Quotidiani del Gruppo Espresso-Repubblica 14-15 novembre 2011
Berlusconi si è dimesso o è caduto? Dimesso, dicono i suoi; caduto, dicono gli avversari. È comunque l'evento più importante della nostra vita. Un immenso sogno popolare, di gran parte del popolo (è l'uomo che ha avuto la più grande maggioranza della nostra storia), è svanito, e la passione di gran parte del popolo si trasforma in odio di gran parte del popolo. Ma non è caduto per lo strapotere degli avversari: ha fatto tutto da solo, lui s'è fatto e lui s'è disfatto. Il dramma che l'ha portato al potere e dal potere l'ha precipitato non è un dramma storico ma antropologico: per spiegarlo non occorre analizzare la storia, ma l'uomo. Gli anni che segnano l'era berlusconiana sono stati anni in cui non un partito, non un governo, non un programma, non un'idea o un ideale hanno dominato la storia, ma un uomo: anni di ipnosi. L'uomo ha ipnotizzato un popolo con la parola e l'immagine, con la comunicazione. Non non usa la parola scritta. Usa la parola parlata, è uomo dall'eloquio seducente, e usa l'immagine, la propria immagine e quella di quelli che lavorano con lui. E specialmente "quelle" che lavorano per lui. Per uscire dall'epoca berlusconiana noi dobbiamo entrare in un'epoca in cui il leader non ci seduca perché è ricco, ma perché è saggio. Non sia piacevole perché racconta barzellette, su di sé, su di noi, su Dio, sul sesso, sugli ebrei, ma perché ci fornisce programmi. Non un leader che nei convegni mondiali fa ridere, rendendoci ridicoli, ma che si guadagni la stima, meritandoci il rispetto. Siamo diventati un popolo minore, mentre siamo più grandi di quanto il mondo ci consideri. Dobbiamo avere un parlamento scelto da noi, uomo per uomo, non scelto da lui, uomo per uomo. Il parlamento dev'essere la collettività delle nostre famiglie che diventano Stato, non la sua azienda che diventa Stato. Dobbiamo avere deputate e senatrici capaci, non carine. Se sono anche carine tanto meglio, ma la loro bellezza non è, come ci è stata presentata finora, garanzia sufficiente, le donne sono come noi, belle o brutte, intelligenti o vuote: una donna bella ma vuota resta vuota. La scelta delle parlamentari in base all'avvenenza ha introdotto nelle case la convinzione che le nostre figlie belle non devono andare verso lo studio e la vita, perché è la vita che va verso di loro: era il messaggio berlusconiano, ed era falso. La vita non va verso nessuno. Siamo noi che dobbiamo andare verso la vita, verso il mondo. Ciò che vogliamo, dobbiamo meritarcelo. Il passaggio che stiamo vivendo dev'essere un passaggio antropologico: noi non dobbiamo creare un partito nuovo, una coalizione nuova, ma un nuovo uomo. Il leader che è caduto non rispettava le istituzioni e i valori: s'è servito della chiesa, spacciandosi per cattolico, favorendola con le leggi ma disonorandola con i comportamenti, ha irriso alla giustizia, creando uno scontro tra politica e giustizia, e sostenendo che la giustizia si metteva contro la politica. Il risultato è che non la maggioranza del popolo, ma una buona parte non ha più fiducia nella giustizia, e uno Stato in cui la giustizia non è creduta è morto. Il popolo ha perso il senso dello Stato e della giustizia, che è come dire le ragioni per stare insieme. Dobbiamo ritrovare quelle ragioni. Finora vedevamo in molte norme che i parlamentari della maggioranza firmavano, un interesse di tutti loro o del loro capo, e questo ha fatto sì che in tutto quello che facciamo anche noi (nel campo delle tasse, l'evasione, l'esportazione di capitali, i bilanci, gli appalti) ci sentissimo a posto se cercavamo il nostro interesse, perché l’azienda e la famiglia stanno sopra lo Stato. Portarci fuori da questo sistema e dentro un altro sistema è il compito del nuovo leader. Può farcela un tecnico dell'economia? La mia risposta è: No. Un colto e raffinato burocrate dell'economia può soltanto risanare i conti. Ma il nuovo uomo non può nascere che dai conti risanati. Il nuovo leader non ci porterà nella nuova giornata. Basta che ci porti fuori dalla notte.
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