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Ferdinando Camon

 

Muore la figlia, il padre scrittore in delirio

"La Stampa - Tuttolibri" 2 ottobre 2009


Cominci il libro (Philippe Forest, "Un nuovo amore", Alet edizioni) e ti chiedi: "Ma cos'è questo libro? chi è questo autore?".  Lui risponde in premessa: "Sono colui che cade e che nella caduta trascina con sé tutte le cose del mondo". Sei righe dopo si rivolge alla figlia, morta nel primo libro ("Tutti i bambini tranne uno", un libro fra i più memorabili di questi anni), e dice, alla figlia: "Nella mia vita è rimasto un buco, là dove tu eri. Intorno tutto cade, e dentro quella caduta cado io". Il libro è dunque questa caduta, questo crollo verticale. Quando il libro comincia, la caduta è già iniziata. Quando il libro finisce, la caduta continua. Dunque, il libro è una precipitazione, senza inizio e senza fine. Non è una storia, è un delirio. Sei trascinato giù, non controlli niente. Non vivi la vita, sei vissuto dalla vita. (Non dev'essere stata facile la traduzione di Gabriella Bosco, eppure è così limpida, che non pare una traduzione ma un originale). La figlia morta sta in quell'accenno iniziale, in qualche accenno finale, in qualche breve spunto centrale, mezza riga: niente più che un fantasma. Ma c'è anche quando non c'è. Tutto quello che c'è è per lei. Tutto quello che l'autore fa lo fa per lei. Se il libro è un delirio, la fonte del delirio è la bambina che non c'è più. Ho incontrato diversi lettori che han letto "Tutti i bambini tranne uno". "È bello?", cenno di sì con la testa. Ma glissano via, non amano parlarne. E' un dolcissimo libro sulla "morte lunga" di una bambina, in chi lo legge spegne con dolcezza la vitalità. "L'amore nuovo" è pieno di vitalità, amori, viaggi, donne, sesso, a tutto spiano: un sesso cercato e vissuto "come uno stupefacente". Resti perfino incredulo, sul principio: abbiamo appena calato la bambina nella tomba (sopra la tomba hanno appeso un carillon, quando loro van via un alito di vento scuote il carillon, che suona disperatamente; cito a memoria, non vorrei sbagliare), e nel padre esplode questa furia di sesso, con la moglie Alice, con Lou, con Lucie, com'è possibile? Ma anche la moglie fa sesso con un altro, anche lei entra nella follia per scappare dalla follia. Ognuno gode che l'altro lo tradisca, sperando che così l'altro soffra di meno. Questo è amore. Quindi non adulterio, ma bigamia, e infine poligamia. La disperazione libera una violenza che diventa violenza sessuale, sulla moglie, sull'amante, "decisi a devastare tutto di una realtà su cui non avevamo presa". Forse (non lo so) c'è qui l'idea di sesso come vendetta sulla morte. Forse (non lo so) c'è l'idea che se da me e da mia moglie è nata la morte, devo punire me e mia moglie, e il nostro rapporto. L'unico mio scrupolo è non tradire Pauline, la figlia morta a 4 anni: se cammino con Lou, che ha una figlia, il mio terrore è incontrare mia moglie, che con me ha generato l'unica figlia che ho avuto: non è vergogna di fronte alla moglie, ma di fronte alla figlia. Sì, confessa l'autore, se qualcuno mi dice che il mio è un caso da psicanalisi, non ho nulla da obiettare. Quando passo alla prima amante perdo mia moglie, quando passo alla seconda amante perdo la prima, perdo ogni donna perché ho perso la figlia, e dunque (aggiungo io, ma non sono sicuro) ripeto all'infinito la perdita, per conservare all'infinito la figlia. Alla fine, un barlume di soluzione: scriverò un libro, per un lettore-che-non-c'è e che non sa leggere, mia figlia. Il libro dirà la verità, e se la verità è "assurda, irragionevole, inutile e proibita", solo la bambina, morta a quattro anni, capirà. Ogni parola conta su questa preventiva comprensione.

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