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Ferdinando Camon

 

Ballottaggio per il sindaco a Padova

"Il Mattino di Padova" 11 giugno 2009

Ballottaggio per il sindaco, a Padova. Situazione incertissima. Credevo che Zanonato l'avrebbe spuntata al primo turno, e son rimasto allibito quando, il venerdì precedente la votazione, ho visto su questo giornale un sondaggio che lo dava sotto di 4 punti. Zanonato non lo sapeva. Non pratica abbastanza né i giornali né i sondaggi. Alla vigilia della consultazione che poi lui perse contro la Destro, era strasicuro di vincere. Uscì, sempre su questo giornale, un sondaggio che lo dava sconfitto, all'allora direttore Statera chiesi come avesse reagito Zanonato e lui rispose: "È caduto dalla sedia". Forse dal palazzo non vede la piazza.
Noi elettori conosciamo bene Zanonato, non bene Marin. E non siamo in grado di misurare uno in rapporto all'altro. Vorremmo farlo. Avremmo bisogno di vederli a confronto, in un dibattito televisivo, con un moderatore neutrale. Io personalmente ho un desiderio più complesso, e cioè vedere a confronto quattro persone, da una parte Zanonato e il suo numero 2, che immagino sia Ivo Rossi, e dall'altra Marin e il suo numero 2. Ivo Rossi è frenetico, scaltro, esperto, con le sinapsi intatte. Chi è il vice di Marin? Quanto vale? Si può vederlo, sentirlo, valutarlo? Un sindaco non vale come sindaco, ma come squadra.
Marin è stato qui al Portello, è entrato in qualche negozio, ma solo per dire: "Buongiorno, sono Marin, arrivederci". È così poco, da risultare perfino offensivo. Si fermi un attimo, per Cristo, e ascolti la gente. Zanonato però non si è neanche mai visto. È venuto di notte, mi dicono, a spiare. Di notte? Vengano di giorno nei quartieri "duri", con preavviso, ascoltino e prendano appunti. La Giustina Destro fece da queste parti una campagna all'americana, strabiliante. Pronunciò qualche frasetta stentata, ma aveva intorno a sé una claque che sul ritmo di "Marina Marina Marina - ti voglio al più presto sposar" cantava a squarciagola: "Giustina Giustina Giustina - ti voglio al più presto votar". E fu votata. Flavio e Marco, la Stazione, la Stanga, il Portello, via Pescarotto vi aspettano.
Meglio ancora sarebbe se adesso, subito (ma questo vale solo per Zanonato, che è in carica), si facesse un repulisti generale nelle aree degradate: caccia ai clandestini, ed espulsione immediata. Un sindaco leghista lo farebbe. E riceverebbe una barca di voti. Basterebbe questo perché Zanonato vincesse. Ho avuto deputati e senatori ospiti in una Radio, e alla domanda: "La clandestinità è un reato?”, rispondevano: "Sì" anche quelli del PD. A valle di quel reato stanno tanti altri reati, ma se chiudiamo la fonte, bonifichiamo tutto.
Padova deve avere come assessore alla Cultura un uomo di cultura, ed essendo Padova una città di grande cultura, quest'uomo dev'essere di grande cultura. Zanonato può dire (mi guardi in faccia) di aver scelto, nella giunta che scade, un assessore all'altezza? Risposta: "Ma doveva pagare un tributo a Covi". Errore, non si fa così. Il sindaco di Torino ha come consulente alla cultura Gianni Vattimo, quello di Bologna Angelo Guglielmi: personaggi storici, rispettivamente, della Filosofia e della Letteratura. Padova è piena di personaggi culturali storici, Zanonato li ha ignorati e perciò umiliati. Erano lì, eletti nelle Comunali.  
Se il sindaco vincente deve accettare come assessori personaggi imposti dalle alleanze (c'è quest'obbligo, lo sappiamo, siamo uomini di  mondo), può sempre scegliersi un consiglio della corona, consulenti non retribuiti. Non tra gli eletti, ma nella città.
Padova è una città crudele con gli anziani. Le soluzioni sono badanti o ospizio, ma ambedue costose e rimesse all'iniziativa privata. Non so che cosa un sindaco possa fare, ma qualcosa qui bisogna fare.
È inaccettabile che Reggio Calabria abbia lo status di città metropolitana e Padova no. Padova lo merita cento volte di più. È la vera capitale del Veneto. Il sindaco che verrà dovrà lottare per questo ruolo.
La gente di Padova ha un sacco di idee sulla città, i quartieri, la sicurezza, i supermercati, e così via. Ma non sa a chi esprimerle. Ci vorrebbe un ufficio proteste e proposte, con telefono, fax ed e-mail. Con la certezza che quel che s'invia finisce sotto gli occhi del sindaco o del vice. Adesso questa certezza non c'è.
Si dice sempre che a Padova ci sono tanti spacciatori, ma allora evidentemente ci sono tanti drogati. Si curano inaffidabilmente. Forse mi sbaglio, ma servirebbe una comunità chiusa, da cui il tossico non esce, finché è tossico. I Sert (qui fra i migliori) e le comunità aperte lavorano eroicamente, ma i drogati sono maligni, in ogni nuovo ambiente si adattano per non uscire dalla dipendenza. Lo so, la comunità chiusa è un carcere. Ma se avessi un figlio drogato, farei di tutto per farlo entrare lì.
Zanonato ha segnato le Ztl con varchi elettronici: non sono educazione al traffico, sono tasse. Zanonato ci ha marciato alla grande. È una scelta ostile ai guidatori. Un sindaco non-ostile metterebbe al posto dei varchi con telecamera e multa i varchi sbarrati, che si aprono con la tessera. L'inquinamento sarebbe zero. E le multe pure. Con le multe Zanonato ha impinguato le casse, ma ha riempito la città di guidatori multati 2-3-4 volte, e sono incazzati, altri multati 5 o più volte, e sono super-incazzati. Quorum ego.
Zanonato ha una causa con la Lehman, non la vincerà e nessuno può muovergli accuse. Al suo posto, tutti avremmo comprato obbligazioni della Lehman. Ma ha una causa anche contro banche locali, con cui aveva sottoscritto quei "patti chiari" che poi non risultano mai chiari. Questa causa deve assolutamente vincerla. Per tutti noi, risparmiatori ciclicamente fregati.  
Ci sono altre mille cose da fare, anche più importanti. Ma partiamo dal confronto fra i due candidati. Telenordest li chiami. Uno dei due rifiuta? Quello è il perdente.

 

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