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articoli » 22 ottobre 2006
INEDITO
27 agosto 2010, ore 17
Sì alla tessera del tifoso
Di Ferdinando Camon
Grande evento oggi: comincia il campionato di calcio. Sì, lo so, lo sport va nelle ultime pagine, ma è un errore nell’impostazione dei giornali: in realtà lo sport è tra gli argomenti che interessano di più i lettori. Il campionato che comincia oggi ha una novità: la tessera del tifoso. Voluta dalle autorità sportive e politiche, in particolare dal ministro Maroni, ferocemente contestata dai tifosi teppisti a cui vorrebbe bloccare l’accesso agli stadi: in quattrocento hanno manifestato contro il ministro. La tessera del tifoso dovrebbe metter fine a una delle più pesanti umiliazioni dell’Italia di fronte al mondo: la visione, nei tg sportivi, delle scene in cui i poliziotti scappano e masse urlanti di tifosi-teppisti li inseguono a sprangate sulla testa. La polizia rappresenta lo Stato. E lo Stato non può scappare di fronte a gruppi di cittadini che usano la forza. I cittadini che usano la forza contro lo Stato sono terroristi. Esiste in Italia un terrorismo degli stadi. La tessera del tifoso, una card dotata di chip, con nome e cognome del tifoso, da usare per ottenere il biglietto in trasferta, è un sistema che garantisce l’individuabilità dei tifosi che provocano disordini. E quindi la loro punibilità. Insieme con la tessera del tifoso, viene reintrodotta una norma scaduta, per negligenza delle autorità, da pochi mesi, la “flagranza differita”: un teppista, che spacca le teste agli avversari, può essere arrestato anche a distanza di ore dalla sua bravata, appena viene individuato nei filmati. Non importa se è già tornato a casa e sta facendo il buono. Il suo posto è in prigione.
Fatalità, le squadre più indietro con la preparazione delle tessere del tifoso sono Napoli e Lazio, che di quella tessera hanno più bisogno, perché hanno un tifo, come dire, più caldo. Non abbiamo dimenticato il cartello alzato anni fa dai tifosi della Lazio che diceva: “Onore alle Tigri di Arkan”. Arkan era il comandante delle truppe d’assalto serbe che conquistavano col ferro e col fuoco i villaggi musulmani, durante la guerra civile jugoslava: entrava nel villaggio in camionetta, gridava col megafono a tutti di andarsene, dopo di che faceva aprire il fuoco sui rimasti. Le sue “tigri” erano i tifosi più violenti della Stella Rossa di Belgrado: aveva capito che il passo tra il tifo scatenato e l’assassinio militare è corto, e lui lo fece fare a migliaia di seguaci. Grosse fette di tifosi della Lazio lo esaltavano. Tifosi o terroristi? Alzavano anche cartelli in cui minacciavano di mandare gli avversari ai “forni”. Uno Stato minimamente rispettabile non può tollerare queste nefandezze.
Se la Lazio, come il Napoli, non è al passo con la fornitura della tessera del tifoso, in via eccezionale è consentito ai tifosi che non hanno conti in sospeso con la giustizia di ottenere il rilascio di un permesso di trasferta. Questo dovrebbe garantire un inizio di campionato tranquillo, in cui il calcio sia calcio e non guerra.
Perché è diventato guerra? Perché non è più uno spettacolo estetico, una specie di arte per la massa, in cui chi vince vince una partita e chi perde perde una partita, e la posta in palio è l’onore: adesso in palio ci sono milioni di euro, la partita è una guerra, la squadra che perde fa precipitare la città che rappresenta, la vita in una città di serie A è una vita di serie A, in una città di serie B è di serie B. Le metropoli hanno oggi più squadre, come ieri avevano più colonne delle BR. Una partita persa è una settimana rovinata, un campionato perso è un anno rovinato. Perdere per un ciclo di anni vuol dire vita rovinata anche per i figli. Oggi, inizio del campionato, ci son troppi conti da saldare. La tessera del tifoso vuole che siano saldati sul campo, prendendo a calci un pallone, e non sugli spalti, tirando fuori i coltelli.
(fercamon@alice.it)