non del mio buon senso e della mia cultura.
Per quanto riguarda la televisione ho un sogno ancora più utopico : lo sciopero del telespettatore. Se tutto si fonda sullo share io credo che tutti noi dovremmo fare una “raccolta differenziata” dei programmi. Molte inutili star non avrebbero ragione di esistere e moti politici starebbero in parlamento a lavorare piuttosto che farsi vedere belli patinati da Vespa, da Santoro e da tutti gli altri.
Insomma, lei ha ragione da vendere nella sua analisi, ma se non ci diamo da fare noi elettori/telespettatori ritengo sia abbastanza superfluo scandalizzarci.
Vivo anch’io di compromessi e non ho la verità in tasca. Ma l’essere superiore che governa l’universo mi ha dato un po’ di intelligenza che cerco di sfruttare, almeno, per farmi delle domande. Tutto qua.
(Lettera firmata)
La morale è sempre quella, fai merenda con girella.
Quando quello che dovrebbe essere la base della nostra quotidianitá, diventa un gingle da ripetere come un mantra, ecco che si snatura, diventa fine a se stesso, bello, affascinante e indiscutibile, ma rimane sempre un iceberg in balia del mare, che pian piano si scioglie. Questa secondo me oggi, é la morale. Ció che doveva essere la farcitura, é diventato un contorno che per la fretta lasciamo al bordo del piatto. Voglio dire che la morale non ha senso se non siamo radicati, se disconosciamo il nostro passato. E poiché oggi siamo così, poichè abbiamo passato cosí tanto tempo ad aspirare alla luna che giá odiamo la nostra terra, poiché anzi che difendere le nostre culture, le tradizioni, la terra in cui viviamo, andiamo a cercare l'acqua su marte per vedere se una volta distrutta la terra, avremo un nuovo posto dove andare, ci globalizziamo perchè una nuova cultura confezionata é più gestibile di una cultura da mantenere. Ammiriamo chi é saggio, ma da lontano, perchè spesso puzza di stantio e poi, che palle. Col miraggio del nuovo, buttiamo il vecchio. Le tradizioni sono ingombranti e scomode, e poi hanno bisogno di molta manutenzione, vanno seguite curate e lucidate, meglio sbarazzarsene, e senza esse, la morale diventa un soprammobile. Una cosa bella, che ricorda i bei tempi, ma che non vale piú molto, se non presso un nostalgico rigattiere. Per questo penso che come l'ideale, la morale sia solo un lusso del passato. Ed per questo penso che la spirale (girella) finirà nella bocca del golosastro e non c'é scampo.
Ciao
Luca<info@cosseddu.it>
Ho letto con grande piacere ed interesse l'articolo scritto da lei oggi sul piccolo....la ringrazio pensavo di essere rimasta l'ultima che la pensa cosi' buona giornata e mi scuso per il disturbo lara <larabossi@alice.it>
Buongiorno, le scrivo questa banale mail solo per complimentarmi per l'editoriale di oggi. Non solo condivido le sue parole, ma ancor più il sentimento di indignazione che ne traspare.
Solo poche parole di apprezzamento e approvazione, a sostegno di chi, come lei, ha vergogna di chi non si vergogna.
Con stima
Lerpini Athos Davide <athosdavide.lerpini@popvi.it>
Gentile Ferdinando Camon, mi complimento per l’ottimo editoriale a sua firma pubblicato oggi. Condivido ampiamente e, nel mio “piccolo” (leggasi le testate free press che curo in provincia di Pordenone) vado predicando da tempo le stesse cose. Fa piacere ogni tanto trovare una consonanza di idee perché davvero si sta insinuando l’idea che a vergognarsi debbano essere le persone “normali” e non quelle che ne combinano di tutti i colori! Tenga duro, mi raccomdando!
Buone cose.
Flavio Mariuzzo
- www.friuladria.it
L'Italiano lingua minore? E' giusto, se lo merita
5 luglio 2010
Concordo Camon: l’italiano deve avere maggiore diffusione all’estero, ma c’è un ma. Cerchiamo di far sì che abbia anche maggiore diffusione in Italia, dove viene storpiato, ibridato con neologismi anglosassoni. Fra l’altro, è sempre più difficile leggere libri che siano scritti in un italiano corretto e alcuni sono anche di successo. Posso solo immaginare lo stupore di quel lettore inglese, che conoscendo la nostra lingua, legge uno di questi best seller in versione originale. Come minimo direbbe: perché gli stranieri devono imparare l’italiano se poi nemmeno gli italiani lo conoscono?
Renzo Montagnoli <rmontagnoli@alice.it>
Capisco il Suo dolore nel vedere lo italiano una lingua di serie B ma
mi pare che il motivo non sia di partigeneria, mi pare che rispecchia
una realta effettiva, che inglese per vastita del Commowealth tutto,
francese per tradizione storica in quanto gia lingua internazionale
della Diplomazia, e Tedesco quale paEse piu importante di europa,non
sia una cattiveria voluta. Pure noi triestini abbiamo sempre
considerato le lingue slave di serie B rispetto la nostra. Io credo che
questa volta chi ha deciso cosi sia nel giusto. Sarebbe pazzesco se
tutti i paesi volessero che la propria fosse considerata lingia alla
pari, visto il numero delle lingue, come son state stupidaggini quelle
di voler il friulano lingua da studiare a scuola. Caro Camon questa
volta mi permetto non essere sulla Sua lunghezza d onda. l Amore che
Lei ha per quello che espone e proverbiale ma non fattibile. Ricordi
che proprio per motivi come questo era nato lo Esperanto ma senza
successo. Ezio Franzutti <smile00368@virgilio.it>
Politici a metà strada fra Stato e mafia
1 luglio 2010
Sconfiggere la Mafia---Credo che sia come voler provare che esistano
gli extraterrestri o dire che non cisono. Sconfiggere la mafia e
impossibile. Diciamo questa parola -E IMPOSSIBILE- La Mafia e il
Danaro, tutto il mondo si muove solo per danaro, tutti e tutto. Questo
Danaro della Mafia ha la capacita di fare e di ottenere tutto, una
parte e destinata al male e una pure al bene. Infatti grazie alla Mafia
esistono le Banche, le Assicurazioni, pure tutti i posti di lavoro che
inconsapevolmente ruotano attorno e chi consapevolmente con un
cosidetto concorso esterno, esistono un sacco di industrie, di ditte....
esiste di tutto. Combattere inutilmente la Mafia e combattere a nostro
danno in realta, la Mafia e nei partiti, nei tribunali, negli
ospedali.....dappertutto, non solo in Italia ma in tutto il mondo, la
mafia e nelle sette sorelle del petrolio, nel mercato dell oro, nel
governo Usa e decide se far vivere o morire un Presidente. La mafia e
il potere occulto superiore ai Governi, e il CAPITALE. Non solo i
Partiti che hanno vinto hanno vinto grazie alla Mafia ma anche quelli
che hanno vinto prima e anche quelli che hanno perso. Mafia e nel
Vaticano, mafia mafia....mafia. Ora i toto Reina, i vari che arrestano
questi giorni non sono la Mafia, sono bande piu o meno piccole che con
la mafia non hanno niente a che fare, o sono solo il braccio armato
della Mafia, i loro piccoli o meno piccoli esecutori. La Mafia inoltre
ha pure bisogno della gente perbene per poter far fruttare i propri
investimenti, i propri supermercati, le proprie banche....e non vuole
certo che ci siano troppi movimenti di disturbo, quindi quando arrivano
degli illusi come il generale Dalla Chiesa, i Borsellino....ecc..che
stupidamente questa e la verita, vanno a mettere il naso su cose piu
grandi di loro non ci sono soluzioni che eliminarli, come e stato fatto
pure per Kennedy, forse pure per Giulio Cesare, per Napoleone, per
qualche Papa, .....perche la Mafia esiste dalla nascita del Mondo e non
morira mai, moriranno solo quelli che vorranno combatterla magari
perche ci sono gia dentro e vorrebbero comandare loro, non
raccontiamoci storielle di bambini, Maroni fa la lotta alla Mafia,
questo e quello che pensa lui, forse fa solo un favore alla Mafia e
vivra fino che la Mafia vorra, e ora di rendersene conto, parliamo di
Dio senza sapere chi e.Ezio Franzutti <smile00368@virgilio.it>
Per fortuna che siamo un paese civile, dove, come proclamano i politici, la presenza dello stato è forte! Al riguardo, però, questa frase mal si addice a chi l’ha pronunciata, perché, di sentenza in sentenza, di processo in processo, appare forte la presenza di moltissimi politici in quella zona grigia che lei ha delineato. E’ evidente che quello non è lo stato, mentre invece lo stato, e cioè l’interesse comune dei cittadini, appare sempre più tutelato solo dalle forze di polizia e dai magistrati.
In questo contesto mi appare risibile il reato di concorso esterno in associazione mafiosa quando chi dovrebbe combattere questa cancrena invece convive con essa e vi prospera. La pena dovrebbe essere particolarmente severa, come per esempio almeno una ventina d’anni di lavori forzati, a pane e acqua, e non a ostriche e champagne.
Renzo Montagnoli <rmontagnoli@alice.it>
Italia? Padania? La nostra vera patria è il Comune
24 giugno 2010
Gira una domanda per l’Europa: esiste l’ Italia? Noi dello stivale dobbiamo chiederci: esistiamo noi, come italiani? Siamo un popolo, abbiamo un comune passato e un comune futuro, camminiamo insieme? Per “noi” intendo gli abitanti di Friuli e Venezia Giulia, Trentino e Alto Adige, Veneto, Lombardia, Liguria, Lazio, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna... Mentre Napolitano lancia il suo proclama, «siamo tutti fratelli» (formula ricalcata dal libro cuore), la Provincia di Bolzano vuole l’annessione con l’Austria dove la sanità funziona, il senso civico è ancora roba quotidiana, il Friuli si sente più vicino alla Mitteleuropa che al mediterraneo, la Valle d’ Aosta più vicina alla Francia, la Lombardia più vicina alla Svizzera dove molti italiani si rifuggono con i loro soldi. Ma non noi, comuni cittadini italiani. Per noi la Sanità è regionale, ha bilanci regionali, ci cura bene o male a seconda dei suoi bilanci. Ci sono regioni come la Sicilia che ha una sua Costituzione, mangia soldi a palate e non risponde mai delle sue porcate. La Campania pretende sempre senza dare niente. Lo slogan della salvezza è “ognun per sé e chi se ne frega degli altri”. Non siamo fratelli, la cosiddetta Italia non è una patria, e non ci unifica. Ieri Alemanno dichiarava che unica capitale italiana é Roma e lo faceva con la mano tesa mentre chiedeva soldi. Roma è dunque la nostra capitale? L’ Italia, nel concetto di Napolitano, è una entità politica dominata dall’amor patrio. Ma i partiti tradizionali sono i partiti espressi dagli italiani? Sono partiti nati per mangiare tutto quello che la gente produce? I partiti si mettono in guardia uno con l’altro. Lombardo dice che il nord deve dare di più e che sono “tedeschi”. Il nord dice che il meridione deve lavorare di più e dice che sono “arabi”. Mi sembra tutto una elucubrazione figlia di cattivi studi elementari-medi. In fondo, se il Parlamento divora miliardi, le regioni non sono un treno. La realtà è che nelle due guerre mondiali sardi, siciliani, veneti e friulani e giuliani sono morti a caterve, come soldati di prima linea: la monarchia era piemontese, e la casta militare pure. C’era un certo disprezzo verso la carne da cannone, delle Venezie o del Meridione o delle Isole. In tutti i film del neorealismo, al momento dell’assalto si parlava veneto o meridionale: il dialetto delle Venezie o del sud erano la lingua dei morituri in guerra, e dei crumiri in fabbrica. Non solo nella prima guerra, ma anche nella seconda gli attuali altoatesini combattevano un’altra guerra: nei loro cimiteri sulle tombe stanno elmi tedeschi, e la loro guerra parte dal ’39. Oggi ci parlano in italiano solo quando hanno interesse, nella stagione turistica. Ma come parlata, non è che il friulano sia comprensibile dal siciliano. Abbiamo storie diverse, e la storia è la fonte da cui nasce l’uomo: il triestino è diverso dal veneziano e dal napoletano, il vicentino è diverso dal palermitano. Entrando in Trieste, Udine, Venezia, Padova, Treviso, Verona, Vicenza, Varese, Milano, Trento, Bolzano, Belluno, Brescia, Genova, Firenze, Ancona, Roma, Napoli, Bari, Cosenza, Palermo, Cagliari entri in storie diverse. Per decenni, nel dopoguerra, quando i borghesi di Milano andavano in auto nel meridione, dicevano «andiamo in Africa». Oggi un friulano o giuliano o veneto che va al Salone del Libro di Torino o alla Fiera di Milano, va all’estero. I meridionali che vengono al Nord si dicono emigranti. I nordestini che si spostano nel Nord Ovest, o viceversa, sono altrettanto emigranti. Non ho visto un incontro tra Berlusconi e Scopelliti, ma certo è un incontro tra un inferiore e un superiore. Ieri che esistesse l’Italia, e per l’Italia bisognasse morire, lo diceva la casta monarchica che governava. Oggi che esiste l’Italia lo dice una classe politico/burocratica/borghese solo perché ci mangia sopra. Sempre buffonate sono. In realtà noi del Nord siamo uomini piccoli, cresciuti in patrie piccole e quelli del sud sono cresciuti con i latifondi e le mafie. Già la provincia è troppo grande per noi e la Campania troppo piccola per la camorra. Per quelli del centro nord la vera patria è il comune, per quelli del sud dove si vive di assistenza. "studiofavotto@virgilio.it" <studiofavotto@virgilio.it>
L’Italia dei comuni, dunque, un ritorno al passato o meglio ancora una riconferma dello stesso.
Che la nostra identità nazionale non sia forte penso sia fuor di dubbio e ciò indipendentemente dai proclami roboanti di un “senatur” che in questo modo fa presa sui bassi istinti della popolazione.
Certo, Camon ancora una volta ha ragione quando affonda il dito nella piaga, in quel particolarismo che è proprio di noi italiani e che non ci fa vedere il mondo oltre la ristretta cerchia personale che, nel migliore dei casi, è rappresentata dal comune di residenza. Del resto, anche le celebrazioni dei 150 anni dell’unità nazionale stanno affondando in questi particolarismi con dimissioni a catena degli organizzatori.
Bossi si richiama ad Alberto da Giussano, ma chi era costui? Un personaggio leggendario, probabilmente mai esistito, fondatore della Compagnia della morte, istituita per difendere il Carroccio, simbolo della Lega Lombarda sorta per opporsi a Federico Barbarossa. La lega di allora spirito della Padania, di un’unione di popoli con le stesse origini? Nemmeno per sogno, perché scongiurato il pericolo Barbarossa ciascuno tornò al suo orticello, pardon al proprio comune.
Renzo Montagnoli <rmontagnoli@alice.it>
Egregio dott. Camon, ho letto con piacere il Suo editoriale e condivido perfettamente
tutto. Non mi e' parso vero scorrere quelle belle righe, pensando che
il mio giornale quotidiano finalmente esprimesse un pensiero così
condivisibile! Bossi non può rappresentare il Veneto, e i veneti
devono capirlo al più presto. Con lui abbiamo raccolto niente, altro
che federalismo! Anzi, ancora una volta siamo relegati a soffrire x
una crisi che non abbiamo voluto e che lui, con i suoi alleati,
continua sostenere che e' passata. Con questi leghisti non vogliamo
spartire nulla, altro che combattere! Il vero federalismo e'
l'autonomia, quella del Trentino e del Friuli, se passasse, Bossi e
compagni andrebbero a casa il giorno dopo. E finalmente, per la nostra
Regione di "polentoni" comincierebbe una vita nuova. Grazie ancora x
avermi fatto sognare un po'.
Giancarlo Dani Dani Giancarlo <dani@caprin.it>
Pregiatissimo e ispirato scrittore Camon, ho sempre letto e ammirato i
suoi lavori.
Meno quella volta che ha scambiato qualche affettuosità in dialetto
con il rampante Zaia. Ho molto gradito stamattina il suo bellissimo e coraggioso fondo di oggi.
Cosa dirà "el goernador"? Le scriverà l'indignazione in trevigiano
stretto? Scriva ancora, più spesso, prima che i leghisti s'impossessino
irreparabilmente anche dei nostri respiri.
Un caro saluto,
Bepi De Marzi
Vicenza
(Ho lasciato la mia Arzignano perché è caduta nelle mani dei barbari) <galine1@virgilio.it>
E' peggio l'ergastolo o la pena di morte?
19 giugno 2010
Il suo argomento, se mi permette, urta un po' con la logica spiccia. Se l'ergastolo e' peggio della morte, perche' la maggioranza dei condannati chiede di commutare la sentenza? Senza contare che l'ergastolo, piu' spesso che no, viene poi spesso "commutato", o ricorso in appello etc. etc. Comunque e' bene che si parli dell'argomento. Cordiali saluti,
Jimmie Moglia
Portland Oregon
www.dailyshakespeare.com
Salve Ferdinando, mi chiamo Nadia Bizzotto e sono una volontaria al carcere di Spoleto. Faccio parte della Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi, che tra le altre attività si occupa di carcere. Da anni sostieniamo gli ergastolani in lotta per la vita di Spoleto e di tutta Italia contro l'ergastolo, in particolare quello ostativo. Ho letto oggi il suo articolo sulla Stampa e non potevo credere ai miei occhi: La ringrazio molto per averlo scritto.
Le chiedo 7 minuti del tempo per vedere questo video realizzato proprio dagli ergastolani di Spoleto, parlerà molto di più ditante mie parole.
Poi vorrei chiedere se posso divulgare ovunque il suo articolo (abbiamo una mail list di circa 1.500 persone, tra giornali, tv, prof universitari, uomini di cultura, gente comune, associazioni, ecc..), sul Blog www.urladalsilenzio.wordpress.com <http://www.urladalsilenzio.wordpress.com> e il relativo Gruppo FB, mentre nel mio profilo l'ho pubblicato, avendo trovato su interne la possibilità di condividerlo.
Spero di avere presto una Sua risposta e mi piacerebbe mandarle un po' di materiale sulla questione.
La saluto cordialmente
Nadia Bizzotto
Servizio Carcere
Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII
Tel 0742 360764 Cell 349 7191476
email: ergastolani@apg23.org
PERCORSI SBARRATI-" Video sull'ergastolo ostativo, prodotto dagli ergastolani:
http://www.youtube.com/watch?v=pZnUuSfe7Yg <http://www.youtube.com/watch?v=pZnUuSfe7Yg>
Gruppo "Urla dal silenzio" su Facebook:
http://www.facebook.com/group.php?gid=155797882305&ref=ts
Caro Fernando, ho letto il suo articolo di oggi sulla pena di morte, interessante e sicuramente guarderò il film. una precisazione però: il fucile così detto "caricato a salve" in realtà é un mito che anche lei vedo pensa sia reale. Il fucile in questione é in realtà caricato con un proiettile di argilla morbida, che produce un rinculo identico a quello dei proiettili veri. Infatti, i fucilatori sono da sempre volontari, quindi non c'è dubbio che siano favorevoli alla pena di morte. Buona giornata.
SimoneSerrajotto <serrajo@hotmail.com>
Buon giorno Camon, solo all'ultima riga si rende conto che la pena di morte non è altro
che un omicidio e in quanto tale un opzione fuori discussione. E poi la storiella del rinculo..., ma dai, lo sanno tutti che chi è deputato a tale indecenza lo fa perché volontario e non certo costretto. Quindi quale godimento pensa che ci sia nel rendersi conto che la pallottola non è partita. Proprio una bella immagine fumettistica. Per quanto mi riguarda credo che neanche l'ergastolo così come concepito nella maggior parte delle "democrazie" sia da considerarsi accettabile, ma quale redenzione? e di fronte a chi? alla società, a Dio? Perché se parliamo di redenzione si dovrà ben individuare la coscienza con la quale fare i conti. Credo si dovrebbe ripensare ad un istituto che veramente rieduchi, che veramente ricerchi un miglioramento nelle coscienze, Crediamo sia il carcere e l'isolamento il metodo giusto? E poi la famiglia dell'uno chiedeva...la famiglia dell'altro invece...., ma questa è vendetta non giustizie e neppure un tentativo di moderazione e ripristino dei principi etici,
La saluto cordialmente
Mario Giorgianni <volamarietti@gmail.com>