Quotidiani delle Venezie 12 novembre 2010
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articoli » 22 ottobre 2006
L'alluvione: settentrionali e meridionali
Abbiamo scritto sull’alluvione del Veneto, e siamo stati travolti dalle proteste del Nord e del Sud. Non possiamo dire che il Veneto chiede soldi allo Stato, perché ci sono lettori del Nord che reagiscono: “Il Nord non chiede un bel niente, quei soldi sono nostri, lo Stato deve restituirli”. Se scriviamo che sia Nord che Sud hanno delle disgrazie, e lo Stato deve aiutare tutti, ci sono lettori del Nord che partono in quarta: “Ci sono disgrazie che sono colpa del destino, come le nostre, e disgrazie che sono colpa degli uomini, come quelle dei meridionali”. Ma ci sono lettori meridionali che ribattono: “Anche le vostre disgrazie sono colpa degli uomini, perché avete un’idea selvaggia del progresso, un progresso che ammazza la Natura, e la Natura ferita a morte si vendica”. Se scriviamo che la richiesta di aiuto del Nord è giusta, dal Sud reagiscono con violenza: “Chiedendo aiuti per l’alluvione, protestate per gli aiuti a Pompei, avete un disprezzo per la cultura e la nazione che vi rende indegni di governare e di essere italiani”. Se accenniamo al problema del rapporto tra dare e avere di ciascuna regione con lo Stato, dal Sud ci fanno notare che c’è anche un Sud virtuoso, dove la raccolta differenziata è superiore rispetto al Nord (è vero), e dove lo Stato è indietro con le autostrade, la TAV, la banda larga. Dal Nord ci sono lettori che ci inviano documenti della CGIA da cui risulta che nel 2008 il Veneto ha versato allo Stato 60,4 miliardi di euro in tasse, imposte e contributi vari, e dallo Stato ha ricevuto in trasferimenti 55,7 miliardi: dunque ci sono 4,7 miliardi di euro versati dal Veneto e finiti ad altre regioni. Non sono in grado di verificarlo. Ma devo constatare che il rapporto Nord-Sud è invelenito dai pregiudizi di una parte e dell’altra, compromesso dai cattivi comportamenti, dagli atti di ostilità, dal rifiuto di solidarietà, dalle accuse generalizzate. Lo Stato ci mette del suo, perché funziona male. Quando io scrivo: “Roma è miope, non vede fino al Nord-Est, per lei Veneto, Friuli, Venezia Giulia, Trentino e Alto Adige sono terre inesplorate, una giungla selvaggia popolata di bestie feroci”, intendo dire che del Nord-Est lo Stato non capisce molto, non sa di impresa, Partite Iva, esportazione, comunicazione su gomma e su ferro. Ma ci sono lettori che dal Sud rispondono: “Ma il governo, da molti anni in qua, non è in mano al centro-destra e alla Lega? Voi avete in pugno Roma, se Roma è ancora ladrona vuol dire che voi rubate come gli altri”. Qui il fatto è che se vinci le elezioni oggi non è che lo Stato cambia domani. Ci vogliono epoche. E, ora come ora, di fronte alle catastrofi, lo Stato funziona male come sempre. La valutazione dei danni e degli aiuti vien rimessa ai sopralluoghi di capi-partito, che hanno un interesse elettorale, non a commissioni stabilmente in carica e composte di esperti. Non so se l’accusa del Sud: “Avete un governo vostro, aiuterà voi” sia fondata. Ma non dovrebbe nemmeno essere pensabile. Lo Stato deve aiutare il Veneto come Pompei e come Salerno. Il crollo di un’area di Pompei è per ogni italiano la perdita di una parte dell’identità storica: ci sono sfollati dall’alluvione che scappando han portato con sé le foto dei padri e dei nonni, ebbene Pompei è la nostra fotografia di come eravamo 1931 anni fa. Noi usciamo da questo momentaccio solo se salviamo il Veneto e anche Pompei. Che Pompei funzioni, e i turisti la trovino bella, è interesse anche del Nord. Che il Veneto si rimetta in piedi, e riprenda a produrre, è interesse anche del Sud. Nel mondo non dicono: “Il Sud Italia lascia cadere i monumenti”, ma “l’Italia lascia cadere i monumenti”. Non dicono: “In Veneto straripano i fiumi”, ma “In Italia straripano i fiumi”. Sono disgrazie. Dalle disgrazie si può anche imparare. La lezione che noi veneti dovremmo imparare stavolta è che siamo deboli e vulnerabili perché siamo soli. Non ci hanno isolato, ma ci siamo isolati. Abbiamo dimenticato che l'unione fa la forza.
PS. Su questo articolo sono arrivate molte e-mail, pubblichiamo quelle di dissenso: vedi la sezione "Dialoghi con i lettori".