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Ferdinando Camon

 

Tante città sono come Perugia

Quotidiani delle Venezie, 6-7 dicembre 2009



 
La brutta storia di Perugia - un'orgia sessuale tra ragazzi di varie nazionalità che finisce con un omicidio, la giustizia lenta ma inesorabile che, due anni dopo, spara una raffica di condanne pesantissime - vien vissuta male dall'America (la principale accusata è americana), bene dall'Inghilterra (la vittima era inglese), malissimo dalla città di Perugia ("ci descrivono come una nuova Sodoma, tutta sesso e droga"). In realtà, l'America non c'entra niente: non c'è un'ombra di pregiudizio anti-americano nella condanna di Amanda. Perugia ha torto quando si lamenta per lo spettacolo di una giovane generazione allo sbando, col cervello e i nervi saturi di emozioni forti, che ha bisogno di renderle fortissime potenziandole con aggiunte extra di sesso, alcol, droghe. Ha ragione quando lamenta che questo quadro sia riferito solo a Perugia: in realtà, è il quadro generale italiano ed europeo e occidentale: i ragazzi e gli studenti vivono così in tutte le città a forte concentrazione di ragazzi e di studenti. Bar, discoteche, musica, locali, ristoranti vivono su di loro. Le sere e le notti sono il tempo in cui spadroneggiano. Il senso di essere fuori-famiglia è moltiplicato per mille dal senso di essere fuori-lingua: se la vera vacanza c'è quando sei fuori casa, la super-vacanza c'è quando sei fuori-lingua, in un'altra lingua, che non capisci, che non ti capisce. E' come tornare all'Eden primordiale. Gente come Amanda, Guede, Sollecito c'è dappertutto nelle città studentesche. Violenze sessuali di ragazzi su ragazze, e di ragazzi extracomunitari su ragazze italiane, tornano spesso nelle cronache. Non parliamo poi della droga: i giornalisti italiani e stranieri che girano per Perugia vedono spacciatori che lavorano in mezzo alle piazze, sotto i portici, davanti ai bar. Ma io scrivo questo articolo da un'altra città studentesca, e anche qui conosco spacciatori a piedi, in moto, in auto. Il ragazzo condannato a Perugia confessava di essersi strafatto, quella sera. La verità è che ogni ragazzo fatto è strafatto, perché uno crede di pigliare una droga, ne piglia tre, son tutte mescolate, chi le compra non sa cosa compra, chi le vende non sa cosa vende. Vogliono uscire da questo mondo ed entrare in un altro mondo: bene, questo effetto lo ottengono, e tanto gli basta. Sto leggendo il blog di uno studente di Perugia che protesta: "Perugia non è una città-mostro, questa è una tragedia come tante, in una città come tante". È vero. Ma proprio per questo è importante per tutti noi. Lo studente di Perugia dice di aver letto nel blog di un suo coetaneo: "Sono un bravo ragazzo - ma a volte sono pazzo". Ognuno di noi può leggere quel motto nei blog dei ragazzi delle nostre città. È il motto di una generazione. È un motto sbagliato. Uno non può essere bravo sempre ma impazzire ogni tanto. Può divertirsi, può rilassarsi, può spassarsela: ma non "diventare pazzo". Qui a Perugia c'è scappato il morto, una ragazza che, stando alla indagini, non voleva entrare nel gioco erotico e perciò è finita male: l'unica per bene nel gruppetto malefico. L'han bloccata, l'han spogliata, han cercato di violentarla: sul corpo di lei c'è il seme di uno dei due maschi, il primo scappato, il primo condannato. È andata nel peggiore dei modi. Ma poniamo che fosse andata bene: loro riuscivano nel turpe gioco, la ragazza lottava invano, e a cose fatte si rassegnava. Era ciò che speravano. Era, per loro, la normalità. E non è sbagliata questa normalità? Sono giovani e sono studenti. E non è un modo sbagliato di esser giovani e di studiare?

PS. Vedi i "Dialoghi con i lettori".

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