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Ferdinando Camon

La politica dell'eterno rinvio

 

Quotidiani delle Venezie 13 aprile 2011

Mentre scrivo, nel parlamento è in atto una dura battaglia per il cosiddetto processo breve: vanno avanti fino allo sfinimento, vogliono concludere entro 24 ore.  Ammirevoli, ma in fin dei conti queste norme sulla giustizia riguardano un’infima percentuale di italiani: quando mai i nostri parlamentari lavoreranno così a lungo e senza pause per i problemi che riguardano tutti noi? Il parlamento è ormai separato dal popolo. “Gli imprenditori si sentono soli”, lamenta Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria. Ha ragione: per uscire dalla crisi, devono inventare da soli i modi e i mezzi. Ma non si sentono soli anche i precari? Gli studenti? Gli insegnanti? I docenti? I sindaci? Gli amministratori? Perfino Maroni, perfino i lampedusani, perfino gli immigranti? Siamo tutti soli. Da molti anni in qua, il modo che vediamo applicato nell’affrontare i problemi è spostarli o rimandarli, in altro luogo o in altro tempo. Stiamo attraversando anni segnati dall’eterno rinvio. Le istituzioni, tranne alcune (meritorie), non camminano al nostro fianco.
Guardiamo le notizie di questi giorni. Hanno arrestato un ex-prefetto, c’erano vittime dell’usura che gli chiedevano aiuto e lui, per aiutarle, pretendeva, secondo l’accusa, denaro e favori sessuali: come si saran sentite quelle vittime? Senza legge, senza polizia, senza magistrati, senza Stato. Come i tanti, troppi che pagano il pizzo. Come si dichiara Maroni? Abbandonato dall’Europa: forse è colpa dell’Europa, forse dell’Italia, resta il fatto che, se non esiste una rete di protezione nazionale che ci trattiene nelle cadute, non esiste nemmeno una rete europea. Come si sentono i lampedusani? Abbandonati dalle autorità e dalle leggi. Gli arrivano in casa migliaia di stranieri sfiniti e affamati, bisognosi di un pasto e di un tetto, e loro devono arrangiarsi. E gli africani che sbarcano qui? I paesi d’origine non vedono l’ora che se ne vadano, non importa se arrivano in Europa o annegano in mare, purché spariscano. L’Italia gli vuol dare carta bianca per circolare perché spera che così passino le Alpi e diventino un problema dell’Europa. Il modo di risolvere il problema è farne un problema altrui. Che ne è dell’Aquila? Poco tempo dopo il terremoto credevamo che fosse stata ricostruita con tecniche giapponesi, più bella e più forte di prima, adesso scopriamo che è disastrata come dopo il crollo: il modo impiegato per risolvere il problema dell’Aquila è nasconderlo. Napoli? Ammorbata dalle immondizie, le nascondono sottoterra e rispuntano come funghi. I problemi dell’agenda di oggi vengono spostati nell’agenda di domani. Di questo passo, i processi di Berlusconi andranno tutti in prescrizione. Per le piazze hanno sfilato i precari, e cos’è successo? Niente, il precariato resta un problema perenne. I precari sono gli abbandonati per eccellenza: lavorano ma non sono lavoratori, sono tappabuchi. All’università ci sono docenti che hanno vinto il concorso a cattedra, gli spetta un posto di ruolo, l’università promette ma rimanda sine die. Tutti i grandi problemi si risolvono col rinvio. Parmalat, la massa di creditori truffati: ieri si affacciava la prospettiva che il parziale rimborso si allontana sempre più. Nelle grandi truffe, nei grandi disastri, nelle grandi tragedie si applica su larga scala il rinvio o l’invito alla rassegnazione. Moby Prince, la più grande catastrofe della nostra Marina Mercantile, 140 morti: in questi giorni ci dicono che non è ancora possibile fare giustizia. Stazione di Viareggio, esplosione di un treno carico di gpl, 15 morti e 30 feriti gravi: a due anni di distanza, ci dicono che la giustizia per ora è impossibile. Le corruzioni vengono sempre messe in attesa. Come nelle ULSS i cancri al seno o all’utero: una donna sente un nodulo al seno, corre spaventata per un controllo urgente, la mettono in lista d’attesa per mesi. La Fiat è entrata nella proprietà della Chrysler, ieri ha portato la sua quota dal 25 al 30 %, cosa intende fare? Diventerà americana? Pianterà l’Italia? La tecnica della risposta è: mai rispondere, rinviare di mese in mese. È una politica che ragiona per tempi eterni. Purtroppo la vita è breve. Non vedremo la soluzione dei nostri problemi: il nostro modo di risolverli è quello di lasciarli in eredità ai nostri figli.

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