"Messaggero veneto" 9 ottobre 2009
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Il Nobel deve cambiare formula
Il Nobel per la Letteratura non si smentisce: anche quest'anno premia un autore che nessuno aveva previsto. Poco noto, poco tradotto. È la biografia di questo autore che è da Nobel: il Nobel infatti preferisce scrittori ebrei che scrivono in yiddish, russi esuli o esiliati, turchi combattuti dal governo, e simili. Il nome candidato al Nobel dev'essere potenziato da ragioni extra-letterarie, e cioè storiche o politiche o sociali. La scrittrice a cui è stato assegnato il Nobel ieri è una romena, ma scrive in tedesco. La sua vita s'è scontrata col regime di Ceausescu: la polizia comunista in Romania aveva instaurato un sistema di controllo molto simile a quello della Stasi nella Germania dell'Est, per cui tutti eran tenuti a collaborare, specialmente gli scrittori e i giornalisti. Chi non collaborava, veniva praticamente ridotto al silenzio. Hertha Müller preferì non collaborare con la Securitate, ed espatriare. Andò in Germania, e ancor oggi vive in Germania. Questo pone un problema: il suo Nobel è un Nobel alla Germania o alla Romania? Uno scrittore appartiene allo Stato di cui usa la lingua, anzi, meglio, appartiene alla lingua che usa, e dunque il Nobel alla Müller è un Nobel alla lingua tedesca. Ma la Müller, come fa sapere la motivazione dell'Accademia svedese, ha organizzato "con le sue opere una ricognizione della vita dei diseredati in Romania", dunque questo è un Nobel alla società romena. Questi intrighi piacciono agli accademici svedesi, amano che delle loro scelte si discuta su diversi piani, e soprattutto sul piano delle cose, i fatti, la vita, la società, la politica. Da noi, in Italia, la Müller ha un solo libro tradotto, e presso un editore minore: è "Il paese delle prugne verdi", editore Keller, pagg. 244, euro 14. Un libro dell'anno scorso. Se n'è parlato poco, ma per colpa della critica. Chi ha letto il libro ne ha ricevuto uno choc per la potenza con cui tratteggia la dittatura, la società bloccata, la mancanza di libertà che trasmette un senso di soffocamento, ma anche la forza dell'amicizia e della giovinezza. Ora, è possibile che se questa scrittrice non è tradotta da noi sia colpa dei nostri editori, ma un Nobel per la Letteratura non dovrebbe avere come scopo la scoperta, la segnalazione, ma la consacrazione: c'erano anche quest'anno diversi autori nella rosa finale, che aspettavano quest'ultima spinta (del principale premio mondiale) per far giungere a tutti i paesi quello che raccontano da decenni. Il fatto è che il Nobel si pone uno scopo irraggiungibile: scegliere il migliore scrittore del mondo. Uno solo. E' una formula impossibile e ingiustificata. I 10-12 rimasti in lizza non sono paragonabili tra loro, e non si può scegliere il migliore tra imparagonabili. Meglio, molto meglio premiare una dozzina di vincitori. Prima o poi, l'Accademia dovrà decidersi a questo passo.
PS. Sandro Damiani e Renzo Montagnoli fanno delle osservazioni, vedi i "Dialoghi con i lettori".