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Ferdinando Camon

 

In Italia ci sono due Chiese Cattoliche

Quotidiani delle Venezie 2 settembre 2009



 
Dunque: il quotidiano cattolico "Avvenire" denuncia gli scandali sessuali di Berlusconi, e il quotidiano della famiglia Berlusconi ("Il Giornale") tira fuori uno scandalo sessuale, vero o presunto, del direttore di "Avvenire". A questo punto si mette in moto una catena di reazioni: la gerarchia della Chiesa si schiera col direttore del suo giornale; qualcuno dei prelati però lascia intendere che se si dimettesse farebbe la cosa giusta; e il quotidiano del Vaticano, "L'Osservatore Romano", disapprova le condanne che "Avvenire" lanciava contro gli scandali del premier, e si vanta di non averne mai parlato. Qui s'impongono alcune osservazioni: la Chiesa non è una, è almeno due, una di "Avvenire" e l'altra dell'"Osservatore"; i vescovi sono una cosa, il Vaticano un'altra; il silenzio del Vaticano sugli scandali sessuali del premier non era una dimenticanza, ma un programma; su quel silenzio il Vaticano ha impostato una politica e intende proseguirla. Allora bisogna chiedersi qual è il traguardo di quella politica. Gli attacchi di "Avvenire" contro il premier hanno per tema i comportamenti sessuali, che non sono il punto più discutibile della sua politica, essendoci in quella politica anche provvedimenti d'interesse privato, leggi a proprio uso e consumo. E allora la domanda è: la Chiesa giudica i peccati sessuali più gravi dei peccati politici? giuridici? costituzionali? Fermiamoci e ragioniamo.
Nei testi di Diritto Ecclesiastico la definizione di Chiesa Cattolica è: monarchia assoluta teocratica elettiva. Come monarchia assoluta ha un vertice indiscutibile, Roma: "Roma locuta, causa finita", quando Roma ha parlato, non c'è nulla da discutere. Qui, a proposito degli scandali del premier, è successo però che Roma non parlava, e allora ha parlato la periferia: l'"Osservatore" sempre zitto, "Avvenire" s'è buttato. L'istituzione Chiesa è assoluta, sì, ma è sottoposta a una morale che la scavalca. "Avvenire" ha parlato in nome di quella morale. Non dunque in nome della Chiesa cattolica, ma in nome del Cattolicesimo. Ma facendo questo, "Avvenire", giornale dei vescovi, è uscito dal terreno di sua competenza, è entrato nel campo dei rapporti tra Chiesa e governo, e questo campo il Vaticano lo riserva, da sempre, a se stesso. Perché su questo campo si combatte una battaglia per traguardi che il vertice della Chiesa, e non la base, conosce e valuta: il mantenimento dell'8 per mille, la parificazione tra scuola privata e scuola pubblica, l'esonero dei beni religiosi dall'Ici. Il vertice della Chiesa fa passare gli scandali sessuali del capo del governo, e il governo fa passare le richieste della Chiesa sui finanziamenti. Sui finanziamenti il quotidiano "Avvenire" è perfettamente allineato, ma con la denuncia degli scandali li compromette. Politicamente parlando, il giornale è in contraddizione. Chi vuol togliere di mezzo il direttore, vuol togliere di mezzo questa contraddizione.
Le  denunce del giornale nascono, sì, dalla morale cattolica, ma da una vecchia morale cattolica. Per la quale portarsi a letto donne che non siano la moglie è un peccato più grave che evadere le tasse o fare leggi inique. Il peccato sessuale è il "peccato per eccellenza". Il popolo cattolico ("chiesa" significa questo: l'adunanza del popolo dei credenti) chiede da tempo un aggiornamento: la Chiesa non insista sulle virtù individuali, castità, obbedienza, ma incentri l'esame sulle virtù sociali: servire la comunità, pagare le tasse, non inquinare, aiutare gli affamati, non fare guerre. E, se sei un capo di governo, fare leggi nell'interesse di tutti, non tuoi. "Avvenire" ha mostrato coraggio non sugli scandali politici ma sugli scandali sessuali, muovendosi da solo. Chi vuol cambiare il direttore vuole smorzare le denunce solitarie, ridurre all'obbedienza. Così le due Chiese torneranno una sola.

PS: Vedi le osservazioni di Fabiola Agostini e Renzo Montagnoli, tra i "Dialoghi con i lettori".

 

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