"L'Arena di Verona" 24 febbraio 2011
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articoli » 22 ottobre 2006
Eroi sconosciuti
Il nonno vigile ucciso da un pirata della strada mentre sorvegliava l’uscita dei bambini dalla scuola, a Montecchio Maggiore, non è un “eroe per caso”. La definizione di “eroe per caso” viene dal film con Dustin Hoffman, in cui Hoffman è un ladruncolo pauroso che, vedendo precipitare un Boeing lì vicino, rubacchia quel che può, tira in salvo qualche malcapitato perché proprio non può farne a meno, e scappa per nascondersi. Poi lo trovano e lo premiano, ma intanto lui voleva intascare qualcosa e farla franca. Questo è l’“eroe per caso”. Ma il nonno vigile di Montecchio Maggiore era dove doveva essere, faceva quel che doveva fare, non è scappato, non ha ascoltato le urla di quelli che gli facevan segno di fuggire, ed è stato travolto e ucciso da un’auto che viaggiava a cento all’ora. Quello era il punto della strada sul quale s’immettevano i bambini in uscita dalla scuola, e lì stava Antonio Mercanzin di 73 anni con l’amico vigile Girolamo Rigolon, Rigolon è stato sfiorato, il Mercanzin è stato colpito in pieno e trascinato per venti metri. Nessun bambino ha avuto un graffio. Il sacrificio è servito a qualcosa. Non sappiamo se quello di non-scappare sia stato un gesto istintivo o un gesto coatto, imposto dalla fulmineità dell’evento e dall’abitudine di restare nel luogo dove si deve essere, fatto sta che l’auto arriva come un razzo, se lì ci fossero i bambini sarebbe una strage, ma c’è il Mercanzin che non si muove e viene abbattuto. Le madri, i padri, i fratelli, i parenti dei bambini che-non-sono-stati-colpiti, lo ricorderanno come l’eroe che s’è sacrificato per loro, lui è morto e loro sono vivi. È un eroe per questo. Uno dei tanti, infiniti, sconosciuti uomini che fan parte del popolino che non ha gloria, del quale non parlano mai né giornali né tg, ma che fanno umilmente, metodicamente, oscuramente il proprio dovere, lavorano con tutte le forze che hanno, risparmiano più che possono, sopportano quel che c’è da sopportare, se si ammalano accettano il posto in stanza multipla o in corridoio…: l’Italia è piena di gente che accetta il sacrificio, tira la cinghia, rinuncia quando c’è da rinunciare, si mette al secondo posto dietro ai figli o nipoti, non ha quasi niente e si sente indegna anche di quel niente. Sono gli “eroi sconosciuti” dei quali non sappiamo nulla. Questo nonno vigile fa eccezione, adesso diventa famoso, di lui sappiamo tutto. Io so di lui nome, cognome, età e com’è morto. Ma ci sono altri come lui, sconosciuti più di lui. C’è una signora che deve abitare qui vicino a me, so solo che aveva fatto domanda per l’adozione di un bambino, l’han fatta aspettare oltre ogni umana sopportazione, poi quando ha portato a casa il suo bambino abbiamo scoperto che era cieco: lei voleva quello. Non so il nome di questa signora, e me ne vergogno. Dal Veneto parte un intenso volontariato, ci sono giovani laici e missionari che ogni anno vanno in giro per il mondo a portare l’aiuto che possono. Ho conosciuto un comboniano che dopo aver lavorato 60 anni in Africa è tornato qui per morire. L’ho anche intervistato. Ma non so più se sia morto, e di questo dovrei vergognarmi. Sono gli “eroi senza nome”, che fanno il bene per il gusto di fare il bene. Sono loro la nostra dignità, il nostro orgoglio. E sono tanti. C’è del marcio in alto, e tutti guardano lì. In basso, negli strati più umili, dove nessuno guarda mai, c’è tanta sanità etica. È quella la nostra salvezza.
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