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Ferdinando Camon

 

Scontro sulla sicurezza fra Lega e Chiesa

Quotidiani delle Venezie 5 luglio 2009

Lo scontro sulla nuova legge di sicurezza si combatte soprattutto tra Lega e Chiesa. Non tra centro-destra e Partito Democratico: sì, la senatrice Finocchiaro valuta quelle norme come "un pugno battuto sul tavolo", uno sfogo di collera e di impotenza, che lascia le cose come prima; la Polizia diffonde un comunicato nel quale prevede che il problema s'aggraverà, perché le norme portano un aumento delle carcerazioni, e le carceri, già sovraffollate, scoppieranno. Andate a vederle, io ci sono stato. Mi dicevano che il sovraffollamento è del 30%: ma le celle per due io le ho viste con 6 inquilini, quelle per tre con 9. Almeno le carceri che ho visto io (con l'impegno di non scriverne, ma non-scrivere per uno scrittore è come non-respirare) sono sovraffollate del 300%. Ma il vero scontro su queste norme di sicurezza, dicevo, è tra Chiesa e Lega. Ed è uno scontro che durerà, perché chiama in causa non atteggiamenti o interpretazioni, ma la visione centrale che  le due istituzioni, quella politica e quella religiosa, hanno dell'uomo, della società e del futuro. La Lega guarda, non dico all'europeo o all'italiano, ma all'italiano del Nord, alle sue città, le sue case, le sue aziende. La Chiesa tiene presente, non dico l'italiano o l'europeo, e nemmeno l'occidentale, ma l'uomo nella sua dimensione di creatura di Dio: se da una parte l'uomo che non è nato in casa mia non è mio fratello, dall'altra parte l'uomo che è stato creato dallo stesso Padre è mio fratello e se non lo tratto come tale commetto una colpa. Tutt'e due le parti, Chiesa e partito, sanno che questa legge sulla sicurezza "porterà dolore": la Chiesa lo dichiara e non è che la Lega non lo sappia, solo che la Lega mette a confronto il dolore di chi viene qui in casa nostra perché se no muore, e il dolore per il caos che quella venuta provoca in casa nostra: la Chiesa è "cattolica", che vuol dire "universale"; la Lega è padana, le interessa la pianura del Po. Il perno centrale intorno a cui ruota la visione della sicurezza in questa legge non è l'inasprimento del 41 bis, non sono le ronde, no, il perno è un altro: la concezione della clandestinità come reato. La Lega ha una percezione dell'uomo come cittadino, i suoi diritti cominciano e finiscono dentro la sua città. La Lega è sostanzialmente un partito da democrazia delle origini, da polis, assemblea del popolo, popolo sovrano e fonte del potere. E' per questo che vuol cambiare la scritta nei tribunali, alle spalle della Corte: non più "La Legge è uguale per tutti", ma "La Giustizia è amministrata in nome del popolo". A guardar bene, cancellare la prima scritta vuol dire che la Giustizia non è uguale per tutti. I diritti dei cittadini non sono i diritti dei non-cittadini. La Lega ha la visione del popolo come una fortezza assediata: il popolo si chiude in difesa, la Lega scrive le norme della protezione, la nostra storia è in una fase centripeta, stiamo ripiegando, dobbiamo sopravvivere. La Chiesa ha una visione opposta: è in fase di irradiazione dal centro, verso una periferia che s'allarga sempre di più, e che in definitiva si estende fin al più lontano dei viventi. La Lega ha una visione politica, la Chiesa ha una visione etica.  Non ditemi che la Lega è impolitica o arretrata o sbagliata: no, la Lega è in sintonia col suo popolo, e perfino con tanto popolo del PD, guadagna consenso, la gente la vota. E non ditemi che la Chiesa ha torto perché la gente vuole protezione del proprio garage e del proprio orto: no, la Chiesa può non essere capita adesso o per i prossimi anni, ma fra un quarto di secolo o un secolo la società sarà quella che la Chiesa va indicando. Allora non ci saranno più uomini del Nord o del Sud o delle Isole. Ci saranno uomini e basta. Cittadini del mondo. La Lega non può impedire che questo avvenga, ma può ritardarlo. E' quello che fa. Lotta per l’oggi e il domani. Il problema è che dopo verranno i decenni e i secoli.

 

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