Quotidiani delleVenezie 17 dicembre 2010
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articoli » 22 ottobre 2006
La Mafia arriva al Nord
Ieri a Udine hanno sequestrato beni per 50 milioni di euro a un imprenditore palermitano, che si sarebbe trapiantato nel Nord-Est per riciclare i suoi immensi patrimoni, accumulati in maniera illecita. Il 5 novembre, in provincia di Udine, a Cervignano, è stato arrestato il padrone di un locale di ristorazione, nel quadro di un’opera di smantellamento di due cosche mafiose, Di Cosola e Stramaglia. Il 2 agosto è arrivata la scoperta che attraverso il Friuli-Venezia Giulia passa l’eroina che arriva in Europa dall’Afghanistan: in partenza la droga è in mano alle mafie serbe, in Friuli Venezia Giulia passa nelle mani della mafia nostrana. E dunque leviamocelo dalla testa: il Nord-Est non è immune dalla criminalità mafiosa. La presenza della mafia nel milanese è nota da tempo, sono noti i nomi delle cosche (Barbaro, Papalia, Sergi), e si sospetta che lavorino d’accordo con ‘ndrine calabresi. In quali campi lavora la criminalità mafiosa, qui al Nord?
In Friuli Venezia Giulia nel riciclaggio del denaro. Nel Veneto (province di Padova, Verona, Vicenza) nel riciclaggio di denaro, traffico di stupefacenti, traffico d’armi, estorsioni. Le notizie sono choccanti, ma c’era da aspettarsele. La mafia e la ‘ndrangheta hanno scoperto la ricchezza del Nord, e il suo stile di vita, vulnerabilissimo, già quando veniva praticato il domicilio coatto dei criminali. Venivano mandati qui sulla base di un presupposto errato. Cioè che, a tanta distanza da casa, e calati in un contesto fortemente diverso, per così dire “si sterilizzassero”, diventassero innocui e finissero redenti. Non è andata così. Primo: perché non erano separati da casa, ma potevano continuare a esercitare la mafiosità in patria. Secondo: perché il territorio non li ha dominati, ma loro han dominato il territorio. Fare il mafioso è un lavoro più semplice degli altri, si fa con telefonino computer auto, e questi mezzi han di fatto abolito le distanze: puoi mandare ordini a qualunque distanza, senza farti scoprire. I criminali si collegano da Italia all’America via Skype, si guardano in faccia, scherzano e ridono, e la polizia non sa come intercettarli. Per di più, Skype costa zero. Nel nuovo territorio, i malavitosi han passato qualche anno di sbandamento, ma poi si sono orientati. Han capito che è meglio piazzarsi nelle cittadine piuttosto che nei capoluoghi: quando prima citavo Padova, Verona, Vicenza, intendevo le loro province, le tranquille, ricche, inesperte cittadine del Nord-Est. Qui la vita è pacifica, le forze di controllo scarse, le possibilità di mimetizzarsi tante. Si aggiunga il vero fattore determinante per l’impianto e l’attecchimento della criminalità, e cioè l’inesperienza degli abitanti, noi. La criminalità “ci coglie di sorpresa”. Non c’è prevenzione, zero assoluto. Se c’è un caso di estorsione, nessuno sa come reagire. A Milano le estorsioni sono parecchie, anche per mezzo del pizzo, che è una estorsione periodica fissa. Ma (è il lamento dei magistrati) la gente non denuncia. Eppure si tratta di imprenditori scafati, istruiti, molti laureati: non denunciano. La polizia lamenta il caso, clamoroso, di un imprenditore che pagava il pizzo, se ne lamentava al telefono con gli amici, ma interrogato dalla polizia negava. Che cos’è? Paura. La malavita arriva al Nord e lo Stato non è attrezzato per fermarla. Bisogna arrivare alla possibilità di denunce anonime, non solo del pizzo pagato personalmente ma anche di quello sospettato in zona, la giustizia deve scattare subito e non dopo anni, e la polizia da sola non basta, ci vuole anche la Finanza. Anzi l’arma anti-mafia per eccellenza è la Finanza. Un imprenditore mafioso come quello di Udine non deve arrivare a 50 milioni, cioè cento miliardi, per essere scoperto. La mafia non ci ha in pugno, ma sta arrivando. O la fermiamo oggi, o domani sarà troppo tardi.PS. Le email di consenso o dissenso con gli articoli qui ospitati, vengono pubblicate nella sezione "Dialoghi con i lettori".