"L'Arena di Verona" 27 novembre 2011
Ma possibile che ogni anno, in ogni città, salvo rarissime fortunate eccezioni, in questa stagione ci troviamo a fare i conti con le polveri sottili che intossicano l’aria, la rendono irrespirabile a tutti, ma specialmente a vecchi e bambini, che hanno i polmoni più delicati? Siamo ormai a fine novembre, il tempo si fa brutto e sporco, cielo grigio, nuvole basse, qui in Pianura Padana l’aria è di per sé pesante e grassa, ma la presenza massiccia delle polveri sottili la rende irritante e malsana: se fosse un’amara sorpresa di quest’anno, si potrebbe scusare l’amministrazione tutta, quella sociale, sanitaria e politica, ma l’anno scorso era esattamente così, l’anno precedente idem, l’anno ancora precedente la stessa cosa: è sempre così, la gente sta male, la Sanità lancia l’allarme, e non si sa cosa fare, si prendono rimedi scoordinati e temporanei, perciò inefficienti a risolvere il problema di fondo. Servono a tenerlo a bada, e neanche poi tanto. Qui si tratta di costruire una graduatoria dei nostri interessi, di noi tutti, lavoratori e non, anziani e giovani, gente che sta in casa e gente che deve uscire, e rispettarla e farla rispettare. Probabilmente non è facile, e questo spiega perché questa graduatoria non viene imposta. Probabilmente c’è una parte del pubblico, forse neanche piccola, che ne avrebbe un danno. Ma se al primo posto di quella graduatoria, dei risultati che dobbiamo seguire nell’amministrazione pubblica, mettiamo lo stare meglio, la salute pubblica, il calo delle malattie e dei disturbi respiratori che in questa stagione diventano epidemici, credo che saremo tutti d’accordo. E una volta stabilito che dobbiamo perseguire questo risultato, non perdiamolo più di vista. Le indagini dicono che il blocco delle auto a qualcosa serve? E allora applichiamolo su vasta scala. Non per quattro-sei ore, o per mezza giornata, ma per una sequenza di giornate che sia significativa. Non fissiamo una scadenza ravvicinata, un dato giorno o una data ora, ma un limite delle polveri che dobbiamo abbattere: il blocco delle auto cessa quando le polveri scendono sotto un certo livello di respirabilità. Prima, no. Abbiamo sperimentato che se viene una pioggia, magari una pioggerella, il livello delle polveri sottili si abbatte di colpo: bene, teniamo conto di questa eventualità, se piove si riprende a circolare. Sappiamo che anche il residuo delle combustioni per riscaldamento inquina l’aria. E sappiamo che c’è una differenza tra usare auto verdi e auto della generazione precedente. Teniamone conto. Ormai le auto non-verdi dovrebbero circolare solo dove l’inquinamento è minimo. Si fa un gran discutere delle auto elettriche, si dice che sarebbero perfette per le nostre città, ma da noi non se ne vedono, non siamo noi, sono gli stranieri, a mettere in cantiere modelli di auto elettriche, da usare in città. Ormai arrivano ad avere una buona autonomia, oltre all’inquinamento tossico ci risparmiano anche l’inquinamento sonoro, e sono più piccole, il che vuol dire che risparmiano spazio nei parcheggi. Sono auto-da-ufficio. Adempiono cioè lo scopo per il quale usiamo il 90 % delle nostre auto. Siamo indietro, perché non riconosciamo a questo problema la gravità che ha. Pensiamo sempre che le malattie, specialmente quelle endemiche, abbiano il carattere della fatalità, e invece sono rapportabili a nostre incurie, nostre negligenze, alla nostra incolta e ostinata ignoranza degli infiniti preavvisi che la Natura ci lancia: l’aria è il primo elemento necessario per vivere, il nostro corpo è un motore che brucia l’aria, aver cura dell’aria vuol dire dare il giusto valore alla vita. Chi amministra le città dovrebbe tener conto di questo. Prima di tutto.
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