Pubblicità - Advertisement
Il sito ufficiale di Ferdinando Camon

Ferdinando Camon

 

L'Europa ordina: via il Crocifisso

Quotidiani delle Venezie 4 novembre 2009


La sentenza con cui il Tribunale Europeo per i Diritti dell'Uomo dà ragione al ricorso di una madre italiana di origini finlandesi, che vuole togliere il crocifisso dalle aule dove studiano due suoi figli, segna una tappa storica. È perfettamente in linea con la Costituzione della nuova Europa, che non ammette radici cristiane per l'Europa stessa. Se l'Europa è nata e cresciuta senza e fuori dal Cristianesimo, non si vede perché il simbolo cristiano per eccellenza stia esposto nelle aule scolastiche. La negazione delle radici cristiane è la premessa, la rimozione del Crocifisso è una coerente conseguenza. Tutto cambia se noi neghiamo che la premessa abbia un fondamento, ed affermiamo che è sbagliata. Allora la conseguenza, invece di stabilire una libertà, fissa un sopruso. Ed è la tesi di questo articolo.
Dire che l'esposizione del crocifisso in classe "è contraria al diritto dei genitori di educare i figli in linea con le loro convinzioni e con il diritto dei bambini alla libertà di religione", sembra voler attuare il principio-base della democrazia, e cioè che un diritto dev'essere condiviso dalla maggioranza. L'esposizione del Crocifisso non lo sarebbe. Ma è proprio così? Nelle due classi dove studiano i due figli di questa madre scandinava ci saranno, poniamo, sessanta alunni, i padri di questi alunni vogliono tutti, o a maggioranza, la rimozione del simbolo? A me risulta che la madre lotta da sola contro tutti. Anche contro i tribunali. Il Tar del Veneto il 17 marzo del 2005 aveva respinto il ricorso, sostenendo che quello "è il simbolo della storia e della cultura italiana, e di conseguenza dell'identità del Paese, ed è il simbolo dei principi di eguaglianza, libertà e tolleranza e del secolarismo dello Stato". La  sentenza del Tar era stata confermata un anno dopo (2006) dal Consiglio di Stato. Mai nessun genitore s'è unito alla signora: dunque il Tribunale Europeo non parla in nome di una maggioranza di genitori, che vedono calpestati i propri desideri. Al contrario, sentenzia "contro" la maggioranza. Il che non significa che la sentenza, sui tempi lunghi, risulterà necessariamente sbagliata: non riusciamo a vedere il futuro che nascerà dal caos del presente, ma quella sentenza oggi è un atto di violenza, che semina dolore nei cristiani. I quali esistono. Ed esistevano anche nei secoli in cui le nazioni europee nascevano: la Francia si considera una nazione nata col battesimo di Carlo Magno, e non citare il Cristianesimo tra le sue radici non è un gesto laico o anti-cristiano, è un gesto incolto. Una volta impiantato il ragionamento su un'ipotesi sbagliata, il ragionamento non può che sbagliare le conclusioni: "L'esposizione obbligatoria di un simbolo di una data confessione in luoghi che sono utilizzati dalle autorità pubbliche, e specialmente in classe, limita il diritto dei genitori di educare i loro figli in conformità con le proprie convinzioni". In realtà, nelle aule dove studiano i figli di questa signora, questa signora vedrà rispettate le proprie convinzioni, ma ci saranno una quarantina-sessantina di genitori che vedranno calpestate le loro. La soluzione del problema non è questa. Dove ci sono trenta alunni cristiani e uno ebreo, è giusto che i genitori ebrei chiedano l'esposizione anche di un loro simbolo. Dove ci sono 3-4 islamici, che venga esposta una sura del Corano. Non credo che una sura e il crocifisso abbiano la stessa valenza simbolica in Italia: tutto quello che s'insegna, da Dante a Mario Luzi, ha a che fare col Crocifisso, e non ha niente a che fare col Corano. Ma nella mente dei piccoli islamici quel simbolo significa molto. E dunque sia esposto. Togliere tutto, e far tabula rasa, è come dire che la scuola non insegna nulla, e che per essa tutto equivale a niente. Questo non è vero. Invece che un atto di rispetto per le altre civiltà e religioni, si preferisce un gesto di oltraggio al Cristianesimo. Come sempre.

PS. Ci sono diversi interventi, quelli contrari e ostili vengono pubblicati tra i "Dialoghi con i lettori".

 

Contattare il webmaster | design © 2005 A R T I F E X
© 2001-2005 Ferdinando Camon.
Ai sensi della legge 62/2001, si precisa che il presente sito non è soggetto all'obbligo dell'iscrizione nel registro della stampa, poiché è aggiornato a intervalli non regolari. Il sito è ospitato da Register