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Ferdinando Camon

 

Tra clandestini e drogati, la vita è un Inferno

"Il mattino di Padova" 24 marzo 2009

 

A Padova c'è un nuovo quartiere-inferno, il Portello: qui c'è un'alta concentrazione di drogati e spacciatori e scippatori e ladri, in azione 24 ore su 24, ma specialmente di sera e di notte. C'è chi pensa che la droga basta non comprarla, i drogati basta evitarli, i malavitosi basta stare in guardia. Non è così. Tu non cerchi loro, ma loro cercano te. Il tuo appartamento, le tue scale, il tuo ascensore, il tuo garage. E' questa la strabiliante sorpresa che mi tocca fare, da quando la malavita ha invaso il mio quartiere. Scendo ai garages e vedo un disastro: il piano interrato ospita una cinquantina di garages divisi in due ale, per terra ci sono immondizie di ogni genere, i resti di un bivacco notturno di una, due, tre o più persone, che probabilmente non  hanno casa (drogati?, clandestini?), e tra le nostre auto, davanti alle saracinesche abbassate, mangiano, si cuociono il cibo, bevono, fanno pipì e popò. Lasciano i loro  escrementi per terra, malamente coperti da cartacce. Ma come riescono a infilarsi nel piano interrato, tra i garages? Io pensavo che s'infilassero per il cancello elettrico, perché quando arriva un inquilino e apre il cancello per entrare con l'auto, il cancello resta aperto un paio di minuti, poi si chiude automaticamente. Ma i vigili mi hanno spiegato che non è così: entrano direttamente dal portone principale del condominio, quello che dà sulla galleria. Ma non è di ferro, e chiuso a chiave? Sì, m'hanno spiegato i vigili, quasi tutta la città ha portoni come questo, ma con una spallata robusta o un violento strattone la porta cede. E per convincermi fanno la prova. Cedendo, il portone metallico fa un tuono, come una cannonata. Ecco cosa sono quei colpi sordi che sento in piena notte: drogati o clandestini sfondano il portone ed entrano. Entrati, hanno in possesso le scale dal primo piano al quinto, i pianerottoli degli appartamenti, i corridoi sotterranei dei garages. Dietro l'ascensore c'è una nicchia con i contatori dell'acqua: lì ogni mattina si vedono tracce di bivacchi, comprese tracce di urina ed escrementi. La convivenza con i drogati mi fa cambiare idea sul drogato: prima pensavo che fosse furioso o sonnacchioso, ora il drogato spolpo, randagio e incontinente, mi pare un letamaio ambulante. Per le nostre scale c'è una donna delle pulizie, ma giustamente osserva che lei è pagata per lucidare il marmo, non per lavare latrine. Ho l'abitudine di fare a piedi le scale, evitando l'ascensore. A volte, per le scale, quando salgo o scendo, avverto un trepestio di passi: gente che scappa per non incontrarmi. Vedo un ragazzo sconosciuto, gli chiedo: "Cerca qualcuno?", ma lui tira dritto. Son drogati? Possibile. Una volta torno verso mezzanotte, e ai piedi del portone vedo due ragazzi, uno dritto in piedi e uno accovacciato per terra. Quello accovacciato ha il braccio sinistro nudo, e con la mano destra si sta infilando una siringa. Protesto: "Ma cavolo, proprio qui venite?". Il ragazzo con la siringa supplica: "Faccio presto, faccio presto". E' chiaro che se si fanno le pere qui è perché qui trovano la roba. Qualcuno sospetta che i posti dove gli spacciatori lasciano la roba per i clienti siano i cassonetti. L'altra sera sono uscito in auto verso le 20,30 e c'erano dei poliziotti che rovistavano nei cassonetti con le torce elettriche. Avranno avuto delle soffiate. L'atrio è ampio, ha un pilastro al centro. Sul pilastro è apparso un cartello scritto a mano: "Siamo tutti pregati di controllare davanti alle nostre porte di notte, perché c'è gente che dorme nei pianerottoli". Non è detto che questi sbandati siano tutti stranieri clandestini, ci sono anche italiani scappati di casa o scacciati dai genitori. I drogati sono una peste nelle famiglie, certi genitori li scacciano. Una signora scende nei garages in pieno giorno e vede un ragazzotto accovacciato per terra, con i pantaloni calati. Lancia un grido. Il ragazzo si alza di malavoglia, e tenta di sferrarle un calcio. Tra i garages è stata vista anche una ragazza sui trent'anni, con la coda di cavallo. La polizia viene spesso, secondo me fa il suo dovere e anche di più. Ma ormai è tardi. Una sera, verso le 19, salgo per le scale e davanti a un appartamento vedo accovacciati 4-5 poliziotti che mi fanno cenno di silenzio. Chi aspettavano lì? Qui ci sono dei bar, quando scocca l'ora dello spritz sui bar convergono ragazzi a centinaia, riempiono la  sala, riempiono la strada, le auto devono cambiare itinerario. Adesso sono calati, i controlli della polizia li spaventano. E' in mezzo a quella selva di studenti che gli spacciatori trovano i clienti? Non lo so. Però le famiglie degli studenti cominciano a ritirare i figli. Torna la disponibilità di camere sfitte. Conosco un clandestino che dorme fuori città, e l'incontro con lui mi ha turbato, poveraccio. E' stato nell'ultimo Natale. Il maghrebino s'aggirava qui per le strade e chiedeva: "Dove posso comprare cibo?". A Natale era tutto chiuso, glielo spiego. "E per mangiare?" domanda. "Hai fame?", "Molta fame". Lo invito a casa mia, gli metto sul fuoco una bistecca, poi ne aggiungo un'altra. Gli chiedo se prima vuole lavarsi le mani. Dice di sì. Gli indico il bagno, lui s'incammina ma sbaglia porta, secondo me fa a posta. Temo che voglia spiare l'appartamento, allora lo guido io al bagno e resto sulla porta. Prima di lavarsi le mani si soffia il naso, ma non ha un fazzoletto, perciò fa come i calciatori sul campo: si spreme le narici nel lavandino. Che schifo! Ma penso: "Dopo laverò tutto col detersivo". A tavola mangia le bistecche con avidità, gli chiedo se vuole vino o Coca Cola, risponde Coca Cola, è un musulmano osservante. Gli chiedo dove dorme. "In casa abbandonata". Dunque non è uno che dorme qui sulle mie scale o nei garages. E' Natale, ci vuole il panettone. Ma lui gira il collo continuamente, spia nel salotto, guarda le terrazze, controlla la porta. Non mi piace.  Gli offro una scelta: "Vuoi una fetta di panettone da mangiare qui, o un panettone intero da portare via?". Risponde: "Intero". Prende il panettone intero e se ne va. Qualche giorno dopo cammino per il Portello, vado a comprare i giornali, sento una voce: "Ciao papà". Mi giro: il maghrebino. "No guarda - gli spiego -, avevi fame e ti ho dato da mangiare, ma non sono tuo padre. Dov'è tuo padre?", "In Marocco", "Ecco, dovresti tornare da lui", "Non torno più in Marocco". Come lui ce ne sono tanti. Una volta sfondato il portone d'ingresso, scendono nei garages attraverso una porta di cui han rotto la serratura. L'abbiamo rifatta. Per impedirci di chiuderla a chiave, hanno asportato il chiavistello: la chiave gira, ma gira a vuoto. L'abbiamo rifatta ancora. È una lotta al coltello, corpo a corpo. I condomìni hanno costruito tre-quattro nuove porte ciascuno, blindate, per trincerare i garages. I clandestini e drogati sono in difficoltà e si diradano. Nel frattempo i nostri appartamenti si sono svalutati del 50 %. Molti ce l'hanno col sindaco Zanonato. Due volte al mese passano per le case petizioni: bisogna cambiare sindaco. Ultima notizia: i cento appartamenti, divisi in due condomìni, han preso la decisione estrema: sbarrare i due ingressi della galleria, su via Ognissanti e su via Tiepolo. Stiamo costruendo due cancelli elettrici, che alla sera si chiuderanno automaticamente e alla mattina si apriranno. Noi, inquilini di cento appartamenti, dormiremo blindati. Non potrà entrare nessuno. Ma non sarà più una galleria: sarà una fortezza militare. Faremo da esempio. Altri quartieri di Padova ci copieranno.

 

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