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Ferdinando Camon

Clandestini e negrieri

Quotidiani delle Venezie 11 gennaio 2010


Tra "nero" e "negro" corre una "g", la si mette quando si vuole indicare lo schiavo. E quelli che si sono ribellati a Rosarno in Calabria schiavi sono.  Quindi la loro rivolta è "la rivolta dei negri". Era prevedibile, com'è prevedibile che scoppi in altre parti d'Italia e d'Europa.  Perciò è sbagliato usarla a vantaggio di questa o quella parte  politica, e dire: colpa della Bossi-Fini, colpa dei buonisti (PD, Chiesa), colpa dei razzisti (Lega), colpa della 'ndrangheta… Se fosse colpa della Bossi-Fini, come dice Bersani, vorrebbe dire che prima la situazione era tranquilla. Ma non era tranquilla, da decenni. Se fosse colpa del Pd e della Chiesa, troppo accoglienti, come dice Maroni, vorrebbe dire che la non-accoglienza e l'ostilità risolvono tutto: ma qui l'inferno è scoppiato proprio perché gli uomini son trattati come nei Lager. Se fosse colpa della Lega, vorrebbe dire che comanda la Lega: ma quello non è un territorio leghista. E allora cos'è questa rivolta dei neri? È l'ultimo di una catena di eventi tutti colpevoli: non c'è controllo sull'immigrazione, non c'è controllo sul lavoro degli immigrati, non c'è controllo sul territorio della Calabria, non c'è controllo sugli espulsi. La rivolta è la somma di quattro problemi. I quattro problemi chiamano in causa governi di una parte e dell'altra, di varie legislature. La migrazione di massa è l'evento che segna la nostra epoca, a governare quest'epoca ci vorrebbero statisti, con una visione chiara del nostro paese e del nostro continente, cosa sono oggi e cosa devono diventare domani.  Non c'è in Italia nessun uomo politico che abbia questa visione, ampia e lucida. Ci vorrebbe un ministero concentrato su questo maxiproblema, che è epocale ed è pluricontimentale. Invece abbiamo politici gretti, con una visione limitata al partito o alle elezioni, in grado di reggere un'intervistina al tg, non di esporre un piano che vada oltre il quinquennio che ci sta davanti. Pare che la rivolta sia questione di lavoro nero, ma i neri non si ribellano solo per il lavoro nero: se, pur lavorando in nero, in violazione della legge, avessero cibo, acqua e luce elettrica, non spaccherebbero tutto. La loro paga non vien calcolata nemmeno sulla loro sopravvivenza: sono tanti, se ne spariscono mille ne subentrano altri mille. Non ha importanza che vivano. Al Nord non c'è una mafia che spinga lo sfruttamento dei senza diritti  oltre il limite della sopravvivenza, ma in molte imprese, se arriva la polizia, i lavoratori spariscono. Per questo la rivolta, che è scoppiata in Calabria, in tanti altri luoghi è in incubazione. La sommossa delle banlieue francesi fu un preannuncio per l'Europa. La rivolta di via Sarpi a Milano fu un preannuncio per l'Italia. La Spagna pratica il  reimbarco dei clandestini su vasta scala. A Calais la polizia vigila le coste con i cani. La Manica è setacciata da motovedette francesi e inglesi.  A Lilla, Dunquerque, Roubaix è proibito dare ai clandestini un materasso, un panino, una medicina. La gauche francese lo ha sempre negato, poi è arrivato il film "Welcome" e siamo rimasti basiti. L'immigrazione selvaggia è un problema europeo, e tuttavia gli Stati europei si arrangiano ognun-per-sé. È qui la madre di tutti gli errori. In questo modo in Europa il problema si trasmetterà da una generazione all'altra ingigantendosi sempre di più. Che fare? Se abbiamo un governo di destra, e se la destra è ordine, qui ci sono troppi clandestini espulsi tante volte inutilmente: li espella un'altra volta, ma effettivamente. Ci sono tanti lavoratori pagati un euro all'ora: questi padroni non sono imprenditori, sono negrieri, il governo mostri di non tollerare i negrieri. Si domanda: l'immigrazione è un problema o una risorsa? Se è inutilizzabile è un problema, se è utilizzata è una risorsa. Ma se è utilizzata così, diventa anch'essa un problema. Il più grave di tutti.

PS. C'è una reazione, vedi i "Dialoghi con i lettori".

 

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