"La Stampa - Tuttolibri" 21 marzo 2009
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L'incesto dei preti: 16 americani studiano i preti pedofili
La tesi centrale del libro, ripetuta più volte, è che l'abuso sessuale di un prete cattolico su un chierichetto è un incesto. Il prete è il "padre", qualcosa di più che "papà", perché in papà la confidenza sminuisce l'autorità. Il padre del seminario o della parrocchia è un intermediario fra l'uomo e Dio, nel Cattolicesimo il fedele non tocca Dio, è il prete che può farlo, è stato consacrato per questo, il suo corpo è sacro e deve restare tutto il corpo, se un prete perde tre dita in un incidente non può più celebrare messa, ha bisogno di un'autorizzazione. I ragazzini entrano in seminario intorno ai 14 anni, in molti casi fuggono da un padre debole e assente, e vanno verso un padre potente e presente. Una richiesta che viene dal nuovo padre viene da Dio, è impossibile dire di no. Se quella richiesta è di carattere sessuale, in un'età in cui i ragazzini non sanno bene cos'è il sesso, se a loro pare (ma non sempre pare) che sia impura, e contenga una colpa, attribuiscono a se stessi la colpa, somatizzano, deviano verso nevrosi o psicosi, si tagliano, si bruciano, si scottano, abbordano compagni, bevono, si suicidano. Raramente denunciano. Non possono denunciare il padre per una tentazione in cui l'hanno indotto loro. La linea che va dal padre a Dio è perfetta, è la linea che va da loro al padre che contiene il peccato, quando hanno coscienza del peccato. Perché molto spesso non ce l'hanno: il prete gli spiega, in intimità, che quel che fanno è voluto da Dio, è un segreto tra loro e Dio, i genitori mai devono saperlo. Rifiutarsi al prete significa rifiutarsi a Dio. Se poi qualcuno parla e scoppia lo scandalo, la Chiesa ha adottato fino al 2002 un comportamento con cui ha fatto sentire l'accusante più colpevole dell'accusato, perché l'accusa a un prete era un'accusa alla Chiesa, e in definitiva a Dio. Per la Chiesa, fin'allora, i preti che sbagliavano restavano comunque al di sopra della legge. Il prete cattolico è "superumano e forse divino". Se l'accusa al prete molestatore appariva verosimile, la Chiesa lo spostava a un'altra parrocchia, senza dire niente alla parrocchia da cui lo levava né alla parrocchia in cui lo spostava: il prete arrivava senza ombra di accuse. E dunque poteva ricominciare da capo gli abusi. Ci sono stati preti che hanno ricominciato in due, tre, quattro parrocchie. E qui si pone il problema dei problemi: spostandolo senza punirlo, la Chiesa ha ostacolato o favorito la reiterazione dei crimini? La Giustizia americana ha ritenuto che l'abbia favorita, diventandone complice come istituzione. Ma gli abusi sessuali non sono un fenomeno della fine del Novecento-inizio del Duemila, e non dipendono (dice qui più di qualche autore) dal celibato, imposto dal Concilio Laterano nel XII secolo. Esistevano anche prima. "Sono preti omosessuali, dobbiamo selezionare meglio i seminaristi" risponde la Chiesa. Qui gli autori smentiscono: gli omosessuali cercano compagni di pari età. I preti cattolici abusatori sono efebofili, abusano di ragazzini sui 14-17 anni, e l'efebofilia è un reato opportunistico: vanno con ragazzini maschi perché li hanno a disposizione, l'accesso alle ragazzine di quell'età è molto più difficoltoso. Nel sistema del prete cattolico fare sesso significa fare sesso etero, è quello il tabù. Il sesso omo è meno grave, e non rompe il celibato. Perciò, tra gli abusatori, il 64 % abusa di maschietti, il 22 % di femminette. Del sesso etero "non devono sapere niente", perché "ciò che non si conosce non tenta": "Se assaporano il sesso etero, poi diventa difficile ricondurli alla disciplina". E così, da più d'uno di questi saggi, vien indicata la fonte del problema: la formazione dei seminaristi. C'è una venatura di strisciante anticattolicesimo in questa antologia di 16 saggi, ma non in quello di James Martin, gesuita, che indica i difetti nel sistema di screening e formazione dei preti: superficiale valutazione delle domande d'entrata in seminario, scarsa selezione, impreparazione e inesperienza degli ammessi, incomprensione da parte della Chiesa, che ha anteposto i propri interessi alla giustizia, paura dei danni economici, timore di dover discutere il celibato. Sembrerà strano, ma i protestanti, che non hanno il celibato, hanno gli stessi problemi: i cattolici idealizzano la Chiesa, i protestanti idealizzano il pastore; se il pastore viene accusato, tutta la comunità si schiera a difenderlo, esattamente come i cattolici. Invece tutti i fedeli, di qualunque fede, devono imparare a maturare personalmente, andando oltre la dipendenza dalla fede. Guardare e parlare. Perché dove c'è un bambino abusato, c'è un adulto che ha taciuto.
Atti impuri. La piaga dell'abuso sessuale nella Chiesa cattolica, a cura di Mary Gail Frawley O' Dea e Virginia Goldner, Raffaello Cortina editore, pagg. XXXIV + 302, euro 20.00