"La Stampa - Tuttolibri" 7 febbraio 2009
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Letteratitudine, Letteratura in Internet: arriva il lit-blog
Guardo questo libro come un lettore del Quattrocento guardava una copia della Bibbia appena stampata da Gutenberg: con ammirazione e perplessità. Cos'è questo nuovo modo di fare i libri? è un nuovo sistema di diffondere la letteratura? Che vantaggi e che svantaggi ha? Se è una cosa nuova, ha un nuovo nome?
Il nuovo nome è blog, blog è una contrazione di web più log, web vuol dire Rete, log traccia. Il blog è una traccia lasciata nella Rete. La traccia è la corrispondenza tra autori, lettori, librai, giornalisti, critici. Gli uomini che usano internet sono circa un miliardo, le informazioni presenti in Rete sono tre milioni di volte più numerose di quelle contenute in tutti i libri stampati finora, ma il dato che deve farci ragionare di più è un altro: i lettori della carta stampata calano, i visitatori di internet crescono. Il blog che abbiamo tra le mani è un blog di letteratura, quindi un lit-blog. Ha un indirizzo: www.letteratitudine.blog.kataweb.it. Esito a dirlo, ma probabilmente questo blog è la pianta che nasce sulla tomba della terza pagina.
La terza pagina richiamava un pubblico elitario, perché già è elitario il pubblico che legge i giornali, figuriamoci quello che leggeva la terza pagina: era l'élite dell'élite. Internet democratizza la cultura, la regala a tutti. Si dice che questa democratizzazione sia la sua grande forza. Non lo so, perché (il blog lo riconosce) all'orizzonte di questa democraticità sta avanzando un padrone, Google.
Restando davanti al computer, l'autore di questo blog recupera
polemiche del passato (vent'anni fa Sciascia lanciava una provocazione:
esistono magistrati che fan carriera con l'antimafia), tematiche
scolastico-sociali (I promesi sposi sono ancora il
più grande romanzo italiano?), lancia appelli (di quale
grande autore vorreste sentire la voce?) e temi sociali (vale
la pena leggere?), affida rubriche o chiede risposte ad autori
(Andrea Di Consoli, Dacia Maraini, Paolo Di Stefano, Gordiano
Lupi, Valeria Evangelisti e altri) mettendoli a disposizione
del pubblico. Ci sono anch'io, ma non per i libri, bensì
per due ragionamenti: perché si legge e perché
si scrive. Vedo che qualcuno dissente, il dissenso è
utile più del consenso. A Sciascia di vent'anni fa risponde
Nando Della Chiesa oggi: il problema non è che fan carriera
i professionisti dell'antimafia, ma che fan carriera i professionisti
dell'insabbiamento. I promessi sposi "insegnano
a scrivere", ma devono essere molto invecchiati se oggi
c'è chi gli preferisce Il fu Mattia Pascal o
chi accanto a Manzoni colloca Fenoglio (Una questione privata)
o il Pasolini delle borgate. Nella Rete navigano giovani che
non hanno mai sentito, e vorrebbero tanto sentire, la voce di
Moravia. Uno vorrebbe sentire Leopardi che legge A Silvia
e uno, evidentemente un lettore della Bibbia, vorrebbe sentire
la voce di Dio. Difficile accontentarli. Il lit-blog sta al
libro di domani come il passaparola sta al libro di oggi: oggi
a far circolare un libro non sono tanto le recensioni quanto
il passaparola, dicono qui molti interlocutori (anche se avverto
un senso di stima, e forse di soggezione, verso le recensioni
dei giornali, considerate stabili, meditate, autorevoli). Il
dottor Zivago fu lanciato col passaparola, ma ci impiegò
mesi: oggi, con i blog, sarebbe decollato in una settimana.
L'umanità impara dalla storia? vien chiesto qui agli
interlocutori, a proposito dell'ultimo libro della Maraini,
Il treno dell'ultima notte. No, perché ogni
nuova generazione dimentica quel che sapeva la precedente, risponde
qualcuno. Però l'Europa sta godendo la più lunga
pace della sua storia, osserva un altro. L'ultimo libro di Paolo
Di Stefano, Nel cuore che ti cerca, racconta il sequestro
di una bambina durato otto anni, e si presta a una domanda:
perché tanta pedofilia? Uno che sequestra un bambino
per un decennio non è un pedofilo, osserva un lettore,
è un'altra cosa. Quando noi autori discutiamo un nostro
libro in qualche libreria, qualcosa spieghiamo ma molto impariamo.
Questa è una discussione con la massa, dunque da imparare
c'è moltissimo. Certo, è caotica. Non è
governabile. E' così democratica da risultare anarchica.
Col libro in mano mi sento come quel lettore con la Bibbia di
Gutenberg: è imperfetta, piena di errori di stampa, caratteri
che traballano, male allineati. Però è il futuro.
Letteratitudine. Il libro, vol. I (2006-2008), a cura di Massimo Maugeri, Azimut ed., Roma 2008, pagg. 280, euro 15,00