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Ferdinando Camon

 

Conclusioni sui negazionisti

Quotidiani delle Venezie 2 febbraio 2009


 
Le terribile frase: "C'è Auschwitz, dunque non può esserci Dio", è di Primo Levi, e si oppone drammaticamente alla triste polemica dei negazionisti lefebvriani, che non credono ad Auschwitz ma credono in Dio. Passato attraverso Auschwitz e sopravvissuto, Levi non smise di credere in Dio, ma si pose il problema. Quella frase la pronunciò a chiusura di una lunga conversazione che mi rilasciò pochi mesi prima di morire: quando gli mandai il testo perché lo approvasse (da allora è in un libretto, "Conversazione con Primo Levi, Guanda, che esiste anche in polacco, Edizioni del Museo di Auschwitz), a quella frase Levi aggiunse a biro una nota che dice così: "Non trovo una soluzione al dilemma. La cerco, ma non la trovo", ove la sequenza "non trovo - cerco - non trovo" sta a indicare una ricerca che non si conclude col non trovare, ma continua all'infinito. Non c'è dubbio che Levi voleva introdurre una prova della non-esistenza di Dio, da contrapporre alle prove dell'esistenza, per esempio quelle di Sant'Anselmo d'Aosta, che sono in tutte le storie della filosofia. Credo che le prove dell'esistenza i negazionisti lefebvriani, quel vescovo inglese che in questo momento lavora in Argentina, e il prete che sta nel trevigiano, le conoscano bene. Ma è stupefacente che ignorino e non affrontino la prova leviana della non-esistenza. Possono confutarla: i papi, da Giovanni Paolo II in poi, la confutano, ma l'hanno conosciuta e affrontata, Giovanni Paolo II è andato anche ad Auschwitz dove la prova si è, per così dire, incarnata. Nell'iter degli studi un prete e un vescovo dovrebbero fare i conti con questo problema, risolverlo o ritirarsi. Molti credenti lo hanno risolto. Altri si son ritirati. Ma quelli che lo ignorano, come i negazionisti, vuol dire una sola cosa: non studiano. E questo è il loro primo difetto.
Da sempre per negare l'esistenza di Dio si cita l'esistenza del male. E Auschwitz è il Male Assoluto. Il centro del Male Assoluto sono le selezioni, con cui tra la massa dei prigionieri si sceglievano quelli da mandare subito nelle camere a gas. Le selezioni sono raccontate dai sopravvissuti, Levi le racconta, come tutti i narratori della Shoah: sono dei testimoni. Dubitare delle selezioni vuol dire ignorare le testimonianze scritte. E questo è il secondo difetto dei negazionisti: non leggono.
Nel mondo sono ancora vivi alcuni che lavoravano alle camere a gas e ai forni crematori, uno vive vicino al prete negazionista di Treviso, e cioè a Venezia. Ha prestato la sua consulenza a chi gliela chiedeva, per film, servizi giornalistici, inchieste. I loro racconti sono rintracciabili ovunque, anche in Internet. Costoro erano destinati a servire la macchina delle esecuzioni di massa, e a venire sterminati a loro volta, affinché non potessero mai raccontare a nessuno. Ma l'Armata Rossa è arrivata più in fretta di quanto i tedeschi prevedessero, la fuga dei tedeschi è stata precipitosa, e questi testimoni son tornati, sono qui, parlano. E qui sta il terzo difetto dei negazionisti: non s'informano, anzi rifiutano le informazioni.
Il fatto che l'Armata Rossa sia arrivata prima del previsto ha portato anche un'altra conseguenza: in Auschwitz 1 negli appositi block son rimasti i barattoli dell'acido usato per uccidere, il Zyklon B, e si possono ancora vedere. Io li ho visti. Ora, se uno dubita dei giochi gladiatori, dove i prigionieri si ammazzavano tra di loro per la gioia dei romani, non ha che da andare a Roma e vedere il Colosseo. Se uno dubita del Zyklon B non ha che da andare ad Auschwitz a vedere i barattoli. E qui sta il quarto difetto dei negazionisti: non viaggiano.
Ma c'è anche un'altra testimonianza delle selezioni, e sono le fotografie. Molte SS fotografavano le scene delle selezioni, per riguardarsele a guerra finita dopo il ritorno a casa. Queste foto son finite sui libri di storia. Ce n'è una dove l'ufficiale selezionatore è dritto in camice bianco, davanti a lui la massa dei prigionieri nudi come vermi, gli passano davanti uno alla volta e lui fa un cenno con la mano, indicando a destra o a sinistra: "E quel cenno significava la vita o la morte per ciascuno di noi" (Levi). Queste foto si possono vedere sui libri della Shoah, io le ho viste. Ma evidentemente i negazionisti non guardano.
Loro dicono che le vittime sono relativamente poche, e non sono state uccise ed eliminate. Ma le macchine per ucciderle ed eliminarle ci sono ancora, e non sono né poche né piccole. A Mauthausen i forni sono subito dopo l'entrata, sulla destra, scendendo per un sentiero sottoterra. Ad Auschwitz 1 i forni sono sulla destra rispetto alla collinetta da cui il comandante faceva l'appello. Ci sono ancora. A Birkenau le camere a gas i tedeschi le han fatte saltare con la dinamite al momento della fuga, ma ci sono i ruderi, ammucchiati per terra: stanno a sinistra entrando, in fondo, dove termina la ferrovia che scaricava i prigionieri. C'eran notti in cui i treni scaricavano prigionieri a migliaia, e alla mattina non ce n'era più neanche uno. In Elie Wiesel c'è un punto cruciale per i credenti di ogni fede: la folla dei prigionieri vien radunata per assistere a un'impiccagione, un ragazzino ha rubato un pezzo di pane e deve morire. Tutti i detenuti si devono levare il berretto in segno di accettazione e di rispetto. Ma uno chiede: "Dov'è Dio?", e un altro risponde: "Non lo vedi? E' lì, impiccato". Si può anche credere che il Male Assoluto non ha ucciso Dio: il Cattolicesimo lo crede. Dopo di allora, una corrente dell'ebraismo non crede più che Dio sia onnipotente. Il Cattolicesimo non ha modificato la sua fede: Dio sa tutto, è tutto buono, e può tutto. E allora il Male Assoluto diventa una prova paragonabile alla Croce. E' la tesi di Ratzinger. Appena riammessi nel Cattolicesimo, i negazionisti lefebvriani ne sono già fuori. E' stato un errore levargli la scomunica: non tutti se lo meritavano.

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