Quotidiani del Gruppo Repubblica-Espresso 16 ottobre 2011
Sì, siamo contro la violenza, e se ci scappasse il morto, in questa protesta degli indignati, sarebbe una sconfitta per tutti. Ed è possibile che succeda. Perché a Roma bruciano le auto, spaccano le vetrine, ci son già decine di feriti gravi, anche tra i poliziotti. Cortei a Milano. A Roma deviano i bus. Non si capisce perché puntino su Ministero della Difesa, che c’entra la Difesa? Ah ecco, adesso deviano verso il Ministero dell’Economia. Hanno ragione a protestare? Sì. Hanno ragione a spaccare tutto, anche le teste? No. Ha ragione Mario Draghi, a dire, quando la protesta comincia come una sfilata, “che li capisce e sta con loro”? Sì, è nobile da parte sua dirlo. Ha ragione, quando la manifestazione degenera, e si scatena la violenza, a dire che “non li capisce più”? No. Non si possono accettare, né giustificare, ma non sono inspiegabili. Qualche spiegazione c’è. Purtroppo. Ogni protesta dovrebbe restare entro i limiti della democrazia. La democrazia c’è costata una guerra, che poi è diventata una guerra civile, con tanto sangue fraterno. Chi adotta comportamenti estranei alla democrazia è nostro nemico, e ci fa del male. Va combattuto e impedito. Se in questi cortei ci sono professionisti della violenza, vanno incarcerati. Una volta per tutte.
Ma detto questo, bisogna fare un passo avanti: non siamo più in democrazia. Di anno in anno, di manovra in manovra, di legge in legge, siamo usciti dalla democrazia, non la vediamo più neanche all’orizzonte. Questi ragazzi protestano, molti civilmente, sfilando e alzando cori e cartelli, altri incivilmente, manovrando aste e scagliando pietre, perché: 1) il Parlamento non vota democraticamente, le decisioni che prende non rispecchiano la volontà del popolo, il popolo è tradito; 2) tanti fatti mostrano che al paese servirebbe un cambio di governo, ce lo dicono anche le istituzioni straniere, l’Europa, l’America; 3) il governo in carica aveva il gradimento della Chiesa, e quindi dell’elettorato cattolico, ma l’ha perso per tanti comportamenti scandalosi, per cui la Chiesa stessa ha dichiarato pubblicamente che bisogna “purificare l’aria”, ma non si trovano gli strumenti per farlo; 4) il sospetto che un certo numero di deputati “si mettano all’asta”, per vendersi al maggior offerente, si rinnova ad ogni votazione di fiducia, e si è fatto terribile (se qualcuno mi smentisce, mi leva un peso) dopo l’ultimo voto di fiducia per la straordinaria vicinanza temporale tra voto del deputato e premio di carriera al deputato stesso: praticamente i due atti sono stati contemporanei; 5) se questo fenomeno dei deputati in vendita esiste, bisogna purtroppo aggiungere che vengono anche dalla più feroce opposizione, e dunque: non abbiamo un’opposizione; 6) in questo momento di crisi planetaria, le manovre più importanti del governo sono quelle economiche, si tratta di spartire i prelievi e le tasse, e la spartizione dovrebbe gravare di più su chi ha di più, ma nei ceti che hanno di più la classe governante ha il suo più vasto elettorato, e non vuole perderne neanche una fetta, perciò le stangate, i prelievi, le riduzioni degli aiuti, i tagli delle risorse, li indirizza verso gli altri ceti; 7) la prima preoccupazione dei governanti non è uscire dalla crisi, ma conservare il potere; 8) quando incontriamo un cittadino di un altro popolo il suo sguardo ci copre di vergogna: lavoriamo di più, ci pagano di meno, perdiamo porzioni di sanità, i nostri figli cercano ma non trovano lavoro, e per di più ci tocca vergognarci. È giusto indignarsi. Non si può non indignarsi. Ma non è giusto spaccare auto negozi e teste. I teppisti devono finire in carcere: più numerosi sono, meglio sarà. Però il fatto è che la democrazia non funziona. Non c’è un sistema per cacciare i deputati in vendita? Non c’è una Corte che dichiari incostituzionale questa legge elettorale? Non c’è un garante del popolo che dica di andare al voto? Spaccare le teste è un atto violento e inaccettabile. Ma se la democrazia è questa, è anch’essa violenta e inaccettabile.
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