Quotidiani delle Venezie 21 luglio 2009
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L'influenza suina, la malattia e il male
Non pensavamo che un giorno avremmo sentito e letto le tremende parole che ricorrono nel grande romanzo del Manzoni: la peste, gli appestati, gli untori. Ma oggi eccole qui, stampate su tutti i giornali, pronunciate in tutti i tg. Nel più grande aeroporto d'Inghilterra hanno messo al lavoro una squadra che, con linguaggio manzoniano, ha il compito di dar la caccia agli untori. Si mettono ai lati delle orte d'imbarco, i caccia-untori, e squadrano i passeggeri: guai a chi tossisce o starnutisce o suda. Vien dirottato a un controllo medico. In Cina le squadre di caccia-untori sano un visore ai raggi: i passeggeri che hanno una temperatura corporea superiore ai 37 gradi appaiono colorati di rosso, e non possono salire. In casa nostra il panico ha assunto una manifestazione diversa ma non meno grave, né meno carica di turbativa: un alto funzionario statale ha annunciato che l'anno scolastico non aprirà. Si è subito smentito, ma l'avvertimento ci è entrato nel cervello e s'è accovacciato lì, come un mostro minaccioso. Se non riaprissero le scuole, allora nemmeno gli asili. Le famiglie sarebbero paralizzate. La vita sociale si fermerebbe. Il panco viene da una malattia che arriverà fra qualche settimana o qualche mese. E' soltanto un'influenza, non più grave di quelle che ci colpiscono regolarmente ad ogni inverno, non dà una febbre più alta, non è più mortale, molti guariscono senza neanche prendere medicine. Ma è nuova e sconosciuta, la trasmette un virus mai esistito finora, viene da un animale immondo, il maiale, e non ha un antivirus: la malattia ci soffia addosso, e cadiamo a letto. E' questo che ci fa paura: il mistero, il buio della scienza. Il limite umano.
E lo stesso limite che causava la stessa paura al tempo della peste descritta dal Manzoni (ma anche quella narrata da Tucidide, o quella del Boccaccio, o quella di Camus): tutte queste paure hanno a che fare col sentirsi assediati, chiusi in trappola, da un nemico che non sappiamo chi è e com'è. Non sappiamo da dove venga, e come possiamo ricacciarlo. Non ha un nome, non riusciamo a battezzarlo, per noi, in questo caso dell'influenza, è più facile citarlo con una sigla: H1N1, che per lo zero virgola qualcosa dell'umanità ha un significato, per il restante 99,9 non dice nulla. Mistero chiama mistero. Chissà come mai, questo male misterioso vien collegato ad un altro mistero della vita, che è la generazione, l'atto generativo: l'Inghilterra ha lanciato l'ammonimento alle coppie di evitare di far partire le gravidanze, perché una gravidanza che comincia adesso toccherà l'apice in inverno, quando anche la presenza dell'H1N1 toccherà l'apice, i due misteri si combatteranno, e il più maligno, il mistero della morte, avrà il sopravvento sul mistero della vita. In qualche paese viene perfino raccomandato ai cittadini di registrare nella rubrica del telefonino i nomi e i numeri degli amici da chiamare in caso di emergenza influenzale. Come in tutte le guerre contro un nemico misterioso, la guerra comincia ad esser vinta appena al nemico riusciamo a dargli un nome. I nomi sono cose. Questa influenza non è una peste. I pochi che se la son beccata finora, e i (forse molti) che se la beccheranno domani, non sono degli appestati. È un errore (in guerra si direbbe disfattismo) usare sui giornali questi termini. I poveri diavoli che stanno per imbarcarsi su qualche aereo con la faccia imperlata di sudore, nella stragrande maggioranza dei casi sono uomini d'affari che non rinunciano agli affari neanche se hanno qualche lineetta di febbre. Non sono untori. Gli untori erano un'altra cosa. Ogni nuova malattia riunisce due mali: uno è la malattia, l'altro è il panico di fronte al mistero. Anche stavolta la malattia passerà ma il panico resterà. Avremo sempre il mistero di fronte a noi. La malattia da cui non guariremo mai è proprio questa.