Quotidiani delle Venezie 19 agosto 2010
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articoli » 22 ottobre 2006
Cossiga è morto senza dire tutto
Tutti scrivono: Cossiga grande presidente e grande politico soprattutto per una qualità: non aveva peli sulla lingua. Non si trattenne dal far capire che lui sapeva cose tremende, che la strage di Bologna fu un tragico errore nella guerra sotterranea tra servizi segreti israeliani e palestinesi, e la strage di Ustica un errore tecnico di un caccia militare francese che voleva ammazzare Gheddafi, in volo nello stesso corridoio. Le rivelazioni di Cossiga terrorizzavano i colleghi ministri, capipartito, capi di qualcosa, italiani e perfino stranieri: Edward Luttwack, consigliere militare del Pentagono, lo disprezzava per questo, perché "un uomo che ha avuto così tanto potere (Cossiga fu ministro degli Interni e capo dello Stato), non può rivelare al popolo quel che viene a sapere nei suoi mandati". La vita dei governanti si svolge su un piano alto, la vita dei governati su un piano più basso: da questo piano non si deve vedere nulla del piano superiore. Cossiga qualcosa fece intravedere, e per questo qualcosa c'è chi lo giudica un politico anti-politico, pericoloso per il potere, e c'è chi lo ritiene un potente che non ha rivelato abbastanza, non ha mostrato ma ha fatto intravedere. Mi iscrivo tra questi ultimi, perché le cose che Cossiga ha detto su tre immensi problemi della nostra storia di questi decenni, e cioè Gladio, Bologna e Ustica, sono state terribili ma insufficienti, han mostrato che il potere nascondeva colpe segrete, ma non ha mai permesso che quelle colpe fossero chiarite e che giustizia fosse fatta. Bologna: lui diceva di aver saputo direttamente dai Servizi segreti italiani che, nell'infinita e sempre misteriosa caccia tra terroristi palestinesi e servizi segreti israeliani, alla stazione era esplosa una bomba di passaggio. Ma ha aspettato molto a dirlo e ha fatto poco per spostare la giustizia sul solco di quella verità: la giustizia aveva cercato su un altro solco, aveva ritenuto di aver trovato, e in quella direzione aveva processato e condannato. La condanna è stata scontata per intero. Quindi è sempre rimasto un divario enorme tra la verità di cui era certo Cossiga, e la verità di cui fu certa la Giustizia. Chi firma questo articolo ha scritto un libro sul terrorismo nero, la polizia ritiene che undici pagine di quel libro contengano "il movente" della strage, perché furon trovate, copiate a mano su un quaderno, nel covo della cellula neo-nazi-fascista processata e condannata, e per questa ragione furono accluse nell'arringa dell'accusa e nella sentenza di condanna: eppure chi firma questo articolo ritiene che quella fosse una falsa pista, un conto è trovare un romanzo copiato, altro conto è ricevere soffiate dai servizi segreti. Cossiga ha avuto un "incontro ravvicinato" con la verità, ma ha fatto poco per imporla.
Ustica: Cossiga ha detto qualcosa di quello che sapeva, ma non tutto. Se è vero, come molti ritengono, che, per i nostri altissimi ufficiali coinvolti, in quella strage la fedeltà atlantica è stata più forte della fedeltà nazionale, allora bisogna concludere, con amarezza, che questo è valso anche per Cossiga. Sapeva e ha parlato, ma sapeva molto e ha parlato poco. Ora che è morto, la porzione di verità che lui custodiva e che non ha rivelato va perduta con lui. Per sempre. Da uomo di potere, ha protetto il potere. È possibile che questa sia la scelta giusta, che ogni uomo di potere deve fare. Ma esiste un'altra concezione del potere, per cui il potere è in funzione del basso, perché è dal basso che viene: se il popolo patisce una strage, e c'è un potente che sa molto ma dice poco, in quella reticenza c'è un tradimento, e un alto tradimento.
Gladio: Gladio fu un fulmine a ciel sereno, quando venne fuori l'esistenza di questa organizzazione segreta, creata dal potere politico in carica, e dotata di armi sepolte in vari punti del Nord Italia, e quando vennero fuori le liste degli oppositori del governo, da arrestare e trasportare al confino di notte, molti di noi si spaventarono. Perché il progetto era di confinare, sotto guardia armata, politici, parlamentari, giornalisti, perfino poeti, perfino Pasolini. Cossiga ha difeso Gladio, prima che Gladio fosse condannata dal parlamento europeo. Che idea aveva dell'opposizione? Della stampa? Della pubblica opinione? Perfino, lasciatemelo dire, della letteratura? Troppo tardi per chiederlo, ormai è morto. Ha picconato il potere, ma badando che il potere non rispondesse di quel che faceva o sapeva: di fatto, non ha risposto.