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Ferdinando Camon

 

Un'ora di Islam nelle scuole?

Quotidiani delle Venezie 21 ottobre 2009

Istanbul, capitale culturale di una Turchia in marcia verso l'integralismo, siamo nell'auletta di una moschea (cioè una madrassa), e un redattore tv m'intervista. Con disprezzo. Mai sentito un simile disprezzo piovermi addosso. Capisco subito perché: sono un cristiano, fedele di un'altra religione, cioè un infedele. Sahara, un villaggio dell'interno, io stupido ad andarci in agosto: c'è una calura tale che a un certo punto le lenti scure dei miei occhiali estivi cadono per terra, la montatura di tartaruga a 45 gradi si deforma, diventa molle. Parlo con islamici tunisini, ma c'è anche un saudita. Lo trattano con rispetto, lui e il sistema politico della sua nazione. Perché a reggerlo sono discendenti di Maometto: un governante è più degno di governare non se ha più voti ma se è più vicino al Profeta. Siria, qui c'è un presidente il cui figlio diventerà presidente, come in Libia. In religione c'è una certa apertura. Ma a cena noi siamo in 3-4 e alcuni han portato la moglie, degli islamici nessuno: la donna deve stare a casa. Che l'uomo valga più della donna, il fedele più dell'infedele, e l'emirato più della democrazia, non sono credenze degli integralisti, ma dell'ortodossia. L'Arabia Saudita è il loro Vaticano, il cuore del cuore del sistema. Il capo supremo si chiama Custode dei Luoghi Sacri, noi diciamo (erroneamente) re, e ha una specie di consiglio della corona. Nel consiglio della corona un consigliere propone un'apertura verso le donne, dar loro il diritto di prendere la patente e guidare un'auto. Proposta bocciata: l'obiezione è che "una donna che guida un'auto da sola non può essere onesta", il che probabilmente è vero. Quale di questi Islam è compatibile con le nostre leggi, costituzione, codici? Posso rispondere: "Nessuno" senza passare per xenofobo? E dunque perché dovremmo permettere nelle nostre scuole l'insegnamento di una cultura che contrasta con la nostra civiltà? Si obietta: per andare più d'accordo, per essere meno incompresi. Ma il problema dell'incomprensione (che esiste: noi non conosciamo loro, loro non conoscono noi) non si risolve permettendo agli islamici di imparare l'Islam, ma semmai il Cristianesimo. Venendo qui, gli islamici pretendevano inizialmente classi separate fra maschi e femmine, e fra islamici e cristiani. Temevano la "contaminazione". Ma a parte il fatto che, se qui temono di essere contaminati, è meglio che restino a casa loro, a parte questo, quello che loro chiamano contaminazione è proprio ciò che noi chiamiamo integrazione. E qui bisogna intendersi: nel processo di integrazione è possibile che qualcuno di loro, conoscendo noi, voglia diventare come noi, operazione che in campo religioso si chiama conversione. Ora, ci sono sulla terra un sacco di Islam per i quali la conversione di un islamico è una colpa tale che merita la morte. Qui abbiamo avuto casi di ragazze di famiglia islamica che legavano con ragazzi italiani cristiani. Sono state ammazzate. A mio modesto parere, i famigliari che collaboravano allo sgozzamento andrebbero espulsi  perché sgraditi. Ci sono moschee dove han predicato imam di passaggio che incitavano alla guerra santa contro noi occidentali. L'imam di viale Jenner se la cava dicendo che lui non può controllare tutti quelli che passano di lì. Inammissibile. Chi passa di lì cade sotto la sua giurisdizione, e se la sua moschea predica la guerra islamica contro di noi, va chiusa. L'Islam sta cambiando l'identità del nostro paese. Il nostro paese non è più la prosecuzione della nostra storia, ma della storia altrui: questo succede quando si perde una guerra e il nemico ci entra in casa e impone le sue leggi. Noi stiamo perdendo la guerra. L'Europa scristianizzata non sarà più Europa, sarà un'altra cosa. Ci sono partiti e correnti in Italia che vogliono quest'altra cosa.

 

PS. Alcune delle reazioni a questo articolo sono riportate tra i "Dialoghi con i lettori".

 

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