Quotidiani del Gruppo Espresso-Repubblica 23-28 ottobre 2011
Dobbiamo vergognarci noi italiani? Se lo chiedono i nostri giornali, se lo chiedono i giornali europei. Vergognarci dei problemi che creiamo all’Europa, dei debiti che abbiamo, vergognarci perché andiamo indietro con l’economia, l’occupazione, lo studio, l’esportazione, la produzione. Siamo un peso per gli altri stati dell’Unione. Anche loro hanno i loro problemi, e farsi carico dei nostri gli dà, giustamente, fastidio. Dunque, dobbiamo vergognarci?
Se uno è in difficoltà, e chiede aiuto, non deve vergognarsi, se quella difficoltà viene dal destino, dal caso, dalla sventura, dalla calamità. Ma se viene da lui, se lui ne è colpevole, allora sì, verso i fratelli si prova un senso di vergogna. Vergogna che aumenta se lui, invece di darsi da fare per migliorare la sua condizione, in realtà la peggiora. Ed è questa la nostra situazione. Siamo messi male, siamo screditati, nell’economia, nella politica, e invece di apportare una correzione andiamo di male in peggio. Sarebbe nostro interesse introdurre una svolta secca, che ridia fiducia all’interno e all’estero, mandare via chi ci tiene inchiodati in questa condizione, e chiamare altri a governarci. Il fatto è che noi popolo non possiamo, e chi lo può non vuole. Dunque, stiamo scontando un cattivo sistema costituzionale che non permette al popolo di far valere la propria volontà. Chi tiene il potere non vuole perderlo, e giudica questo risultato più importante del benessere del popolo. Finora ci sta riuscendo, e questo lo euforizza, mentre il popolo si deprime e all’estero ci deridono. La situazione è questa: manifestazioni, violenze, sfilate, proteste in basso, tra il popolo, e in alto, tra chi ci governa, barzellette, scandali, dichiarazioni euforiche, promesse, trucchi. Da questo è nato quel volgare, irriguardoso e offensivo risolino di Sarkozy e della Merkel, mentre parlavano di noi, al meeting europeo. È stato uno scherno in faccia al mondo, a perenne memoria. Ma uno scherno sciocco. È alterna l’onnipotenza delle umane sorti, ora sale un popolo ora l’altro. Francia e Germania hanno sempre avuto rivalità, astio e disprezzo verso di noi. Non sono rivalità recenti. I popoli hanno la memoria lunga. La Francia è una nostra creatura, lingua civiltà religione diritto, tutto fu impiantato dai Romani in Francia alle origini della sua civilizzazione, quand’era ancora Gallia. I francesi hanno creato un fumetto, notissimo in tutto il mondo, in cui esaltano un personaggio della Gallia eterno vincitore sui romani. Quell’Asterix che salva l’orgoglio della nazione, perché i romani non riescono a piegarlo. È chiaramente una vendetta inconscia, se c’è un popolo che deve tutta la sua civiltà a un altro popolo, questo è la Francia. Quanto al popolo tedesco, forse il lettore non sa che a tutt’oggi lo studente italiano che vuole laurearsi in Storia Romana deve dimostrare di saper leggere e tradurre il tedesco, perché i più grandi studiosi della storia romana sono tedeschi. I tedeschi hanno sempre sentito nell’espansione civilizzatrice di Roma il ruolo che loro hanno sempre sognato e mai raggiunto: fino alla seconda guerra mondiale compresa. Avere il mondo in pugno, e germanizzarlo, come i romani l’hanno avuto, e l’hanno romanizzato. Ma, grandi vincitori di battaglie, i tedeschi sono immensi perdenti delle guerre. E sui tempi corti, nel secolo scorso, la nostra vergogna, il fascismo, è sormontata dall’immensa vergogna del nazismo. È dopo che nasce il problema, sui tempi cortissimi. Gli ultimi vent’anni, e in particolare gli ultimi dieci. È qui che sboccia la nostra umiliazione. Questi anni hanno un nome, quello del premier. Perciò non si deve prendere lo scherno dei governanti stranieri al nostro premier come uno scherno a noi. Francesi, tedeschi, inglesi non parlano del popolo italiano, ma della sua classe dirigente, e soprattutto del premier. Il popolo conduce una vita faticosa-rinunciataria-tragica, il premier una vita gaudiosa-barzellettosa-lasciva. Questa gioia lasciva, ostentata continuamente, è il primo oltraggio alla fatica del popolo. Il vero oltraggio, origine di tutto. L’altro oltraggio, lo scherno degli stranieri, è un’eco. E una conseguenza.
(fercamon@alice.it)
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