Quotidiani delle Venezie 17 novembre 2009
Home Page » Indice
articoli » 17 novembre 2009
Vogliono privatizzare l'acqua. A quando l'aria?
Si sta discutendo di cibo e di acqua a Roma: s'è aperto il vertice della Fao, contro la fame nel mondo, e alla Camera è arrivato un progetto per la privatizzazione dell'acqua in Italia. Sono due temi vitali per la pace nel mondo e per la democrazia nel paese. Finché nel mondo c'è fame non può esserci pace. Il direttore della Fao ha aperto i lavori avvertendo: "In questa giornata, prima che arrivi sera, moriranno di fame nel mondo oltre 17mila bambini". Sono 17mila ragioni per dire che il mondo non è in pace. Ma ai bambini affamati vanno aggiunti gli adulti affamati, madri, anziani, poveri del Terzo e Quarto Mondo. E allora le ragioni che non lasciano in pace il mondo salgono a un miliardo. Nove anni fa erano 800 milioni. La Fao annunciava il programma di dimezzarli in quindici anni, ne son passati nove, e son cresciuti di 200 milioni. Non stiamo alleggerendo il problema, lo stiamo aggravando. Una parte crescente dell'umanità non ha il sufficiente per vivere, un'altra parte ha il di più per ingrassare. Abbiamo già detto, in passato, che qui c'è la fonte delle guerre: chi ha troppo e chi ha troppo poco non appartengono a due storie separate, ma il primo causa il secondo, il primo strappa al secondo, per ingrassare, il cibo che al secondo servirebbe per vivere. Nella coscienza della maggioranza non affiora questo concetto, ma se ne agita un altro più insidioso, ed è che salvarsi dalla fame dipende dalla logica della competizione: ognuno deve procurarsi il necessario, chi non ce la fa è colpa sua. Una parte di noi, quando vediamo arrivare gli immigrati, pensa che il mondo è una lotta, gli immigrati l'hanno perduta, sono i vinti alla mercé dei vincitori. C'è chi dice che bisognerebbe accoglierli a cannonate. Non è un'espressione assurda, non è raro che i vincitori sparino sui vinti, è un istinto arcaico, sta nel dna dell'uomo pre-cristiano (e pre-umano). La fame rende stupidi, i bambini affamati oggi sono i bocciati nelle nostre classi, gli scarti della scuola, e saranno gli uomini perdenti di domani, gli scarti della società: nelle crisi economiche, i primi a venir licenziati. Lo stiamo vedendo. Perciò ricevere il pane è un diritto di chi non ha, dare il pane è un dovere di chi ha. La fame non è un problema degli affamati, è un problema di tutti. Perché il mondo sia vivibile per tutti, bisogna che tutti abbiano il pane.
E l'acqua. L'acqua è altrettanto necessaria. L'acqua è nella natura, perciò è di tutti, se diventa una proprietà privata, vuol dire che c'è chi s'impossessa di un bene che appartiene all'umanità. L'acqua è come l'aria: non si può vivere senza. Chi s'impossessa della mia acqua, s'impossessa della mia vita. Eppure ieri s'è discusso alla Camera un provvedimento che vuole privatizzare l'acqua: e così è partita una lotta che non sappiamo come si concluderà, ma possiamo dire che se l'acqua che noi beviamo diventerà una proprietà di aziende italiane, noi saremo una preda di queste aziende, e se invece quelle aziende saranno straniere, noi saremo preda degli stranieri. Fare dell'acqua una proprietà privata vuol dire concedere a un privato di ricavare un profitto da quello che io bevo e che è per me essenziale come quello che respiro: diventa una tassa sulla vita. L'acqua che beviamo non può essere dei privati, e tanto meno degli stranieri, ma non dovrebbe nemmeno essere dello Stato. La proprietà dell'acqua dev'essere il meno lontana possibile da chi la beve: dev'essere degli enti locali, cioè del cittadino. Oggi in molti ristoranti ti offrono l'alternativa tra l'acqua in bottiglia e l'acqua "del sindaco": è un vanto perché vuol dire che l'acqua del sindaco è buona come l'acqua in bottiglia, e talvolta anche meglio. L'acqua del sindaco è nostra. Adesso voglion tassarcela. Un altro passo, e ci tasseranno l'aria.
PS. Arrivano delle obiezioni, vedi i "Dialoghi con i lettori".