Pubblicità - Advertisement
Il sito ufficiale di Ferdinando Camon

Ferdinando Camon

 

Strage di italiani a Kabul: abbiamo sbagliato qualcosa?

Quotidiani delle Venezie 21 settembre 2009


 
Oggi onoriamo i soldati caduti, sono nostri fratelli, quel che fanno lo fanno per noi. Siamo in debito con loro. Ma il modo migliore di onorarli è capire bene la strage in cui sono morti, capire se c'è stata qualche nostra imprudenza. A quanto risulta finora, qui non c'era la solita auto imbottita di esplosivo e fatta esplodere da lontano: qui un kamikaze ha guidato l'auto sul posto. E (a detta del colonnello Mattiassi, del generale Camporini, e del parà Buono, uno dei sopravvissuti) non era solo: c'erano appostati 4-5 cecchini, che hanno aperto il fuoco sui nostri soldati supersititi. Dunque l'area era presidiata dai talebani, e i nostri soldati ci si sono infilati dentro senza  saperlo. Il problema è qui. La Toyota con l'attentatore non doveva esser lì, non doveva muoversi all'arrivo del nostro convoglio, non doveva infiltrarsi fra i nostri due blindati. Sull'altro lato non dovevano esserci 4-5 cecchini col mitragliatore puntato sui nostri veicoli. Se le cose stanno così, loro erano, militarmente parlando, perfettamente coordinati, e noi completamente impreparati. Su questi punti si muovono le indagini. Potrebbero trovare delle responsabilità. Com'è successo a Nassiriya.
A Nassiriya i nostri militari dormivano in una caserma, vigilata da sentinelle, e in piena notte un autocarro carico di esplosivo ha sfondato gli sbarramenti e s'è sfracellato sull'edificio, esplodendo. Diciannove carabinieri morti. Avevano colpe i morti? Nessuna. Le sentinelle? Nessuna. Però un attentato del genere "non doveva poter avvenire", l'autocarro non doveva passare, arrivare all'edificio e sventrarlo. Ho scritto su questo giornale che la caserma di Nassiriya era da considerarsi un insediamento a contatto col nemico, un caposaldo: un caposaldo dev'essere autoprotetto in tutto il perimetro da un sistema invalicabile, per esempio un fossato, profondo quanto basta perché qualunque mezzo, auto, autocarro o blindato, ci sprofondi dentro e non risalga più. Se queste difese non era possibile farle lì, la caserma andava costruita da un'altra parte. Ricordiamo che gli alti comandi di Nassiriya sono stati processati per questo, e condannati. Di fronte a Nassiriya non c'era da domandarsi: c'è o non c'è un errore? La domanda era un'altra: l'errore c'è, chi l'ha commesso? Di fronte a Kabul è la stessa cosa: due Lince che vanno per una strada non devono trovarsi sotto il tiro di una postazione nemica, e venir raggiunti da un'auto suicida. Se questo avviene o è sbagliata la vigilanza dal mezzo (il mitragliere sulla torretta) o è sbagliata la strada (troppo intasata) o è sbagliato il sistema di prevenzione sulla strada e sulle auto sospette. Un superstite si sfoga: ogni volta che usciamo, è una lotteria. Vuol dire che la prevenzione non c'è?
Ricostruita alla moviola, l'azione è questa: la Toyota del kamikaze aspetta a una rotatoria, sulla destra, quando il convoglio arriva si mette in moto, s'infiltra fra il primo e il secondo Lince, il secondo frena per non tamponarla, e la Toyota esplode. Di tutta questa manovra della Toyota non doveva avvenire neanche una singola fase. Se il convoglio passava di lì, non è regolamentare che lì ci sia in sosta un'auto non controllata. Se le regole di sicurezza sono dieci, vanno applicate tutte e dieci. La Sgrena e Calipari ne applicarono dieci meno una: avevano avvertito tutti i comandi militari americani tranne i posti di blocco mobili. È stato un posto di blocco mobile a sparargli addosso. Per noi italiani, un gesto criminale. Per i comandi americani, un gesto di difesa. Ad ogni strage che subiamo, alziamo il livello della sicurezza: adesso si perlustreranno le strade prima che ci passino i nostri convogli, e nessuna auto sconosciuta potrà sostare sul posto. Faremo un balzo avanti nella difesa. Ma il nemico farà un balzo avanti nell'audacia. Noi ci attrezziamo per evitare che si ripeta la strage appena accaduta. Ma il nemico inventa qualcosa per la strage che accadrà.

PS. C'è chi reagisce a questo articolo, vedi "Dialoghi con i lettori".

 

Contattare il webmaster | design © 2005 A R T I F E X
© 2001-2005 Ferdinando Camon.
Ai sensi della legge 62/2001, si precisa che il presente sito non è soggetto all'obbligo dell'iscrizione nel registro della stampa, poiché è aggiornato a intervalli non regolari. Il sito è ospitato da Register