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articoli » 22 ottobre 2006
La rivincita del bosco selvatico. Tornano orsi e lupi
È notte, fioca luce di luna, il lupo arriva da sinistra, si accosta con prudenza all'albero-trappola, la cinepresa lo inquadra mentre sfila magro, fianchi incavati, annusa e slappa quel che gli han preparato per terra, gironzola, poi svolta ad angolo retto e si dilegua verso sinistra. Siamo al confine tra Italia e Austria. Non si era mai visto un lupo da queste parti. Adesso c'è. Viene dall'Austria o dalla Svizzera. Da quel che si può capire dai ciuffi che ha lasciato, è in buona salute. Dunque, prendiamone atto, qui adesso c'è anche il lupo. Più a Sud, han rivisto l'orso nei boschi delle Dolomiti bellunesi. Hanno esaminato il dna, dicono che è figlio di Dino, l'orso così chiamato in onore di Dino Buzzati, perché queste sono le Alpi di Buzzati e lui questo orso lo amerebbe. Non tutti sono d'accordo. C'era anche un orso chiamato Bruno, veniva dalla Slovenia come Dino, e passava e ripassava il confine tra Italia e Austria, finché non è più tornato: assaliva le pecolre, i pastori erani furibondi e gli hanno sparato. Lunga polemica tra animalisti italiani e cacciatori tirolesi: qualcuno ha osservato che, se invece di chiamarsi Bruno si fosse chiamato Biondo, sarebbe ancora vivo. Comunque, lo hanno mangiato, in un banchetto collettivo. Il nuovo orso non ha ancora un nome, lo chiamano con una sigla, ma Dino Junior non suonerebbe male. Tra le Dolomiti bellunesi, Dino figlio di Dino predilige il Bosconero, sulle propaggini del Civetta. È qui che mi trovo, e sento girare nel mio cervello la domanda che gira nel cervello degli abitanti: un bosco dentro il quale c'è un orso, è più bello o più brutto? e se dentro c'è un lupo? Nella Valle di Zoldo, dominata dal Civetta, si aggirano le volpi. Non hanno fame, e se arrivano a lambire i villaggi è perché sanno che intorno alle case c'è più cibo, e più buono. Ieri una signora mi aveva invitato a pranzo, me e un'altra decina di persone, arriviamo e la troviamo trafelata: a sera aveva lasciato la carne per lo spezzatino al freddo, all'aperto, ben avvolta nel cartone, e all'alba non ce n'era più una briciola, e tuttavia il sacchetto non era stato squarciato, ma semplicemente forato, un buco tondo, attraverso quel buchino la volpe sera pappato l'intero pranzo. Se le è piaciuto, tornerà. E allora completiamo la domanda: un bosco dentro il quale s'aggirano le volpi, che scendono fino alle porte della tua casa a mangiarsi il tuo pasto, è più bello o più brutto?
È più bello. Il bosco, dentro il quale vivano anche specie animali inconciliate con noi, è più naturale e più vitale, perché amplia il concetto di vita e di natura. Anche gli animali hanno un progetto di vita e mirano a realizzarlo. Anzitutto, cercano ciò che gli fa piacere ed evitano ciò che gli dà dolore. In secondo luogo, mirano a riprodursi. Se un'altra specie vivente si attribuisce il diritto di stroncare questi progetti, stabilisce di fatto una graduatoria fra le specie, non molto diversa dalla graduatoria fra le razze, di recente memoria. Non sarà razzismo, ma è specismo. Le specie diverse hanno habitat diversi. Penetrando nei boschi dove vivono orsi e lupi, l'uomo va ad occupare gli habitat altrui, perché tende a fare di tutta la Terra il suo habitat esclusivo. Una Terra dove l'uomo comandi su tutto e non abbia paura di niente, è meno naturale di una Terra nella quale l'uomo conosca la paura. Naturalmente vale anche il contrario: una Terra dove l'orso invade il tuo territorio perché non ha paura di te (succede in Abruzzo, dove intorno ad alcuni villaggi si avvistano "orsi confidenti", che cercano il contatto con l'uomo). A ognuno il suo habitat. Alla periferia di Los Angeles, verso la Mullholland Drive, si estendono colline e boschetti nei quali si aggirano orsi: la città non organizza battute di caccia per eliminarli, ma si limita a piantare sul limite dei boschi dei cartelli con scritto "Bear", orso. Puoi andare lì, ma sappi che puoi incontrarne qualcuno. Dalle ultime villette abitate, i bambini guardano fuori attraverso le vetrate, se per caso vedono passare qualche orso. Non gli capiterà mai. Ma sanno che può capitare. Così in questi boschi dello Zoldano, sui quali il Pelmo vigila come un dio seduto in trono, non capiterà mai a un turista d'incontrare Dino figlio di Dino, o il lupo venuto dalla Svizzera, ma in teoria potrebbe capitare. L'uomo impara che la Natura esige cautela e rispetto. Un rapporto cauto e rispettoso con la natura è un rapporto corretto.
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