Quotidiani delle Venezie 30 settembre 2009
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Polanski: l'arte è al di sopra della giustizia?
Roman Polanski è uno dei massimi genî degli ultimi cinquant'anni, nei suoi film esprime intuizioni profonde sul razzismo, il satanismo, la miseria, la violenza, l'arte. Senza i suoi film saremmo mutilati della conoscenza di alcuni aspetti del bene, e soprattutto del male, presenti nell'uomo. Polanski ha 76 anni. Trentun anni fa, nella villa di Jack Nickolson, lungo la Mulholland Drive, a Los Angeles, "stuprò con sadismo e perversione" una bambina di 13 anni. La Mulholland è una strada nascosta dalla vegetazione, che scorre lungo un crinale di colline. È piena di cacche di cani, perché di lì passano le dog-sitter. Le ville dei divi del cinema sono mondi separati: ognuna recintata da muri alti, non si può spiare dentro. Ogni villa ha le sue guardie. Dentro le mura ogni divo crea e impone sue proprie leggi. Se è un drogato, spruzza droga sullo champagne come zucchero su una torta. Se è un pervertito, chi entra non sa quel che trova. Ci sono anche tanti divi per bene, naturalmente. Quel giorno la villa in cui Roman violentò la piccola era vuota. Le cronache dicono che la piccola è stata drogata e ubriacata. Era lì perché ce l'aveva portata la madre, che offrendo una tredicenne sperava di avere una particina in un film. Questo non sminuisce la colpa di Roman, anzi se ha accettato l'offerta della piccola facendo capire che avrebbe contraccambiato con una parte in un film, estende la sua colpa dall'uomo all'artista: anche il regista ne esce infangato. Non si baratta un film o un libro o un quadro con un'ora di violenza sessuale su una minorenne. Prima della sentenza Polanski scappò all'estero, e si stabilì in Francia. La Francia non l'ha mai estradato, adesso Roman è andato in Svizzera a ritirare un premio, e la Svizzera l'ha arrestato. Mentre scrivo, intellettuali di tutto il mondo si mobilitano perché venga liberato subito. Tra loro, molti uomini del cinema: Woody Allen, David Lynch, Martin Scorsese, Win Wenders, Pedro Almodovar, Monica Bellucci, Ettore Scola, Marco Bellocchio, Giuseppe Tornatore, Paolo Sorrentino, Michele Placido ... A tutti vorrei chiedere: liberarlo perché? In nome dell'arte? Se chi commette un crimine è un genio, processarlo è un'offesa all'arte? Se il reato è abominevole, ma chi l'ha commesso è sublime, la giustizia deve fermarsi? Che cosa è più importante per l'umanità, la giustizia o l'arte?
Al critico d'arte Federico Zeri fu posta una questione: se brucia una casa dove ci sono un Rembrandt e un gatto, lei cosa salva dal fuoco, il quadro o l'animale? Zeri rispose: l'animale. E perché? Perché bruciando soffre, mentre il quadro non piange. La vita, anche di un gatto, vale più dell'arte, anche di un Rembrandt. Le scale dei valori confluiscono e c'è un valore che prevale su ciò che è artistico o sacro o utile: ed è ciò che è giusto e buono. Manzoni diceva che se sulla terra esistesse un'unica copia delle opere di Racine, artisticamente così alte ma moralmente così dannose, e a lui, Manzoni, si presentasse l'anima di Racine, tormentata dal pentimento, e gli chiedesse di distruggere quella copia, lui non esiterebbe un istante a distruggerla, ritenendo la pace dell'anima di Racine più importante del godimento estetico che l'umanità potrebbe ricavare dalle sue opere nei secoli dei secoli. Sono d'accordo.
È interesse dell'umanità che il valore morale prevalga sul valore estetico, scientifico, economico. Le perversioni sessuali del 45nne Roman Polanski su una bambina 13nne sono un disvalore che supera in grandezza il valore, per quanto alto, dei suoi film. Processare un uomo perché ha violentato una bambina non è uno scandalo, è giustizia. Esentarlo dal processo perché dipinge bene, o scrive bene, o dirige bene, non è giustizia, è uno scandalo. Poi, se dopo la condanna Obama gli concede la grazia, nulla da eccepire: a Polanski (ebreo) gli hanno bruciato la madre quando lui aveva quattro anni, è vissuto nascondendosi per i campi, un gruppo di satanisti gli ammazzò a coltellate la moglie incinta: ha passato la vita su uno strapiombo che aveva da una parte la pazzia e dall'altra la droga. Un tribunale che condanna è nel suo dovere. Un presidente che grazia è nel suo diritto.
PS. Vedi i "Dialoghi con i lettori".