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Ferdinando Camon

 

Rivoluzioni nella Chiesa Cattolica

Quotidiani delle Venezie 29 maggio 2009



In questi giorni la stampa ha puntato spesso lo sguardo sulla Chiesa: a Firenze è in corso un ennesimo convegno su cosa significa oggi il caso Galileo (se la Chiesa di oggi, verso la scienza, sia molto diversa da quella dei tempi di Galileo); un cardinale e un sacerdote, ragionando tra loro, hanno avanzato l'ipotesi che i divorziati-risposati possano essere riammessi, e che il celibato passi da obbligatorio a volontario; e un vaticanista, riunendo mezzo secolo di memorie, rilancia le discussioni vaticane sul "papa collegiale", non più persona unica.   
Andiamo con ordine. I primi spiragli (celibato non obbligatorio e divorziati riammessi) non vengono da parroci o vescovi, ma stanno in un libro che circola da 2-3 giorni e contiene un dialogo tra il cardinale Carlo Maria Martini e don Luigi Verzé, fondatore del San Raffaele. Sì, ci sono questi preannunci, nel libro. Tutti i giornali ne parlano. Però ci sono anche altre indicazioni rivoluzionarie: se queste indicazioni marceranno, il Cattolicesimo cambierà radicalmente. Io qui sarò più rozzo del libro ("Siamo tutti nella stessa barca", Editrice San Raffaele), il libro (specialmente il cardinale) ha misura e delicatezza, ma insomma i temi che vengono fuori sono quelli: il papato collettivo, non più solo personale, e Roma non più capitale unica del Cattolicesimo, ma o centro multi-rappresentativo (una specie di Onu dei cristiani), o uno dei centri, insieme con Gerusalemme (è la tesi di Martini, che dice di praticarla già nella vita; lui vive a Gerusalemme). La tesi del "papato collegiale" vien fuori anche in un altro libro, fresco di stampa (Giancarlo Zizola, "Santità e potere", Sperling & Kupfer), dove risulta che se ne parlava molto durante la malattia di Wojtyla, quando il dubbio era che la Chiesa fosse senza guida. Il papa malato era mezzo papa. Qualcuno ne chiedeva le dimissioni. Si opponeva l'allora cardinale Ratzinger: "Meglio mezzo papa che un papa e mezzo". In Zizola vien fuori la richiesta, mai morta, di un organismo permanente da affiancare al papa, un consiglio della corona da eleggersi tra i vescovi. Insomma, un papato collegiale. Wojtyla era d'accordo, ma confessava di non avere le forze per avviare la rivoluzione: "La farà il mio successore". Il successore è Ratzinger, che però incarna l'orgoglio della tradizione ("Tutta la verità è nella cattolicità"), e a un semplice osservatore come me pare chiudere ogni apertura sia all'innovazione che al dialogo. Se tutta la verità è con me, l'altro deve venire sul mio terreno. Per la sua salvezza.
Don Verzé pensa a un papa eletto "anche tra i patriarchi come quello russo, per esempio, erede di quello Costantinopolitano, così ricco di spiritualità e santità". Dice: "Il Vaticano diventi l'Onu di tutte le professioni cristiane, per concordare, se non proprio un'ortodossia, almeno un'ortoprassi": se non una dottrina comune, una pratica comune. In fondo a questo pensiero, s'intravede "l'unità possibile" dei cristiani: così si può fare, forse anche sui tempi corti; altrimenti no.
Sul celibato Martini pensa che resterà per sempre "perché è un valore", ma accanto ai preti (celibi) possono introdursi i "viri probati", laici di provata fede: garantirebbero la supplenza nelle parrocchie vacanti. Impedirebbero la "morte della Chiesa" per mancanza di vocazioni. Dei divorziati-risposati Martini dice che alcuni si trovano "in stato irreversibile e incolpevole". È un concetto che cambia tutto: non sempre il coniuge che divorzia è la causa del divorzio, spesso è colui che non ce la fa più e se ne va, ma il colpevole della rottura è l'altro. Il divorziato-risposato incolpevole va compreso, non escluso. Questi presentimenti delineano un futuro in cui potrebbero esserci parroci con moglie e figli, un papa collegiale, eletto dai cristiani e non solo dai cattolici, e più Rome, di cui una (Martini) a Gerusalemme, una (per il San Raffaele) a Mosca... Da questo presente, è difficile immaginare quel futuro. Ma può darsi che da quel futuro, un domani, sia difficile immaginare questo presente.

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