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Ferdinando Camon


Com'è morto Pasolini

Quotidiani delle Venezie, 10 maggio 2005

Le nuove, fastidiose rivelazioni su com'è morto Pasolini, acutizzano nella nostra mente e nella nostra coscienza un dolore che non s'è mai placato. Tutti abbiamo dei sensi di colpa per quella morte. Democristiani e comunisti, cattolici e atei, omosessuali ed eterosessuali, scrittori e lettori. L'assassino di Pasolini, che all'epoca era minorenne, e che ha ormai scontato tutta la pena, è apparso in tv sabato scorso e ha capovolto la prima versione dei fatti. Allora, trent'anni fa, disse che Pasolini l'aveva aggredito e che lui s'è difeso, nella lotta il poeta-scrittore-regista è stramazzato  a terra e lui, rubandogli l'Alfa Romeo 1750, è passato con due ruote sul corpo steso a terra e gli ha spaccato due costole, le costole sono entrate nel cuore,  e la vita di Pasolini s'è fermata. Le corti che han giudicato l'assassinio non hanno mai dubitato della colpevolezza del ragazzo Pino Pelosi. Hanno però pensato, specialmente quella di primo grado, che ci fossero anche altri, con lui. Che sia stato un pestaggio collettivo. Un gruppetto di neofascisti avrebbe organizzato e attuato, sul poeta comunista (ma io direi cattolico-comunista incompreso dai cattolici e dai comunisti), una spedizione assassina. Le sentenze successive hanno sempre più velato la presenza dei complici. Se ci furono, non han lasciato tracce. E siamo all'oggi: oggi il ragazzo condannato per l'assassinio viene a dire che lui non è l'assassino, non ha ucciso Pier Paolo: era stato caricato in auto da Pier Paolo alla stazione Termini, sul lato di via Marsala, era stato portato a un ristorantino (Pier Paolo non mangiò ma pagò con un assegno, per anni il ristoratore esibiva l'assegno a chi voleva vederlo, adesso non più, perché un cliente gliel'ha rubato), da lì sulla radura spelacchiata e sporca di Ostia, e lì era avvenuto quel che Pasolini, onestamente, aveva chiesto fin dall'inizio: un rapporto sessuale orale, al prezzo di ventimila lire. Fin qui tutto bene, dicono le cronache. Ma non  è vero. Usare il corpo di un minorenne solo perché si è in grado di pagarlo è un crimine sessuale e sociale. Pasolini è la vittima di quella notte, stiamo scrivendo di questo. Ma aveva già fatto una sua vittima. E non lo dico da etero: se avesse preso e comprato una bambina minorenne, direi le stesse cose. Secondo la versione di trent'anni fa, consumato il rapporto, Pasolini insisté con un gioco che al ragazzo non piacque: e cioè (così mi raccontò Moravia) urtò il ragazzo sul coccige con la punta di un bastone. Il ragazzo s'infuriò. E cominciò la lotta. Secondo la versione di sabato scorso, invece, Pasolini si comportò "come un gentiluomo", ma finito tutto balzò fuori dal buio un branco di fascisti: uno picchiò e immobilizzò il Pelosi, altri due si buttarono su Pasolini pestandolo e fracassandolo con grida di "fetuso" e "sporco comunista". Pasolini urlava, Pelosi anche, gli assassini erano scatenati. Quando il poeta cadde, gli assassini scapparono, ma prima lanciarono al Pelosi l'ordine di non parlare, se no avrebbero ammazzato anche lui e i suoi genitori. E così Pelosi non fiatò per trent'anni. Parla oggi, perché i suoi genitori sono morti, e pensa che gli assassini siano morti anche loro, o siano stravecchi. Dunque, Pasolini morto per antifascismo, non  per omosessualità. Ucciso dallo Stato. Dai servizi segreti. Dalla DC.  Forse da Andreotti, che infatti dichiarò: "Se l'è cercata".

La polemica è feroce perché è feroce, implacabile questa esigenza: di mondare Pasolini dalla morte per omosessualità e consegnarlo alla storia come morto per antifascismo. La morte per antifascismo risponde a un bisogno degli amici di Pasolini, e non riesco a capire perché. Pasolini è stato tre volte mio padre (prefatore del mio primo romanzo, delle mie prime poesie, dedicò un saggio critico al mio primo libro di critica): gli voglio molto bene, ma non sento il bisogno di mondare la sua morte. E' morto come tante volte aveva rischiato di morire. La nuova versione di Pino Pelosi è enormemente inattendibile per tante, troppe ragioni, tutte gravi, determinanti, decisive. Fuggendo con l'auto, Pelosi passò sul corpo del poeta: ma per passarci sopra dovette deviare, una sterzata a sinistra, premerlo con due ruote, e poi sterzare nuovamente a destra, per imboccare la strada. Interrogato, si confonde: "Non lo so, ho sterzato, non ho sterzato, non lo so". In realtà con quella sterzata lui ha "deciso" la morte, e questa decisione non può non ricordarla. Chi ha ucciso, sa bene quando l'ha voluto, e come. La lotta sul corpo di Pasolini ebbe varie fasi e si svolse in vari posti, accanto all'auto, a trenta metri, a settanta metri. Nel primo posto fu trovato un anello di Pelosi. Lui lo riconosce. Con la prima versione, gli è stato sfilato nella colluttazione. Con la seconda versione, non riesce a dire perché gli sia caduto lì. Nel secondo posto Pasolini si fermò, si sfilò una maglietta, si asciugò il sangue. Una pausa. Negli scontri a due (i duelli) una pausa c'è spesso. Nelle guerre di branco, mai. E poi, prima si diceva che un branco di fascisti, in moto, seguì l'Alfa Romeo di Pasolini fino al campetto, per massacrarlo. Ma il benzinaro che faceva il turno di notte, su quella strada, non vide passare nessuna moto: la tesi del branco inseguitore non ha fondamento. Adesso salta fuori la tesi del branco già sul posto, in agguato, con Pelosi che faceva da esca: ma Pelosi non sapeva dove Pasolini l'avrebbe condotto, come avrebbe potuto informarne gli amici? E poi, che amici, se neanche li conosceva? In tv continuano a parlare di "bastone" usato da Pelosi, ma quello che è agli atti è una clava: con quella clava, la testa di un uomo si può maciullare, e maciullata era la testa di Pasolini, che in tv han mostrato all'una di notte. Chi sente il bisogno di far morire Pasolini per antifascismo sente il bisogno di trovare un colpevole per quella morte, un colpevole esterno, la polizia segreta, il partito della Chiesa, il governo, la Destra. Anch'io credo che la morte di Pasolini sia una morte per colpa. Anzitutto sua: non si gira di notte in auto per comprare minorenni. Ma anche nostra: è colpa di tutti se uno, perché omosessuale, deve consumare la sua sessualità così, di nascosto, in fuga, a pagamento, tra minacce continue (altre volte gli avevano spaccato il naso), in Italia e nel Terzo Mondo. Pasolini è stato utile a tutti noi, ha denunciato molti nostri problemi, politici, morali, sociali, ha condotto analisi, esposto denunce per noi. Noi non abbiamo fatto niente per lui. Noi cattolici, noi democratici, noi comunisti, noi moralisti, noi italiani l'abbiamo lasciato sprofondare nella vergogna. Il PCI l'ha espulso per indegnità, invece di capire che anche gli omosessuali sono vittime della società borghese. La Chiesa l'ha maledetto, mettendo l'omosessualità tra "i peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio". Il padre si vergognava di lui (ma ritagliava tutti i suoi articoli; a Casarsa, Pasolini è sepolto insieme con la madre, in una tomba doppia, una tomba matrimoniale; il padre sta da solo, distante). La psicanalisi non l'ha aiutato (è andato in analisi da Cesare Mulatti, ma dopo sette-otto sedute s'è ritirato). Queste sono le nostre colpe. Non l'abbiamo capito. Cerchiamo di capirlo adesso, e accettiamolo per quel che è stato. La sua scrittura grande era e grande resta. La sua vita è finita com'è finita. Pace.

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