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Ferdinando Camon

 

Eluana: tra scienza e morale siamo senza guida

Quotidiani delle Venezie 5 febbraio 2009


 
Secondo il piano che l'ha portata a Udine, oggi dovrebb'essere l'ultimo giorno in cui Eluana riceve nutrimento. Da domani dovrebbe cominciare la lunga morte, che durerà da una a due settimane. Siamo all'addio. Ed è giusto che l'addio avvenga in silenzio, perché le opinioni di una parte e dell'altra non sanno spiegare niente.
Siamo oltre il limite della conoscenza scientifica e morale, siamo nel regno misterioso del dopo-vita ma non-ancora-morte, e in questo buio non esiste nessuna guida che ci accompagni. Brancoliamo. Perciò, credenti o atei, dobbiamo rispettare chi la pensa diversamente da noi. È sbagliata, in questa situazione che è al di là dell'umana sopportabilità, l'accusa e la condanna. È un problema troppo grande, ci scavalca e ci sovrasta. Ieri questo problema non sarebbe nato: Eluana sarebbe morta subito. Ma da oggi in poi questi problemi si moltiplicheranno: ieri la morte durava un attimo, da oggi ci sono delle morti che durano anni. Perché ieri c'era solo la morte naturale, da oggi sono venute le morti artificiali. Con la vita artificiale noi non prolunghiamo la vita, prolunghiamo la morte. È il problema che nasce è questo: la morte prolungata è vita o è morte?
Chi dice che è vita maledice chi dice che è morte, e viceversa. È questo l'errore, è contro questo che bisogna scrivere. "Fermate la mano assassina" dice un vescovo, "Non si può uccidere così una ragazza" dice il Vaticano, "Eluana è figlia di chi la ama, figlia nostra poiché noi vogliamo che viva, non è più figlia di suo padre, che la porta a morire", scrive un giornale. La morale cattolica ha una sua grandezza, è un bene dell'umanità, e la mia opinione è che senza quella morale l'umanità sarebbe peggiore. Considero infelice, come uomo prima che come cittadino, colui che respinge a priori un insegnamento solo perché viene dalla morale cattolica. Tuttavia trovo inspiegabile usare quelle parole, scaricare su un uomo piegato da 17 anni di sofferenze inaudite l'accusa di assassinare la figlia: ogni uomo, al suo posto, avrebbe cuore e mente al limite del crollo. Far parte dell'umanità vuol dire condividere le sofferenze degli altri uomini. Ma dall'altra parte si risponde: "Non è più viva da 17 anni", "È un vegetale": se non fosse viva si potrebbero espiantare gli organi, se è un vegetale noi stiamo piangendo un albero. Ma le suore che l'hanno curata in questi anni dicono che s'addormenta alla sera, apre gli occhi al mattino, deglutisce la saliva, e qualche medico assicura che l'emorragia che ha avuto alcuni mesi fa erano le mestruazioni che riprendevano. Noi non stiamo uccidendo una morta. Noi mettiamo termine a una vita che non è più vita. Il problema è se chi sta vivendo una vita non-più-vita sia ancora una persona. La "persona" può essere morta 17 anni fa. Lo dice Veronesi, lo dicono molti medici. Da ignorante, mi associo. Da uomo, dubito. Lo scollamento che separa il suo cervello dalla corteccia la separa dall'umanità: non ha più relazioni con noi. Ma quello scollamento non ci assicura totalmente sull'impossibilità di avvertire il dolore, può darsi che noi non ci accorgiamo della sua sofferenza, può essere un limite nostro, può essere un limite suo, ma può darsi che il suo organismo soffra la sofferenza, e il patire fame e sete è sofferenza, e acuta. Ho seguito i dibattiti fra i medici e gli scienziati, e non mi hanno sgombrato dal cervello questo dubbio. Se questo dubbio ha un fondamento, allora la sentenza che permette di procedere verso l'estinzione della vita non è soltanto la prima sentenza della nostra repubblica che condanna a morte, ma a una morte crudele. In tal caso, e sto dicendo una cosa blasfema, l'astensione della medicina dalle cure diventa più crudele di un intervento diretto per la fine della vita: una medicina che producesse in un attimo e senza dolore la fine dell'esistenza, sarebbe infinitamente meno dolorosa di questa medicina che produce la stessa fine ma in sette-quindici giorni e tra sofferenze diffuse in ogni cellula dell'organismo, perché l'organismo deve spegnersi ora dopo ora, cellula per cellula. No, non siamo in grado di discutere questo caso. Allontanando infinitamente la morte, la scienza ha corso molto più velocemente del diritto. Questo caso si ripeterà. Avremo sempre più Eluane. Siamo pieni di dubbi. Infelice la condizione di Eluana, infelice la condizione umana.

PS. Vedi le reazioni all'articolo tra i "Dialoghi con i lettori".

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