Quotidiani delle Venezie, 24 dicembre 2009
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articoli » 22 ottobre 2006
Il Natale dei padri e dei figli
Il Natale non è uguale per tutti, neanche dentro la stessa famiglia. Il Natale dei figli è una cosa, dei padri altra cosa, dei nonni altra ancora. Tra il Natale dei figli e quello dei nonni c'è un abisso storico: è cambiato tutto, anche colui che nasce. Perché è cambiata la civiltà dentro la quale nasce. I figli sono nati e cresciuti nella civiltà dei consumi, che oggi è in crisi. I padri nella civiltà del boom. I nonni nel dopoguerra, quando c'era scarsità di tutto, anche di dèi. Non c'era che il nostro, adesso il nostro fa i conti con altri. Nel dopoguerra, nessun italiano avrebbe mai pensato che sarebbe venuto un tempo in cui accanto al nostro Dio avremmo dovuto creare spazio per un altro, o altri, dèi. Tutti noi siamo d'accordo che il traguardo per il quale dobbiamo lavorare è una società in cui convivano diverse etnie, diverse culture e diverse religioni, senza che questa diversità possa tradursi in guerra. Ma i figli sono nati in questa cultura, non hanno difficoltà ad accettarla. Difficoltà hanno i padri dei padri: perché il Natale dei loro tempi ricordava qualcuno che era venuto a portare una verità rivelata, quindi non trattabile, non compatibile con nessun'altra. Si ha un bel dire oggi che i cristiani migliori sono i più aperti. Ma nei decenni in cui si formavano gli attuali padri dei padri non era così. Le verità erano poche ma solide, per quelle verità bisognava vivere e morire. Oggi le verità sono tante ma confuse. La frattura è sorta quando al Natale cristiano la civiltà industriale sostituì il Natale dei consumi. Per anni e anni lo slogan imperversante da tutti i cartelloni e in tutte le tv era: "Natale negli occhi - Motta nel cuore". Tu vedevi con gli occhi le luminarie nelle chiese e nelle piazze, ma amavi col cuore il panettone e i regali. Il Natale era la festa dell'Unione dei Commercianti. Oggi è cambiato qualcosa ma non molto: il Natale è la festa delle agenzie di viaggio e delle associazioni degli albergatori. Il Natale è una buona giornata se la passi con i tuoi, ma le vacanze di Natale sono buone vacanze se le passi fuori casa. I tg martellano più volte al giorno mostrando campi di sci e aeroporti: noi dobbiamo sciare e viaggiare, per accrescere i consumi ed uscire dalla crisi. Nella misura in cui questo scopo sarà raggiunto, questo sarà o non sarà un buon Natale. I nostri connazionali intenti a consumare fino al limite massimo consentito dai loro bilanci (quest'anno più grami dell'anno scorso, e l'anno scorso dell'anno prima) appaiono in tutti i tg, che son visti lungo tutto l'orlo del Mediterrano, e chiamano qui masse di immigranti: non vengono per spartire la nostra civiltà o la nostra cultura, e tanto meno la nostra religione, ma per spartire i nostri consumi. Il modo in cui viviamo è, per il mondo povero che ci guarda, non un sistema culturale o sociale, ma una "tentazione". Specialmente il modo in cui viviamo le feste di Natale. La civiltà in cui viviamo è senza valori e ci intossica: ma i poveri di tutto il mondo son pronti a intossicarsi, pur di consumare. Sono più poveri ma si sentono (gli islamici) portatori di una civiltà e di una religione superiori, non barattabili. Noi presentiamo un fronte segnato da tante contraddizioni: il bambino nato oggi era bianco di pelle e biondo di capelli in tutti i presepi fino a un terzo di secolo fa, poi un regista cavò un film dal Vangelo secondo Matteo e scelse come protagonista un ragazzo bruno di pelle e di capelli; nei presepi i tre Re Magi erano uno bianco, uno marrone e uno nero, adesso salta fuori il White Christmas, la cacciata dei marroni e dei neri, e dunque che facciamo, cacciamo due Magi su tre?; il Natale avvenne in Palestina, e oggi se un arabo s'ammala qui, gli neghiamo l'ospedale? Quando i nonni erano bambini, il Natale era la festa della nostra unità e della nostra sicurezza, oggi è un giorno di contraddizione e di incertezza.
PS.: Philippe Spigolon dalla Francia, Monica Monetti, Sandro Damiani hanno qualcosa da aggiungere o da obiettare, vedi i "Dialoghi con i lettori".