"La Stampa - Tuttolibri" 19 settembre 2009
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Il Nord-Est è antipatico: dal complesso del bue al complesso dell'impostore
Che gli italiani del Nord-Est siano antipatici è un eufemismo. In realtà sono disprezzati, che è ben altra cosa. Se il resto dell'Italia pensa: "Il Nord-Est è una landa disertata dalla civiltà e dalla cultura, dove vivono tristi umanoidi dominati dall'avarizia e dalla xenofobia, dall'ottusità mentale e dal lamento egoistico, che trasuda finanche dalle loro lagnose parlate", questo che cos'è se non disprezzo? Quelle citate sono parole di uno dei più grandi scrittori di questi anni, Gian Mario Villalta, che vive in provincia di Pordenone, nel suo ultimo libro "Padroni in casa nostra - Perché a Nordest siamo tutti antipatici" (Mondadori). Inutile girarci intorno: il problema non è se il Nord-Est sia antipatico, ma da quando, perché, se se lo meriti, e se le cose stiano cambiando. Gian Mario Villalta ha curato il Meridiano di Zanzotto, ha progettato e organizzato Pordenonelegge, ha scritto alcuni romanzi che chi li ha letti non dimentica, l'ultimo è "Vita della mia vita", Mondadori: un romanzo sulla procreazione assistita, narrata con tanta vicinanza, che pare scritto da una donna. Evidentemente Villalta sente che gli altri scrittori d'Italia, quando li contatta, antipatizzano. E si pone il problema. Oggi. Perché lui è nato nel '59. Non sa che il Nord-est è "sempre" stato disprezzato: prima con l'accusa di essere povero e derelitto, produttore di servette, contadini, soldati da prima linea, analfabeti, bigotti e democristiani; adesso con l'accusa di essere riccastro, leghista, sfruttatore di clandestini, razzista, bevitore di ombrette e grappini. La stampa non dice mai "industriale", quando parla di uno del Nord-est, ma sempre "industrialotto". La tv sbaglia i confini, sposta tutt'e tre le Venezie a contatto con l'Austria. Santoro fa di Trieste la capitale del Friuli. Se viene per filmare le aziende, trecento ogni mille case, filma le prostitute, dieci per quadrivio. La domanda corretta è: perché l'Italia ha un cattivo rapporto col Nord-Est? È sbagliato rispondere: perché il Nord-Est ha un cattivo rapporto con l'Italia. Perché questo cattivo rapporto è una restituzione di quello, non viceversa.
Un cattivo rapporto è sempre figlio di una cattiva conoscenza. Ma se l'Italia ha una pessima conoscenza del Nord-Est, è colpa del Nord-Est, che non si fa conoscere. Tra le infinite aziende che ha creato, non c'è un giornale unificante, una tv pluriregionale, un teatro, una nuova e grande casa editrice, una casa cinematografica, niente. L'aziendalismo del Nord-Est pensa a tutto tranne che alla cultura. È una colpa. Giusto che la paghi.
L'aumento di ricchezza non è avvenuto insieme con un aumento di cultura. Fulminante la risposta di un industriale intervistato da Villalta, che per spiegare il proprio successo ha coniato (e impresso su un altorilievo, che tiene alle spalle) un motto: "L'ingegno umano partorì cose stupende - quando aveva fra le mani meno libri e più faccende". Su questi uomini che impiantano il successo sulla non-cultura Villalta costruisce il "complesso dell'impostore". Il complesso dell'impostore spiega il Nord-Est di oggi come il "complesso del bue" spiegava le Tre Venezie di ieri. L'operaio veneto o friulano che andava ai doppi turni e alle verniciature era disposto a pagare dieci quello che valeva cinque: lavorava oltre l'orario, come un bue, e odiava i sindacati. Il complesso dell'impostore è questo: non hai studiato e straguadagni, chi ha studiato guadagna meno di te. Puoi vantartene. Ma il tenore di vita è una cosa, la qualità della vita è un'altra.
C'è qualcosa di sbagliato dunque, nel progresso del Nord-Est, e Villalta dà la caccia agli errori: finché il Nord-Est non li correggerà, resterà antipatico. È la vecchia teoria pasoliniana delle lucciole: è venuto il progresso e le lucciole sono morte, "Io - concludeva Pasolini - darei tutta la Montedison per una lucciola". Era un tragico errore. Niente fu più benefico della Montedison, per le province che la circondavano. Niente è più benefico dell'arrivo della ricchezza, per tutto il Nord-Est. Nel resto d'Italia provano antipatia per il Nord-Est? Certo che sì. Ma prima provavano pena. Meglio quella che questa.
PS. Petrini Sante si è offeso, Renzo Romagnoli pensa che l'incultura è in tutt'Italia, nn solo nel Nord-Est (vedi i "Dialoghi con i lettori").