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Ferdinando Camon

Perché i Veneti non festeggiano l'Unità d'Italia

"Il Mattino di Padova " 17 marzo 2011


Il Veneto è la terra dove si è lottato di più per fare l’Italia, e si è pagato di più, in sangue e distruzione. L’Unità è un’impresa nostra, in prevalenza nostra. Eppure a festeggiare l’Unità oggi il Veneto è la regione più renitente, capi-istituzione anche di altissimo livello s’oppongono, invece di esaltare questa festa la denigrano. Qui c’è qualcosa di oscuro e doloroso. Finché c’è questo “qualcosa”, l’unità non è compiuta, non è perfetta. I veneti incarnano la punta più alta dell’anti-unità perché sono l’avanguardia dell’anti-italianità, non sono contrari (quelli che sono contrari) a festeggiare l’unità, sono contrari all’unità. Non hanno il senso della nazione e dello stato, non si sentono appartenenti a un popolo. Sentendo questo, si pensa immediatamente alla frizione che esiste, e non viene nascosta, tra veneti e napoletani, veneti e romani, veneti e siciliani o calabresi: sì, c’è questa frattura fra veneti e centro-meridionali, ma non c’è una stretta unione neanche tra trevigiani e vicentini o veronesi o veneziani. I veneti non sono regionalisti, la loro patria non è la regione. Non nemmeno la provincia. Hanno un senso di patria molto ristretto, limitato al comune. Hanno un orecchio fine per distinguere i dialetti, appena dici tre parole sentono subito se sei di Padova o di Rovigo o di Venezia, sono infallibili. Non fanno mai una questione di grandezza, quando parlano di capitali, ma di vicinanza. Roma è certamente grande, ma è distante: c’è un paesetto, in provincia di Padova, che si chiama Mezzavia, e la gente dice che si chiama così perché e a mezza via tra Roma e Vienna, il che significa che gran parte del Veneto è più vicina a Vienna che a Roma. Roma è lontana ed è miope, non vede fino a qua. Non sa niente di noi. E non gliene frega niente. Se le nostre tasse vanno prima a Roma, e poi tornano come risorse dallo Stato alle regioni, noi siamo fritti, perché non tornano più. Difficile o impossibile far capire ai veneti che se Roma è lo Stato e la sede del governo, per lunghi anni abbiamo avuto, noi veneti, nostri uomini di Stato e di governo, e siamo stati il grande serbatoio del partito cattolico che ha tenuto in pugno l’Italia. Quel partito cattolico era l’incarnazione dell’idea di partito che ha l’uomo veneto. Il Veneto è una regione bianca, e il votante veneto vota cattolico, e questo vuol dire una cosa importante e non semplice. Votando DC l’uomo veneto non votava un partito di Roma, votava il partito della Chiesa. Votava cioè (posso dirlo? non è che vengo frainteso?) per Gesù Cristo. La Chiesa è fuori e al di sopra dello Stato, e votare Dc voleva dire votare fuori dello Stato, al di sopra dello stato, contro lo stato, rifiutando lo stato. Questo cercare qualcosa che stia fuori e sopra e contro lo Stato, è rimasto l’idea di fondo dell’uomo veneto: fuori e al di sopra e contro sta oggi la Lega, e per questo l’uomo veneto vota Lega e ascolta la Lega, e se la Lega predica contro l’unità, una buona fetta di veneti si colloca contro l’unità. Dicono che qui c’è del razzismo, e non è vero. Dicono che i venti disprezzano Garibaldi e i Mille e i Savoia, e non è vero. Dicono che, fra le altre Venezie, l’uomo veneto odia l’Alto Adige, e non è vero. Non è una questione storica o sentimentale io razziale. È una pura e semplice, ma profonda e radicata e fondata, questione di soldi. L’uomo veneto, che ha avuto tanti valori negli anni passati, casa chiesa lavoro famiglia risparmio, oggi ha come traguardo della sua vita i soldi. A spiegare l’anti-italianità dei veneti non è Freud, è Marx. Il denaro è l’equivalente di tutto, col denaro compri tutto, anche amore, sesso, voti, carriera. Chi ha soldi vale di più di chi ha cultura. Sei un artista? Mi fai pena. Sei stato promosso? Bravo, è quel che conta. Ma non hai imparato niente? Frégatene. Vuoi sposare quel ragazzo? Ma quanto guadagna? Ora, nell’Italia unita, a disturbare (anzi, ad avvelenare) i rapporti tra le regioni entra proprio la questione dei soldi, quanti soldi lo Stato incassa da ciascuna regione e quanti ne restituisce in servizi e sussidi. Non c’è dubbio che la regione Veneto è la più tartassata. Dà molto e riceve poco. Cioè, dà a fondo perduto. È circondata da regioni, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige, che ricevono molto di più, e questo manda in bestia l’uomo veneto. Se permettete, con piena ragione. Sempre con quell’occhio maligno, l’uomo veneto misura l’unità d’Italia sul metro dei soldi, e trova che l’unità non  è affatto un’unione fra pari. L’unità non  è realizzata. Sarà realizzata quando avremo tutte regioni speciali o tutte regioni normali. Così pensa il veneto. Con tutto il rispetto, sono completamente d’accordo. Il che non significa negare il principio di sussidiarietà, significa applicarlo. Il rapporto regioni-Stato va reimpostato: la regione che dà di più deve ricevere di più per poter continuare a dare di più. Che bella Italia sarebbe!

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